Domenica, 29/03/2026 - Un cammino simbolico a piedi nudi nel centro della Capitale per lanciare un appello comune: madri israeliane e madri palestinesi chiedono la fine immediata della violenza e la presenza delle donne nei negoziati di pace perchè “nessuna decisione sul futuro dei nostri figli dovrebbe essere presa senza di noi” e anche nel rispetto della Risoluzione 1325 (nota come ’Agenda Donne, Pace e Sicurezza) approvata 25 anni fa dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
E' la Barefoot Walk: Mothers' Call for Peace, iniziativa che intende superare le frontiere per muoversi a livello globale invitando le donne di tutto il mondo a unirsi all’appello sollecitando i leader mondiali a porre fine al conflitto israelo-palestinese. Alla testa del movimento, cui hanno aderito decine di migliaia di donne e uomini dei due paesi, c'è la palestinese Reem Al-Hajajreh di Women of the Sun e l’israeliana Yael Admi di Women Wage Peace. Le loro organizzazioni sono candidate al Nobel per la Pace a Roma hanno incontrato Papa Leone XIV in Vaticano "per condividere il loro appello, già sostenuto da Papa Francesco nel 2024".
Le due rappresentanti, insieme, hanno spiegato il loro messaggio.
“Per generazioni le nostre comunità sono state lacerate da violenza e paura. Mentre le guerre continuano, le voci di chi paga il prezzo più alto - madri e donne - vengono sistematicamente ignorate ed escluse dalle stanze dove si decide anche il loro futuro e quello dei loro figli. Oggi diciamo basta, tutto questo deve finire. I nostri figli meritano scelte migliori che uccidere o essere uccisi. Da anni, e non senza rischi, siamo impegnate a costruire legami tra i nostri popoli perché il dialogo è l’unico modo per costruire una pace giusta e duratura. Questo obiettivo non è solo possibile: è essenziale per la sopravvivenza delle nostre comunità”.
Alyse Nelson, Presidente e CEO di Vital Voices, organizzazione internazionale non governativa che da oltre trent’anni promuove la leadership femminile a livello globale, ha dichiarato: “Vital Voices è orgogliosa di sostenere l’iniziativa Barefoot Walk: Mothers' Call for Peace, un movimento che abbatte confini e divisioni per unirsi di fronte al dolore provocato da conflitti e violenza e che coraggiosamente invoca nuove strade per garantire una pace vera e duratura”.
Il programma delle prossime Barefoot Walk è cospicuo, iniziative sono previste in varie città di tutto il mondo e "saranno organizzate strategicamente in concomitanza con i principali vertici internazionali, tra cui il G7 in Francia a giugno, queste iniziative portper portare un messaggio diretto ai leader mondiali: i negoziati di pace devono proseguire e devono includere le donne".
I dati dell’ONU
Secondo il rapporto "Donne, Pace e Sicurezza" 2025 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, una donna su cinque vive vicino a una zona di conflitto. Stime recenti di UN Women (l'ente delle Nazioni Unite per l'uguaglianza di genere) e del Segretariato Generale delle Nazioni Unite, evidenziano che le donne rappresentano ancora solo il 7% di chi è impegnato nelle negoziazioni e solo il 14% di chi ricopre ruoli di mediazione nei processi di pace ufficiali a livello mondiale. In Israele-Palestina, il numero è zero. Eppure le analisi dell’ONU dimostrano con i dati che includere le donne nei negoziati di pace aumenti del 35% la probabilità che gli accordi durino nel tempo.
L’iniziativa Barefoot Walk
La Barefoot Walk è un’iniziativa di Mothers’ Call, visione e missione congiunta del movimento palestinese Women of the Sun e del movimento israeliano Women Wage Peace. Si fonda su un appello che unisce donne e madri di entrambi i popoli nell'obiettivo di garantire sicurezza, dignità e un futuro ai propri figli. Il movimento è una partnership coraggiosa e radicata nelle comunità, nata dall'alleanza di due realtà con storie e vincoli politici.
