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L'arte come atto di connessione in dialogo con il passato e il futuro. Intervista a Carla Castaldo

L'arte come atto di connessione in dialogo con il passato e il futuro. Intervista a Carla Castaldo

"..l’artista che considera il femminile un archetipo, una dimensione dell’umano. Non è un destino biologico ma una postura interiore..."

Giovedi, 19/02/2026 - Architetta di formazione e poi artista, Carla Castaldo interpreta il suo fare arte come una trasfigurazione poetica, un atto di connessione che dialoga con il passato e il futuro per un possibile mondo migliore. Il suo modo di narrare del sovrapporsi delle forme, delle linee e dei colori nel percorso creativo e della ricerca della più splendente luminosità dell’oro a legare i simboli dei suoi segni è un vero rito magico ,” ....un navigare nell’infinito per scoprire nuovi universi – scrive nel suo catalogo riferendosi all’opera Riflessi di Luce – l’oro e il tripudio delle cromie parlano di rinascita : è il messaggio di pace che porto sempre con me” (pag. 78) e ancora a pag. 42, per l’opera Il Giorno che Verrà : “Voglio credere nella rinascita dell’essere umano”. A partire da "Il Sogno di Bisanzio", il dialogo con Carla arricchisce, apre visioni, nutre di serena saggezza inducendo a riflettere sui tanti dubbi che ci attanagliano ed anche, con più criticità, sul femminile.

"Il sogno di Bisanzio" raccoglie le tue ultime 28 opere nate tra il 2022 e il 2024. Un titolo che apre alla magia dell’arte, una magia nera, una magia bianca la tua, come descrive Paolo Levi nel bellissimo saggio critico introduttivo al catalogo. Nel tuo mondo di artista scandito da un tempo e da un segno lieve ma denso di simboli, significati, colori che affondano e si amalgamano nella solarità dell’oro, splendente in ogni creazione, se, quanto, dove, come, perché è presente l’elemento magico? Magia è donna?
RL’elemento magico è presente in ogni mia produzione perché, quando creo, varco il confine del reale e mi immergo in mondi altri, dove colori segni e profumi mi parlano di un’Essenza Divina immanente, oltre ogni religione.Io cerco di trasmettere i messaggi che ricevo. Quindi  l’elemento magico presente nelle mie opere non è un’utopia astratta, ma un orientamento verso dove andare.
Il mio simbolismo dischiude varchi. Apre fessure nella tela del reale, per far filtrare significati più profondi. Cioè, i simboli funzionano come portali e i colori e le forme, che sembrano quotidiani, aprono a dimensioni interiori, spirituali o archetipe.
Direi che il mio operare è una forma di trasfigurazione poetica, dove l’elemento complice – un colore, un oggetto, una forma – diventa un ponte verso un altrove. Con le mie opere desidero parlare di un mondo migliore senza predicarlo, ma mostrandolo in filigrana.
Indico la speranza non come sentimento passivo, ma come forza attiva, invito all’azione, alla responsabilità, alla cura reciproca.
Cerco di costruire comunità, non mondi solitari. Il mio è un invito a riconoscersi.
Tu mi chiedi se la magia sia donna. La magia, quando viene raccontata, spesso assume un volto femminile. Forse perché il femminile, come archetipo, incarna alcune qualità che noi associamo spontaneamente al mistero. Io penso che la magia – quella che crea mondi, che apre possibilità, che trasforma – sia di chi la sa vedere.

Ritornare alle radici per scoprirne il senso, la verità celata e come perdura fino ai nostri giorni. È un ulteriore elemento della tua ricerca artistica. Quanto è importante esserne coscienti?
Io penso che il ritorno alle origini per scoprirne il senso sia fondamentale per andare avanti. La consapevolezza delle proprie origini è una delle forze più trasformative che abbiamo a disposizione. Non perché ci obblighi a guardare indietro, ma perché ci dà un punto di appoggio da cui slanciarci in avanti. Non è nostalgia, non è ripiegamento; è un atto di lucidità. È come tornare alla sorgente, per capire da dove nasce il fiume che stiamo attraversando. Quindi esserne coscienti è importante, perché le origini danno la direzione. Inoltre, la consapevolezza consente di superare schemi, paure o desideri che appartengono al passato.
Il passato da solo è memoria, il futuro da solo è proiezione. Il senso del ritorno alle origini nasce quando li metti in dialogo.
Le origini sono per me un luogo simbolico: sono immagini, gesti, storie, colori che ci hanno formato e, riconoscerli, permette di trasformarli, di farli evolvere. La speranza, la condivisione, la compassione – temi che sento miei – hanno bisogno di una base chiara. E la consapevolezza delle origini è quella base. In fondo, essere coscienti delle proprie origini significa non camminare al buio, ma con una lanterna che illumina sia ciò che è stato. sia ciò che può ancora diventare.

