Ammpe Italia ha organizzato un incontro a Roma per mettere a confronto esperienze concrete nell'efficacia delle leggi e sui problemi nell'applicazione
AMMPE ITALIA, sezione italiana dell’Associazione Mondiale delle giornaliste e scrittrici (AMMPE WORLD), ha organizzato il convegno “Orfane e orfani dei femminicidi: vittime di seconda classe?”, che si è tenuto a Roma il 9 marzo presso la biblioteca del Senato della Repubblica alla presenza anche di alcuni parlamentari.
“L’importanza di contrastare la cultura maschilista e ogni forma di prevaricazione ancora presente nella società – è stata sottolineata dall’onorevole Andrea De Maria, che ha anche ricordato - la responsabilità di chi lavora nell’informazione e nella comunicazione”. Un elemento, questo, ripreso da Alba Kepi, presidente di Ammpe Italia, che ha aperto i lavori “ribadendo la responsabilità civile ed etica del giornalismo e della letteratura assumono nel raccontare le storie di femminicidio perché informare significa farlo con rispetto, profondità e consapevolezza, trasformando la cronaca in un atto di responsabilità sociale”. Entrando direttamente nel tema del convegno, ha aggiunto che “la letteratura ha la capacità unica di dare voce ai silenzi, alle paure e ai traumi dei bambini che restano orfani poiché attraverso le parole possiamo trasformare il dolore individuale in memoria collettiva, affinché la società comprenda fino in fondo le conseguenze della violenza domestica e costruisca una cultura della prevenzione e del rispetto”. Dal canto suo, la senatrice Valeria Valente, pur sottolineando la validità della legislazione italiana in materia, ha segnalato le molte criticità che sussistono nell’impiego dei fondi “spesso non utilizzati per difficoltà burocratiche” e la necessità “di rafforzare il sostegno alle famiglie affidatarie e garantire un supporto psicologico continuo”.
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