Giovedi, 09/04/2026 - “Mamma, non sono sacrifici. Sono i tuoi obiettivi.”
Rosanna era ancora una ragazzina quando disse questa frase a sua madre. Costanza la ricorda come una rivelazione. In quelle parole c’era già tutto: un legame, una direzione, un modo di stare nel mondo.
Laureata in filosofia, per molti anni ha insegnato materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado. Ma è stato essere madre di Rosanna, una ragazza con sindrome di Down, a cambiare davvero il suo sguardo, anche sulla scuola.
Per Costanza la scuola smette di essere un luogo che misura e seleziona e diventa uno spazio che accoglie, accompagna, riconosce.
Rosanna oggi è una giovane donna determinata, ironica, curiosa. Ama la musica, il teatro, la danza. Sta nelle relazioni con naturalezza. Il suo percorso è stato più lento, fatto di passaggi graduali, di conquiste tenaci. E proprio per questo ogni traguardo ha un peso diverso.
“Rosanna mi hai insegnato il valore dei tempi dilatati, della pazienza, della tenacia. Ricordo quando preparava uno spettacolo di teatro: provava e riprovava la stessa scena, senza stancarsi, e ogni volta ci metteva qualcosa in più.”
Uno sguardo che, poco alla volta, è entrato anche in classe.
Per Costanza nessuno studente è uguale a un altro. Nessuno apprende allo stesso modo. Nessuno ha gli stessi tempi.
“La scuola deve essere un luogo in cui ciascuno possa trovare il proprio spazio e il proprio modo di apprendere. Rosanna me lo ha insegnato anche nelle piccole cose: quando imparava qualcosa di nuovo, aveva bisogno che qualcuno credesse davvero in lei.”
Da qui nascono i suoi libri: antologie per la scuola media, costruite con mappe, schede, percorsi differenziati. La città dei libri e delle emozioni e Felice mente, pubblicate da DeA Scuola. Non semplici adattamenti, ma un modo diverso di pensare la didattica.
Un lavoro riconosciuto dall’Associazione Italiana Dislessia (AID), che ha indicato queste antologie come la prima e unica in Italia totalmente inclusiva secondo i principi dell’Universal Design for Learning.
Ma per Costanza il punto è altrove.
“L’inclusione non riguarda solo alcuni. Riguarda tutti.”
Perché ogni classe è fatta di differenze visibili e invisibili, di fragilità e risorse che emergono solo se qualcuno sa guardarle.
Intanto la vita cambia. Si complica. Il marito è a sua volta una persona fragile, e così l’equilibrio familiare. Accanto a Rosanna c’è la sorella maggiore, Mariangela, presenza solida, riferimento affettivo.
La preoccupazione per il futuro resta. Come per molte madri.
“La preoccupazione c’è. Ma cerco di restare nel presente.”
Guardando indietro, la traiettoria è chiara. Rosanna non ha solo cambiato la sua vita di madre. Ha trasformato il suo modo di insegnare. Di pensare la scuola. Di stare nelle relazioni.
E forse è proprio qui che sta la lezione più grande.
Non avere paura della complessità.
Credere nelle possibilità di ciascuno.
Rosanna, quando qualcosa non la sa, dice spesso:
“Scusa, questa cosa non la so, non l’ho studiata a scuola.”
In quella semplicità c’è una verità che la scuola dovrebbe ricordare più spesso: non tutto si misura, non tutto si impara allo stesso modo, ogni percorso ha il suo tempo.
E che, a volte, sono i figli a insegnarci come si guarda davvero il mondo.
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