Il tuo impegno di artista è un impegno etico e una testimonianza civile. Dei temi affrontati – che spaziano dalla responsabilità individuale a una ricerca di una personale libertà di pensiero e di critica, dal coraggio di affrontare i propri limiti alla decisionalità delle scelte – ne parli riferendoti ad accadimenti storici (guerre, conflitti, violenze) ma anche a leggende, alla sapienza popolare, alla tua visione del mondo. È un percorso artistico/formativo che penso determini un modus femminile di abitare la vita. Che ne pensi?
Il mio modo di creare e di pensare ha una forte risonanza con ciò che molte tradizioni chiamano il principio femminile. Ma, ritengo, che non sia esclusivo delle donne. Il femminile, come archetipo, è una dimensione dell’umano. Ci sono uomini che vivono e creano così e donne che non lo fanno. Non è un destino biologico, è una postura interiore.
Il mio modo di creare è un atto di connessione. È un gesto profondamente femminile nel senso simbolico: ricucire ciò che è stato separato, dare voce a ciò che rischia di perdersi, trasformare la memoria in futuro.
In sintesi il mio modo di abitare la vita non è femminile perché sono donna, ma perché attingo a un principio di cura, di connessione, di profondità simbolica che molte culture hanno rappresentato attraverso il femminile.

"Il sogno di Bisanzio" non è un libro solo di immagini; queste sono introdotte da una tua riflessione e dal bozzetto che precede la realizzazione dell’opera. Trovo questa modalità vicina a quella di una partitura musicale che rincorre l’armonia attraverso il lavoro del fare artistico. Penso sia un modo di svelarti con più trasparenza come artista, concordi? Ed è un racconto di condivisione emozionale che ritrovo nel linguaggio di altre donne artiste. Che ne pensi?
Sì, concordo. La scelta di rappresentare nel libro ogni opera con una mia riflessione, un bozzetto e l’immagine finale non è un modo per spiegare l’opera, è un modo per invitare chi la osserva ad addentrarsi nel mio processo creativo. Far vedere come nasce un’emozione e come si trasforma in forma, colore, gesto.
A mio avviso questo modo di procedere crea un legame più umano, più diretto, più caldo.
Il bozzetto non è solo un prima: è una finestra nella mia intenzione originaria. Mostrandolo permetto all’osservatore di vivere il mio percorso: come nasce un’idea, come si evolve, cosa resta, cosa cambia e quali emozioni guidano la mia mano. È un modo di dire: “Ecco, questo è il mio cammino. Vuoi camminare con me?”
Io non voglio spiegare il quadro, ma parlare delle emozioni che lo hanno generato. Le mie parole lo accompagnano, lo rendono più accessibile, perché non tutti hanno gli strumenti per leggere un simbolo, un colore, una composizione. Desidero che la mia voce sia una guida che apre con discrezione porte, invece di chiuderle.
Penso che la comprensione di un’opera offra la strada della comunicazione, della connessione, della cura.

La donna è la chiave di volta per andare incontro a positivi cambiamenti. Lo hai affermato in varie interviste. Perché? Quanto il tuo essere donna ha pesato nella tua ‘carriera’?
Per troppo tempo le società hanno privilegiato un modello di leadership basato su competizione, forza, controllo, gerarchia, visione lineare del progresso, con conseguenze drammatiche per l’intero pianeta. Oggi la situazione, a livello mondiale, è allarmante per la presenza di innumerevoli conflitti, disuguaglianze, violenze, prevaricazioni. Se ci soffermiamo sulla gestione del potere nei secoli, sia in ambito civile che religioso, osserviamo che, tranne rarissime eccezioni, gli uomini sono stati i soli detentori dei posti di comando. Alle donne sono stati affidati ruoli secondari. Ancora oggi, anche nei paesi definiti più evoluti, non è stata raggiunta la parità di genere. Il diritto alla diversità deve diventare prassi normale, non più lotta politica o argomento da salotto intellettuale.
Io penso che il mondo vada abitato in modo diverso, ponendo al primo posto cura, ascolto, cooperazione, visione circolare, attenzione alle relazioni, capacità di tenere insieme complessità diverse. Tutte qualità maggiormente presenti nell’universo femminile. Perciò ritengo che un cambiamento di gestione a favore delle donne potrebbe essere trasformativo: emergerebbero soluzioni nuove, più inclusive, più lungimiranti. Potremmo davvero assistere a un cambiamento significativo.
Il mondo ha bisogno di un equilibrio diverso.
Tu mi chiedi quanto il mio essere donna abbia pesato nella mia carriera. Il mio essere donna mi ha portato a sviluppare una particolare fermezza per far valere i miei diritti. È stato un percorso che mi ha fatto crescere e che considero una risorsa. Prima della mia attività artistica ho svolto a lungo la professione di architetto esclusivamente nell’ambito delle opere pubbliche che, specialmente agli inizi degli anni ottanta (quando ho iniziato), era considerato di appannaggio maschile. Nel mio cammino sono sempre stata fedele al principio di Gandhi – sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo – e oggi, a distanza di tanto tempo, guardando indietro, osservo con molta soddisfazione i risultati raggiunti.

