Maria Teresa Verardi: 'Esiste il diritto alla speranza?'
"..il diritto alla Speranza significa dare al mondo la possibilità e non l'illusione di sperare... in modo da non lasciarci sopraffare dalla Rassegnazione... "
Lunedi, 17/08/2026
Il Festival di Bioetica 2026 (Rapallo 4 e 5 settembre), giunto alla decima edizione, è organizzato dall'Istituto Italiano di Bioetica ed è dedicato al tema della SPERANZA; abbiamo intervistato la dr.ssa Maria Teresa Verardi.
'Esiste il diritto alla speranza?' è il tema di una delle sessioni previste nel giorno di apertura del Festival di Bioetica 2026. Poiché i relatori (Silvana Cagiada, Alessandro Nanni Costa, Hanz Gutierreza e Giorgio Macellari) hanno competenze professionali differenti, quale sarà il filo conduttore dei vari contributi?
Il filo conduttore nella nostra sessione è, secondo me, nella risposta affermativa al quesito, ovvero esiste il diritto a sperare in quanto principio etico, giuridico, costituzionale ma soprattutto un dovere morale collettivo a tutela della dignità umana, sia che venga analizzato nella cultura scientifica che in quella umanistica/teologica. Speranza equivale a POSSIBILITÀ. Il malato che spera di guarire dalla sua patologia affidandosi ai progressi della Medicina, il migrante che spera di trovare in un'altra destinazione una nuova vita, le popolazioni che subiscono la guerra e sperano di ritrovare la pace e nella visione teologica come quella Cristiana, la speranza nella figura di Gesù che ha vinto la morte ci ha donato la vita eterna. Possibilità che come dovere morale collettivo dobbiamo però cercare di rendere concreta.
Il titolo della sessione si conclude con un punto di domanda. Quindi non intende affermare, quanto piuttosto interrogare. Qual è la sua risposta? Per me il diritto alla Speranza significa pertanto dare al mondo la possibilità e non l'illusione di sperare, contrastando i sentimenti negativi (paura, tristezza, rabbia, solitudine, sfiducia) in modo da non lasciarci sopraffare dalla Rassegnazione. Sperare significa non arrendersi al male. Chiunque di noi è "bisognoso" e pertanto necessita di sperare. Immaginare un mondo senza Speranza vuol dire assistere a una vita che si spegne.
Quali sono gli aspetti che le relazioni affronteranno per dare una risposta alla domanda “Esiste il diritto alla speranza? Ecco, in sintesi, i vari contributi. Prof. Hanz Gutiérrez(Istituto Universitario Avventista – Istituto Italiano di Bioetica). “La lotta per la libertà e per i diritti che la garantiscono non è e non sarà purtroppo mai finita. Non solo ci troviamo di fronte a delle nuove forme di alienazione, ma le stesse formule risolutorie un tempo diventano esse stesse parte del problema. Purtroppo è ciò che è capitato con queste due nobili categorie: ‘Diritto’ e “Speranza’. I diritti continuano ad essere declinati nella prospettiva che li ha visti nascere, come diritti individuali e diritti razionali. E purtroppo la stessa cosa è capitato con la speranza. Questa è descritta in termini individualistici, come ‘speranza personale’, e in termini razionalisti, come ‘speranza ragionevole’. La sfida è quella di pensare oggi i diritti e la speranza in termini relazionali e in termini di dono. Bisogna chiedersi oggi, non tanto quanta speranza o quanti diritti, ma piuttosto quanto estensiva, quanto queste due esperienze si colleghino agli altri. Non è l’intensità ma l’estensione relazionale e di rete ciò che rende una vita migliore e più resistente”.
Dott Giorgio Macellari(Chirurgo senologo, Dottore in filosofia, Istituto Italiano di Bioetica/Lombardia). “Al quesito se esiste un diritto alla speranza la risposta giuridica è NO: né la Costituzione né i Codici lo contemplano. È invece SÌ dal punto di vista strettamente morale: non c’è ragione perché la speranza non possa essere sperimentata o lasciata sperimentare. Ma la domanda corretta è un’altra: sperare e indurre a sperare, per quanto sia lecito, è anche giusto?
