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'Le sconcordanze', il libro di Annalisa Almansi

'Le sconcordanze', il libro di Annalisa Almansi

'...Le sconcordanze emergono nelle parole con cui cerchiamo di comprendere un mondo che cambia e che le nuove generazioni abitano diversamente da noi. Riconoscerle significa accettare questa distanza e provare ad ascoltarla..'

Domenica, 20/09/2026

I ricordi di una vita emergono nel corso di una giornata che di particolare non ha nulla, essendo scandita dalle ordinarie attività quotidiane di una professoressa di filosofia in pensione. La doccia e la colazione, il supermercato e il pranzo, la pausa pomeridiana e la cena scorrono in compagnia del podcast in cui Gherardo Colombo racconta l’indagine sulla Loggia P2. Per la protagonista di “Le sconcordanze” - romanzo di Annalisa Almansi edito da ali&no e classificatosi nella cinquina finalista del Premio Letterario Nazionale Clara Sereni 2025 - ogni snodo dei fatti narrati dal magistrato diventa spunto cui agganciare riflessioni su momenti del proprio vissuto che ha attraversato i decenni delle lotte per le leggi a garanzia dei diritti delle donne e per l’attuazione della Costituzione. Il femminismo, la maternità e il lavoro sono state le scelte politiche e le direttrici lungo le quali ha camminato la generazione definita dei/delle boomer che ha voluto anche contrastare l’altra Italia, quella che operava per impedire lo sviluppo della democrazia. Giovani ieri al centro della scena pubblica e che oggi, anziani/e, non riescono a capire un mondo che ha tradito le loro aspettative vanificando tanto lavoro e impegno. Le figlie della protagonista ne sono l’esempio: come centinaia di migliaia di giovani hanno scelto di lavorare e vivere all’estero. Anche nel privato il declino si materializza attraverso la rarefazione delle relazioni con il marito e con gli amici di un tempo.
Dietro l’apparente banalità di una giornata che fugge via, le tessere di quello che è stato il mosaico di una vita all’insegna del ‘noi’ sono alla ricerca di una possibile ri-composizione in un quadro in cui il soggetto dominante è l’individuo e l’individualismo. Lo spaesamento della protagonista è oggi un sentimento diffuso che interroga milioni di donne e uomini cresciuti nel solco di certezze ormai demolite: l’Europa, la pace, i diritti, il femminismo. All’alba di un mondo caotico e incomprensibile, quella generazione fatica a collocarsi nel presente e interroga il suo vissuto.
Un libro intenso e soavemente sferzante, che invita a guardare un passato che forse non è tutto da buttare.

All’autrice rivolgiamo alcune domande per approfondire aspetti che nel libro ha voluto affrontare, ma prima di tutto le domandiamo: è un romanzo autobiografico?
No. Le sconcordanze non è un romanzo autobiografico. Alcuni episodi sono accaduti, altri no, altri diversamente. La protagonista condivide con me esperienze, domande e sguardo sul mondo, ma non coincide con me. È una figura narrativa che nasce da un flusso di coscienza che, nell’arco di una sola giornata, si dilata fino a contenere una vita intera.

Perché ha sentito il bisogno di riflettere su anni così lontani? A chi vuole rivolgersi in particolare?
Perché le parole con cui abbiamo imparato a capire il mondo non corrispondono più alla realtà che abbiamo davanti. Il tempo vissuto diventa storia comune che nello stesso momento racconta la vita di ciascuno in modo diverso da come l’ha vissuta. Chi ha attraversato gli stessi anni conserva ricordi differenti, e in quelle differenze si apre lo scarto che il romanzo indaga. Femminismo, lotte politiche, riforme, ma anche stragi, strategia della tensione, servizi deviati dello Stato, terrorismo- gli anni Settanta segnano una frattura. In nome di una astrazione velleitaria si colpivano simboli che erano persone. Emilio Alessandrini e Guido Galli, magistrati uccisi da Prima Linea, avevano avuto ruoli decisivi nelle indagini sulla strage di Piazza Fontana e nella lotta contro la destra eversiva. Mi rivolgo a chi ha vissuto quelle battaglie e oggi ne osserva gli esiti; alle donne che hanno visto le proprie madri portare le stimmate di un modello familiare che oggi, con una parola un po’ logora, chiamiamo patriarcale. Alle figlie e alle mie studentesse che considerano quelle conquiste un dato acquisito e ne misurano i limiti.

La vulnerabilità fisica e psicologica della protagonista, legata anche alla malattia, è simbolicamente associata al tramonto di un’epoca?
No. La malattia è un fatto personale vissuto in modo personale. Nel romanzo quella tra mente e corpo è una delle sconcordanze più profonde. Per la protagonista riconoscersi come corpo è sempre stato difficile. Quel corpo era rimasto per anni un dettaglio, un accessorio. Pensare, discutere, obiettare - tutto passava attraverso la mente. Solo la malattia la costringe a badargli. Una volta messo in salvo, ha convissuto a lungo con la paura di perderlo, o meglio, di perdersi al mondo, agli affetti, alla vita. Da allora l’apprensione per quel bambino trascurato, diventato un bullo minaccioso, non l’ha più lasciata. È una vicenda intima, non una metafora storica.

Infine il titolo. Cosa sono le “sconcordanze”?
Sono gli scarti che attraversano la vita della protagonista, tra generazioni, tra ciò che ricordiamo e ciò che siamo diventati, tra mente e corpo. Sono l’impronta lasciata dalla crisi, quando una frattura costringe a cercare una nuova forma di esistenza. Accettarle significa riconoscere la parzialità di ogni sguardo. Ritroviamo sconcordanze anche nelle ferite collettive. La protagonista partecipa con i suoi studenti a incontri di giustizia riparativa, dove la figlia di una brigatista siede accanto al figlio di un carabiniere assassinato. Dolori diversi si incontrano nella ricerca di un varco, di un patto possibile. È lo stesso movimento che attraversa il romanzo, ricucire ciò che altri, in un tempo diverso, hanno rotto. Borges lo racconta nell’incontro tra Caino e Abele nel deserto, quando Caino chiede perdono al fratello e Abele non ricorda più chi abbia ucciso chi. Una volta compiuto il male resta, non si cancella. Ciò non toglie che occorra aprirsi ad un tempo diverso. Le sconcordanze non si correggono. Emergono anche nelle parole con cui cerchiamo di comprendere un mondo che cambia e che le nuove generazioni abitano diversamente da noi. Riconoscerle significa accettare questa distanza e provare ad ascoltarla. È questo il filo sottotraccia del romanzo.
 

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