Parlaci del tuo prossimo lavoro futuro e se c’è del tuo sogno nel cassetto.
Il mio prossimo progetto sarà una mostra dedicata all’8 marzo, “Giornata Internazionale della Donna”. Con questo evento non voglio celebrare la donna in astratto. Il mio obiettivo è sottolineare i diritti ancora da conquistare. Vorrei creare momenti di riflessione e rivendicazione. E ho già individuato, a supporto di questa iniziativa, figure dell’universo maschile che, con il loro impegno, hanno testimoniato e testimoniano un costante sostegno per il raggiungimento della parità di genere, valorizzando il ruolo della donna nella società e mettendo in luce quanto il lavoro rappresenti uno strumento fondamentale di autonomia, dignità e crescita.
La manifestazione avrà il Patrocinio del Console del Benin a Napoli, dottore Giuseppe Gambardella, che da molti anni si prodiga con successo per il miglioramento di quel Paese e, in particolare, della condizione femminile.
Inoltre, il mio sogno nel cassetto – che spero di realizzare presto – è creare, con Paolo Levi, un blog dedicato alla bellezza. Un luogo di dialogo autentico e sincero, capace di raggiungere un pubblico ampio e partecipe.


Carla Castaldo – Cenni biografici
Architetta, ha operato nell’ambito delle opere pubbliche. Di particolare interesse la lunga attività di restauro in Costiera Amalfitana e quella di collaudatrice in corso d’opera e definitiva per conto della Cassa per il Mezzogiorno e della Metropolitana di Napoli. Nel 2011 sente il bisogno di intraprendere un cammino d’introspezione: frequenta primo e secondo livello Reiki e, successivamente, si dedica allo studio della cultura andina incaica e preincaica, che la porta a vedere gli eventi sotto una luce di ampio respiro spirituale. Nella ricerca artistica sperimenta materiali e tecniche rielaborandoli. La sua produzione spazia dai dipinti su tavola a quelli su porcellana, alle sculture in lamina d’ottone, a quelle in terracotta, ai gioielli. Ha esposto nelle più importanti città italiane ed estere. Tra queste: Napoli, Montecarlo, Piacenza, Venezia, Torino, Londra, Milano, Bologna, Berlino, Bruges, Roma, Perugia, Dubai, New York, Baden-Baden, Spoleto, Firenze, Miami, Parigi, Palermo, Salerno, Bagheria, Mantova, Siena, Barcellona, Brindisi. Ha esposto ad Art Basel Miami 2024, punto nevralgico del mercato americano e mondiale. Con le sue mostre ha organizzato marce per la pace a: Venezia (Palazzo Bollani), Roma (Villa Doria Pamphilj – Villino Corsini), Napoli (Castel dell’Ovo). Con le sue opere ha organizzato eventi per non vedenti. Ha venduto ad aste internazionali. Ha ricevuto premi internazionali. È presente in numerosi cataloghi d’arte. Tra questi: L’ Atlante dell’Arte Contemporanea 2024, Start Group Corporate Patron of The Metropolitan Museum of Art di New York – Sezione Internazionale, Giunti Editore; art basel, MIAMI BEACH_ DECEMBER 6 – 8, 2024 CURATED BY STEFANIA PIERALICE E DANIELE RADINI TEDESCHI, Start Edizioni; CAM n. 61, Editoriale Giorgio Mondadori, 2025; l’Atlante dell’Arte Contemporanea 2025/2026, Giunti Editore e Gruppo Start Corporate Member of The Museum of Modern Art (MoMA).
Di particolare rilevanza il volume "Il sogno di Bisanzio", con saggio critico di Paolo Levi, Editoriale Giorgio Mondadori, 2025.



 

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