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Vittoria della campagna My Voice My Choice: l'Ue garantiesce l'aborto in sicurezza

Vittoria della campagna My Voice My Choice: l'Ue garantiesce l'aborto in sicurezza

Un milione duecentomila firme hanno 'convinto' il Parlamento e la Commissione europea ad accettare la richiesta di sostenere le donne nell'accesso all'IVG in sicurezza. Intervista a Marina Toschi di Agite

Mercoledi, 11/03/2026 -

Ci sono volute un milione e duecentomila firme e una mobilitazione a livello continentale, ma l’obiettivo della campagna My Voice My Choice è stato centrato: il 26 febbraio la Commissione europea ha riconosciuto per tutte le donne europee il diritto d’accesso all’aborto sicuro. Non è esattamente quello che la campagna chiedeva, ma è importante aver visto riconosciuto come diritto l’accesso sicuro all’interruzione volontaria di gravidanza e pazienza se - per ora - non è stato istituito un fondo specifico, come era stato richiesto. Gli Stati hanno ora come riferimento il Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+).

“È importante aver avuto il consenso prima dal Parlamento e poi dalla Commissione europea – osserva Marina Toschi di Agite (Associazione Ginecologi Territoriali) da sempre impegnata nei Consultori e nel garantire l’applicazione della legge 194 nei territori -. Ora dobbiamo vigilare affinché i fondi effettivamente vengano usati e usati bene. Ce n'è bisogno perché tante donne, anche in Italia, si devono spostare in altre regioni o in altri comuni per trovare strutture in cui poter effettuare in sicurezza l’IVG. Purtroppo quello che dovrebbe essere garantito in ogni ospedale e nei Consultori stenta ad essere un servizio garantito a livello territoriale, come previsto dalle leggi. Quindi è importante continuare a tenere alta l’attenzione per far sì che questa prima apertura della Commissione europea diventi qualcosa di utile per tutte le donne che hanno deciso di interrompere una gravidanza indesiderata”.

Il percorso di questa campagna è iniziato due anni fa e ha coinvolto centinaia di associazioni, tra cui circa 50 italiane, che hanno mobilitato migliaia di persone per raccogliere le firme allo scopo di pressare il Parlamento europeo.



La richiesta di My Voice My Choice all’Ue era di istituire un sostegno finanziario dedicato e gestito attraverso un meccanismo di solidarietà accessibile su richiesta dei singoli Stati membri nell’intento di garantire l’accesso all’IVG in sicurezza soprattutto dove non è ancora garantito o molto limitato. Da sottolineare che anche i Paesi che hanno una legge, come l’Italia, non riescono a soddisfare pienamente le richieste di aborto e si valuta che sono circa 20 milioni in tutta Europa le donne escluse mentre l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) segnala che sono circa 483mila gli aborti non sicuri ogni anno.

Nella sostanza d’ora in poi le donne che vivono in Paesi in cui l’aborto è proibito o molto ostacolato, potranno andare in altri Paesi e ottenere rimborsi delle spese sostenute. Sul versante simbolico e politico, invece, si tratta di un risultato molto importante, in considerazione delle pulsioni sovraniste che attraversano l’Ue in quanto si è affermata l’idea che l’Europa punta a garantire a tutte e tutti l’accesso ai servizi sanitari, anche in materia di diritti sessuali riproduttivi, quale è il diritto alla salute delle donne.


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