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Guardare con occhi di donna non è guardare 'al femminile' ma è chiedersi chi manca dalla foto

Guardare con occhi di donna non è guardare 'al femminile' ma è chiedersi chi manca dalla foto

Presentato il libro di Maria Rosaria Pelizzari 'Invisibili protagoniste. Sguardi di genere nella storia sociale e culturale'

Martedi, 25/08/2026

Nell’ambito degli incontri che l’associazione IrpiniaMia organizza in agosto a Trevico (AV - paese natale del regista Ettore Scola), è stato presentato l’interessante libro della prof.ssa Maria Rosaria Pelizzari Invisibili protagoniste. Sguardi di genere nella storia sociale e culturale (Milano, FrancoAngeli 2026).
A dialogare con l’autrice, il prof. Franco A. Meschini che, dopo aver portato i saluti della presidente dell’associazione prof.ssa Maria Raffaella Calabrese De Feo, ha ricordato come la storia delle donne, ormai oggetto di innumerevoli studi e di cui il libro è un’autorevole e preziosa espressione, sia nata dalla confluenza di una rivoluzione storiografica, che ha le sue radici nell’Ottocento e la cui più compiuta teorizzazione è stata frutto della cosiddetta scuola delle “Annales”, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso (che ha ampliato l’indagine storica a tutto ciò che ha a che fare con l’essere umano, non solo i grandi avvenimenti e grandi personaggi ecc, ridiscutendo lo statuto stesso di fonte storica) e della rivoluzione femminile in tutte le sue espressioni, che a seguito delle rivendicazioni femministe si è interrogata sulle cause (storiche) della condizione femminile; sicché una storia delle donne è stata possibile sia con l’abbattimento di alcuni ostacoli epistemologici sia con la presa di coscienza delle donne stesse. Il libro analizza la marginalità, non solo come luogo di sofferenza e oppressione, ma come uno spazio di resistenza e di visione critica.
C’erano. Eppure non si vedono. Hanno curato, scritto, combattuto, insegnato, creato. Eppure sui libri di storia compaiono a malapena. La Pelizzari nel suo Invisibili protagoniste ci costringe a guardare negli spazi vuoti. Perché l’assenza delle donne non è stata un caso. È stata una scelta. L’invisibilità non è sinonimo di assenza. È il risultato più riuscito di un potere che decide chi merita di essere ricordato.
Come dice l’autrice salernitana il libro «racconta di donne, di uomini, di vicende e di questioni accomunate dall’essere state a lungo relegate nell’ombra di una storia tradizionalmente dominata dai grandi eventi e dai grandi personaggi. Attraverso i loro vissuti emergono le diseguaglianze di genere, i pregiudizi sociali e i processi di “invisibilizzazione” che hanno contribuito a plasmare storia e memoria collettiva. Ogni capitolo rappresenta una tessera diversa: un caso di studio, un'epoca, una specifica vicenda umana. il disegno complessivo risponde alla medesima urgenza: riscrivere la memoria collettiva per rendere visibile ciò che la storia ufficiale ha nascosto o, meglio, non ha saputo scorgere».
Ma partiamo da lontano. Anno 1000, Scuola Medica di Salerno: c’è una donna che scrive trattati sulla salute femminile che verranno usati per 500 anni. Si chiama Trotula. Oggi quanti la conoscono? Pelizzari la cita proprio per questo: le donne e la scienza non è un ossimoro. Lo è diventato dopo. Quando la ragione e la scienza sono state definite maschili, tutte le altre voci sono scivolate nel margine. Invisibili, ma presenti.
Saltiamo all’Ottocento. Mentre si discute di Nazione, c’è un deputato, Salvatore Morelli, che in Parlamento chiede il voto per le donne. E ci sono migliaia di donne che durante la Resistenza non portano solo i pacchi. Sono staffette, organizzatrici, combattenti… erano protagoniste, ma la storia le ha raccontate come "aiuto".
Il problema non è che cosa hanno fatto, è con quali parole le abbiamo raccontate.
Il libro poi ci regala volti: le "acrobate" che tengono in equilibrio lavoro e casa, le eroine come Eleonora, "donna virile", e Luisa, martire senza volerlo.
Le "brigantesse": fuori dai ruoli, per amore o per forza. E la domanda che fa male: la violenza è donna? Sono tutte storie che dicono la stessa cosa: quando una donna esce dal copione, o diventa mito... o viene cancellata. E ora arriviamo a noi, all’Intelligenza Artificiale. Pelizzari ci avverte: se chi progetta l’IA è quasi sempre uomo, rischiamo di codificare di nuovo la stessa invisibilità. Con algoritmi al posto dei libri di storia le "invisibili" di ieri rischiano di diventare i "dati mancanti" di domani.
Già Carol Gilligan, in Con voce di donna, aveva rilevato che per secoli abbiamo scambiato "la voce maschile" per "la voce universale". Una voce attenta alle regole, non alle relazioni.
E forse è questo il lavoro che ci tocca oggi: imparare a guardare con occhi di donna. Per nominare. Per ricordare. Per non farci più sparire. Invisibili ma non insignificanti.
Così si chiude il libro di Pelizzari. E forse è qui il punto. rendere visibili queste protagoniste non è un atto di gentilezza verso il passato. È un atto di giustizia per il futuro. Perché finché continueremo a raccontare la storia al maschile, continueremo a pensare che certi spazi non siano "da donne". Nominare è il primo passo per esistere perché esiste anche un’etica della cura, un modo di pensare relazionale che la storia ha bollato come "debole".
Ecco: guardare con occhi di donna non è guardare "al femminile". È guardare intero. È chiedersi chi manca dalla foto. Guardare la storia con questa voce cambia tutto. Non aggiunge capitoli. Riscrive il libro.

Maria Paglia

Maria Rosaria Pelizzari
Invisibili protagoniste. Sguardi di genere nella storia sociale e culturale
(Milano, FrancoAngeli 2026), 197 pp
 

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