Sperare significa assumere l’atteggiamento di attesa di un bene, che però appare arduo da conseguire e, allo stesso tempo, non impossibile. Si tratta di un sentimento universale nella specie umana, quindi per trovare una risposta è utile scomodare le neuroscienze. Le quali ci spiegano che la speranza nasce nei nostri macchinari neurobiologici come effetto di emozioni basiche: gioia/piacere, dolore, paura (di soffrire e di morire). Nel contesto medico la speranza può svolgere una funzione decisiva: quando si deve fronteggiare una malattia seria, se la posta in gioco è molto alta (la perdita della salute e anche la morte) e se l’incertezza della prognosi è elevata, diventa spontaneo appoggiarsi alla speranza come strumento per recuperare le energie necessarie.
Ma la speranza, in medicina, ha effetti collaterali: può far negare dati oggettivi avversi, minimizzare rischi o eccedere nell’ottimismo; può sospendere la vita in una perenne attesa; derubarci del presente; alimentare la rabbia; essere sfruttata per manipolare soggetti fragili e ottenerne l’obbedienza; aprire le porte al pensiero magico.
Quale alternativa si può indicare? Una possibile è puntare su obiettivi diversi dalla guarigione, ma realisticamente raggiungibili: controllare i sintomi; garantire una buona qualità di vita; dare la possibilità di concludere qualcosa di importante; non far mai mancare la percezione dell’accompagnamento; prevenire il senso di abbandono.
Sullo sfondo della questione giace comunque un vincolo medico: dire la verità. Il medico non può illudere con false speranze. E i malati non vogliono essere presi in giro. Un equilibrio può essere trovato nella ricerca di una “speranza realistica”. La sua logica è: non sperare che il futuro si conformi a ciò che desideri; preparati invece ad affrontare ciò che potrebbe accadere. Ma, così intesa, questa non sembra più una speranza”.
Prof. Alessandro Nanni Costa (Specializzato in Nefrologia, Allergologia e Immunologia clinica, già direttore generale del centro nazionale trapianti, è Membro del Comitato Nazionale della Bioetica).
Intende ripercorrere il diritto alla Speranza rispetto al tema delle liste di attesa per i pazienti e rispetto al tema delle sperimentazioni farmaceutiche per farmaci innovativi, cercando di vedere quali siano le situazioni reali, le aspettative dei pazienti e come poter concretizzare queste attese. Il diritto alla Speranza è di tutti, ma è nostra responsabilità avere strumenti concreti, affidabili, tracciabili per trasformare le attese in realtà.
Dottoressa Silvana Cagiada(Psicologa clinica, Psicoterapeuta, Istituto Italiano di Bioetica/Lombardia)
Intende descrivere il valore della speranza come risorsa. La speranza è l'attesa fiduciosa che si realizzi un futuro positivo. È l'elemento unificante che ci permette di credere nel cambiamento e di mantenere accesa la motivazione, anche quando la realizzazione dei nostri desideri, mossi spesso dall'immaginazione, sembrano irraggiungibili. Non c'è speranza senza paura: è una tensione emotiva,un rischio da percorrere. La solitudine positiva, scelta e vissuta bene, può aiutare a ritrovare fiducia e speranza nonostante le nostre fragilità e i momenti di crisi. Il contrario della speranza è la disperazione che significa sentirsi fermi, incapaci di trasformare la vita nella ricerca di senso. I bisogni superiori esistenziali ci aiutano ad orientarci nella vita (Piramide di Maslow, 1943-1954) attraverso una serie di manovre esistenziali, anche se poi, raggiunto l' obiettivo, sentiamo che i nostri desideri si rivolgono spesso altrove, più al senso della nostra vita. E ciò che ci soddisfa maggiormente è l'appagamento della nostra storia esistenziale che comprende oltre agli obbiettivi raggiunti, anche il percorso relativo all'accettazione della morte, a ciò che è inevitabile come parte della vita. Convertirsi alla Speranza è un cammino che può cambiare il proprio sguardo e il proprio punto di vista sullo scopo dell'esistenza.