IL TESTO COMPLETO DELL'APPELLO DI MOTHERS' CALL FOR PEACE
“Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel comune desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e per le generazioni a venire. Crediamo che la maggioranza delle persone dei nostri popoli condivida questo desiderio. Pertanto, chiediamo che i nostri leader ascoltino il nostro appello e avviino senza indugio colloqui e negoziati di pace, con l'impegno risoluto di raggiungere una soluzione politica a questo lungo e doloroso conflitto, entro tempi certi. Invitiamo i popoli di entrambe le nazioni – palestinese e israeliana – e di tutto il Medio-Oriente a unirsi a noi manifestando il proprio sostegno per la risoluzione del conflitto. Esortiamo le donne di tutto il mondo a schierarsi al nostro fianco per un futuro di pace e sicurezza, prosperità, dignità e libertà per noi stesse, per i nostri figli e per i popoli della regione. Chiediamo a tutte le persone di pace del mondo, giovani e anziani, leader religiosi, figure influenti, rappresentanti delle comunità, educatori e a chiunque abbia a cuore questa causa, di unire la propria voce alla nostra. Invitiamo i nostri leader a prestare ascolto alla voce e alla volontà dei popoli racchiuse in questo appello per risolvere il conflitto e raggiungere una pace inclusiva e giusta. Siamo determinate a svolgere un ruolo attivo nel processo negoziale fino alla sua conclusione positiva, in linea con la Risoluzione 1325 delle Nazioni Unite. Chiediamo ai nostri leader di dare prova di coraggio e lungimiranza per realizzare questo cambiamento storico a cui tutti aspiriamo. Ci stringiamo la mano con spirito di collaborazione e determinazione per restituire speranza ai nostri popoli”.
ALTRE DICHIARAZIONI
Leymah Gbowee, Premio Nobel per la Pace e fondatrice del movimento Women of Liberia Mass Action for Peace, ha dichiarato: “In Liberia, abbiamo dimostrato il potere delle donne nel porre fine a una guerra che gli uomini non sono riusciti a fermare. Donne cristiane e musulmane si sono schierate fianco a fianco, rifiutandosi di arretrare e pretendendo di essere ascoltate. Abbiamo costretto gli uomini armati a sedersi, ad ascoltare, a scegliere la pace. E quella pace ha resistito. Quello che stanno facendo queste madri palestinesi e israeliane mi riporta direttamente a Monrovia. Hanno lo stesso coraggio, la stessa incrollabile convinzione che la violenza non porterà mai a una pace duratura, la stessa determinazione a non consegnare il futuro dei propri figli alla paura. I leader globali devono riconoscere le donne come le vere artefici di ogni pace che valga la pena costruire. Quando le donne sono alla guida, la pace diventa possibile. Quando le madri si alzano, la storia si mette in movimento”.
Monica McWilliams, attivista per la pace in Irlanda del Nord, unendosi alla marcia, ha dichiarato: “Trent’anni fa, le donne entrarono in un processo di pace che aveva cercato di escluderle, cambiandolo per sempre. Ci siamo rifiutate di andarcene finché le voci delle nostre comunità, delle madri, di chi paga il prezzo dei conflitti, non sono diventate parte dell’accordo. E quella pace ha resistito. Le donne coraggiose che oggi marciano mi riportano direttamente in quella stanza. Lo stesso coraggio. La stessa determinazione. La stessa consapevolezza che senza le donne al tavolo non si costruisce una pace duratura, si prolunga il conflitto. Abbiamo dimostrato ciò che è possibile. Eppure, a distanza di una generazione, le donne continuano a essere escluse da questi processi. Il mondo non ha imparato la lezione. È tempo di stare al fianco di queste donne e chiedere di essere ascoltate”.
INFORMAZIONI SU VITAL VOICES
Da quasi 30 anni, Vital Voices Global Partnership investe nelle leader donne che affrontano le più grandi sfide del mondo. Siamo “venture catalysts”, identificando chi possiede una visione audace per il cambiamento e collaborando per renderla realtà. Amplifichiamo e acceleriamo il loro impatto attraverso investimenti a lungo termine, potenziando competenze, connessioni, capacità e visibilità delle leader donne. Dalla fondazione, Vital Voices ha costruito una rete di quasi 50.000 persone in oltre 180 paesi, che mettono il proprio potere al servizio degli altri e che, insieme, hanno il coraggio di immaginare un mondo equo per tutti.
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