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Questi ragazzi hanno il diritto di essere felici

Questi ragazzi hanno il diritto di essere felici

La storia di Dario, padre di un giovane autistico che oggi affronta anche l’epilessia

Venerdi, 17/07/2026

«Non penso certo di essere stato il padre perfetto. Però di sicuro ci sono stato in questi anni. E questa è la cosa più importante.»
Forse è tutta qui la storia di Dario. Una storia che parla di autismo, di epilessia, di istituzioni spesso assenti e di battaglie burocratiche estenuanti. Ma soprattutto parla di presenza.
Quando si sposò, più di vent’anni fa, immaginava una vita familiare diversa. Dal matrimonio nacquero due figli: Stefano, oggi ventitreenne, e una figlia più giovane. La serenità familiare, però, si incrinò presto. La moglie soffriva di disturbo bipolare e, quando interruppe le cure, la convivenza divenne sempre più difficile. Dopo circa sette anni di matrimonio arrivò la separazione.
«Per me è stato un trauma importante. Avevo paura di non riuscire più a stare vicino ai miei figli come avrei voluto. Temevo di non poterli seguire e curare vivendo lontano da loro.»
Dario tornò a vivere dai genitori. Stefano era ancora piccolo e già da qualche anno era arrivata la diagnosi di autismo ad alto funzionamento, ma oggi, quando parla di suo figlio, la prima cosa che racconta non è la diagnosi.
«È un ragazzo estremamente positivo e comunicativo. Ama la storia, il cinema, la musica e lo sport. Ha tanti interessi ed è una persona molto gentile, sempre di buon umore, molto garbata. Per certi versi sembra quasi una persona di altri tempi.»
Tra le conquiste che ricorda con maggiore emozione non ci sono titoli di studio o risultati particolari, ma piccoli grandi passi che molte famiglie conoscono bene.
«Quando era piccolo aveva difficoltà a guardare le persone negli occhi. Con il tempo ha imparato a confrontarsi con il mondo che lo circonda. Ha abbandonato in gran parte le stereotipie e l’ecolalia. Sono stati traguardi importanti.»
Oggi Stefano frequenta l’università, si sposta autonomamente, porta a passeggio il cane, va in palestra e in piscina e collabora nelle faccende domestiche. La vita, tuttavia, ha riservato un’altra prova: a diciotto anni è comparsa l’epilessia.
«Negli ultimi anni ha avuto diverse crisi ed è seguito dal Centro Epilessia di Tor Vergata. Questa nuova condizione ha cambiato un po’ la sua vita e anche la nostra quotidianità.»
L’autonomia conquistata negli anni non è venuta meno, ma è diventata più fragile.
«Lasciarlo da solo è più complicato. Rimane sempre una certa preoccupazione per quello che potrebbe accadere se una crisi dovesse arrivare mentre è fuori casa. Ho paura che possa cadere o ferirsi.»
Stefano, però, ha reagito meglio di quanto il padre si aspettasse.
«La vive con serenità. Ha capito che è una condizione con cui deve convivere e si è adattato senza particolari problemi psicologici.»
Per Dario è diverso.
«Quando vedo mio figlio stare male provo un forte senso di impotenza.»
Eppure, guardando indietro, non parla di disperazione. Parla d’amore.
«Probabilmente ciò che mi ha aiutato è stato l’amore che provo per i miei figli e il desiderio di vederli crescere, diventare adulti e indipendenti.»
Accanto a questo amore affiora anche una riflessione più intima.
«Forse ho sentito anche un po’ di senso di colpa, per non essere riuscito a dare loro tutto ciò di cui avrebbero avuto bisogno dal punto di vista affettivo, considerando le difficoltà della loro madre.»
Nonostante tutto, il bilancio che fa della sua vita è sorprendentemente positivo.
Negli anni Dario ha incontrato Alessandra, la sua attuale compagna, che è stata per lui una presenza importante. Gli è rimasta accanto nei momenti difficili e continua ancora oggi a sostenerlo con affetto, rappresentando un punto di riferimento nella sua vita, che lo ha aiutato ad avere una visione nuova e più efficace non tanto delle difficoltà quanto delle potenzialità, del valore dei suoi figli e, soprattutto, di Stefano.
«Se da una parte ho avuto meno libertà personale e più responsabilità, dall’altra ho avuto la gioia e l’orgoglio di essere rimasto accanto ai miei figli. Di non avergli fatto mancare la figura paterna. Di essere riuscito a comunicare loro il mio amore.»
Quando gli chiedo che cosa abbia ricevuto da questa esperienza, la risposta arriva senza esitazione.
«Sono cresciuto insieme ai miei figli. Anzi, sono stati loro a farmi diventare l’uomo che sono.»
Se il racconto familiare è pieno di gratitudine, quello relativo ai servizi è molto più amaro.
«Dalle istituzioni sono stato aiutato veramente poco.»
Gran parte degli interventi terapeutici ricevuti da Stefano durante l’infanzia sono stati sostenuti economicamente dalla famiglia. Oggi il supporto per l’epilessia è adeguato. Molto meno quello per l’autismo.
«Quando si arriva all’età adulta i sostegni diventano quasi inesistenti» osserva Dario.
A questo si aggiungono le lunghe battaglie affrontate con l’INPS per il riconoscimento delle difficoltà del figlio.
«Mio figlio è considerato autosufficiente e non percepisce neppure l’indennità di accompagnamento.»
Il pensiero del futuro non è legato soltanto alla sua autonomia personale. La vera preoccupazione di Dario riguarda il mondo.
«Mi chiedo se le persone saranno capaci di comprendere le sue esigenze e il suo modo di vedere la vita. Mi preoccupa la capacità della società di integrare davvero persone che hanno modalità diverse di relazionarsi e di stare nel mondo.»
Quando si parla di Dopo di Noi, Dario non formula richieste straordinarie.
«Spero semplicemente di avergli dato gli strumenti per vivere una vita indipendente, soddisfacente e ricca di gratificazioni.»
E forse è proprio nelle sue parole finali che si trova il cuore di questa testimonianza.
«Questi ragazzi hanno il diritto di essere felici, di essere amati e di essere trattati come persone, non come malati. Bisogna riconoscere la loro ricchezza umana e le loro capacità. Non sono meno importanti delle nostre.» Poi aggiunge una frase che vale la pena conservare: «Forse la società non si rende conto della ricchezza, del valore umano, emotivo e sociale che questi ragazzi possiedono. Hanno sicuramente tanto da insegnarci.»
E ascoltando la storia di questa famiglia, è difficile non pensare all’impegno con cui Stefano costruisce ogni giorno la propria vita, con quella silenziosa capacità di giudizio che il padre gli riconosce. E, allo stesso tempo, è difficile non condividere la giusta preoccupazione con cui Dario guarda al mondo pensando a suo figlio.

Marina Morelli 

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