Mentre in Italia si discute se inserire il concetto di consenso nella norma penale che punisce la violenza sessuale, Gisèle Pelicot racconta la sua vita non come vittima ma come sopravvissuta alla violenza.
Venerdi, 27/02/2026 - Tra tanti titoli che poteva scegliere per raccontare la sua vita, Gisèle Pelicot ha scelto quello più inaspettato: “Et la joie de vivre” (pubblicato in Italia da Rizzoli col titolo “Un inno alla vita”, 2026). E per quanto incredibile possa sembrare a chi già conosce la storia che Gisèle va a raccontare, dalle sue parole emerge davvero la joie e la voglia di vivere ancora, nonostante tutto il male che questa vita e che l’uomo della sua vita le ha riservato. E in fondo, forse, essere felici e felici di vivere è l’unica vendetta possibile contro chi cerca di annientarci. «Non sono morta. Ho ancora fiducia».
In Francia la storia di Gisèle ha in effetti prodotto un cambiamento nella legge: il parlamento francese ha approvato una norma che introduce nel codice penale una definizione di stupro fondata sul consenso/consentement: i rapporti sessuali sono considerati stupro in assenza di un consenso “libero e informato, specifico, preventivo e revocabile”, e il consenso “non può essere desunto dal solo silenzio o dalla sola assenza di reazione della vittima” (Loi n. 2025-1057, del 6 novembre 2025, «modifiant la définition pénale du viol et des agressions sexuelles»). Inoltre – a seguito di una condanna da parte della Corte Europea dei diritti umani – la Francia ha modificato anche il suo codice civile, specificando che il dovere coniugale di comunità di vita «non crea alcun obbligo per gli sposi di avere relazioni sessuali» - escludendo così un implicito consenso matrimoniale -, e che l’assenza o il rifiuto di rapporti intimi non possono fondare la pronuncia di divorzio per colpa.
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