Se ne è andata a 87 anni una grande capitana d’azienda. Fu determinante per il successo della multinazionale del cioccolato Ferrero, con sede ad Alba. Il mio ricordo della città e della Fondazione Ferrero
Sabato, 14/02/2026 - All’età di 87 anni si è spenta la presidente onoraria di Ferrero International, Maria Franca Fissolo, chiamata affettuosamente “la regina di Alba”. Una vita dedita al lavoro, al fianco del marito, il magnate Michele Ferrero (scomparso nel 2015), il quale seppe trasformare una fabbrica di campagna in una multinazionale tra le più conosciute e quotate al mondo.
In queste ore si moltiplicano i messaggi di cordoglio ed i ricordi legati alla signora Ferrero, personalità discreta, ma incisiva, che ha guadagnato il rispetto di tutta la comunità albese, per l’umanità, la generosità e la vicinanza con cui ha sempre trattato i dipendenti dello stabilimento Ferrero.
La premier Giorgia Meloni, tra l’altro, sul suo account X ha scritto: «Oggi ci lascia Maria Franca Fissolo Ferrero, una donna discreta e determinata che ha accompagnato, con intelligenza e visione, una delle storie imprenditoriali più straordinarie d’Italia, accanto a Michele Ferrero. Ho avuto il piacere di incontrarla nel 2018 e di conoscere da vicino la sua umanità, la sua sobrietà e l’impegno concreto portato avanti attraverso la Fondazione Ferrero, che negli anni ha sostenuto migliaia di persone e famiglie. Con la sua scomparsa l’Italia perde una figura che ha rappresentato con eleganza e riservatezza un modello di impresa che crea valore senza dimenticare la comunità. Alla famiglia Ferrero rivolgo, a nome mio e del Governo, il più sentito cordoglio».
I funerali si sono svolti presso il Duomo di Alba il giorno di San Valentino 2026, sotto una pioggia battente che sembrava riflettere lo stato d’animo dei partecipanti. All’uscita del feretro, la città, riunita nella piazza antistante, ha tributato un lunghissimo e caloroso applauso a questa donna gentile e speciale, capace di ascolto e di grande umanità. Data la grande affluenza, per l’occasione sulla piazza è stato approntato un maxischermo al fine di consentire a più persone di prendere parte al funerale.
Nata Levaldigi, frazione di Savigliano il 21 gennaio 1939, Maria Franca Fissolo frequenta il liceo classico e la scuola per interpreti a Milano, venendo poi assunta in Ferrero nel 1961. Parla fluentemente il francese, l’inglese e il tedesco ed ha solo 22 anni. Nell’unica intervista concessa nella sua vita a Mario Calabresi, per il Corriere della Sera, Franca Ferrero si racconta così: «Mai avrei pensato che in pochi mesi la mia vita sarebbe cambiata completamente. Uno dei primi giorni mi chiamano ai piani alti e mi dicono che la traduttrice, che veniva da Milano e faceva l’interprete da quindici anni, non stava bene e andava sostituita subito perché stava per cominciare una riunione. Ricordo ancora l’imbarazzo e il timore che avevo: era un incontro in cui si doveva decidere un importante acquisto di cacao, c’erano persone che venivano dall’Africa e altre da Londra. Tutto andò liscio e alla fine Michele Ferrero si girò verso di me e mi disse: “È andata bene, complimenti”».
Pochi mesi dopo Franca e Michele sono marito e moglie. Dalla loro inossidabile unione nascono due figli: Pietro e Giovanni. La coppia vive in una villa sulla collina di Altavilla, che guarda dall’alto tutta la città di Alba e che Michele sceglie perché da lassù “si vede bene la fabbrica”. Dopo alcuni anni trascorsi a Montecarlo, dove Michele Ferrero si spegne nel 2015, Franca ritorna ad Alba.
Grandi successi e grandi soddisfazioni professionali, ma anche l’immenso dolore per la morte prematura dell’amatissimo figlio Pietro, deceduto a 48 anni a causa di un malore a Camps Bay, sobborgo di Città del Capo, durante un allenamento in bicicletta. La sua scomparsa suscita una vasta eco in Italia e anche all’estero.
Nota per la sua proverbiale discrezione, la famiglia Ferrero ha accumulato un patrimonio enorme, dando lavoro a migliaia e migliaia di persone ed impegnandosi in azioni filantropiche, come quella di donare cinque milioni di euro per la costruzione del nuovo ospedale di Alba. Franca Ferrero ha sempre lavorato ed operato lontano dai riflettori, impegnandosi in azioni di grande portata sociale che le sono valse riconoscimenti prestigiosi, come il premio della National Italian American Foundation negli Stati Uniti ed il titolo di Cavaliere di Gran Croce al merito della Repubblica Italiana.
Lascia il figlio Giovanni, la nuora Paola e cinque nipoti.
“Noi non tradiremo mai Alba, perché qui ci sentiamo a casa”, ha detto in un’occasione pubblica Giovanni, che vive da anni a Bruxelles con la famiglia, e che ha vissuto anche negli Stati Uniti durante gli anni giovanili, quando studiava Marketing.
Scrivendo questo pezzo mi è tornato nell’animo l’affetto che ho avuto per Alba, città nella quale ho soggiornato per lavoro per un triennio.
Non ho mai conosciuto la signora Ferrero, ma ho ascoltato il figlio Giovanni parlare negli incontri pubblici, se non ricordo male alla Fondazione Ferrero e, forse, anche al Teatro Sociale.
Magari ho visto anche lei a passeggio sulla via Maestra oppure a teatro, ma sono passati diversi anni da quel dì e, ripeto, all’epoca non l’ho mai conosciuta di persona.
Ma ricordo perfettamente la stima e l’amore che tutta la città ha sempre avuto per questa famiglia, come ricordo bene, ancora oggi, l’odore di cioccolato che si leva dallo stabilimento Ferrero e che inonda in maniera assai gradevole tutta la città. Avevo fittato un appartamento a Via Paruzza, e l’odore arrivava fin sul mio balcone (mentre invece, lungo Via Maestra, mi inebriavo di quello dei tartufi).
Ricordo che tutti, ad Alba, compresa una cuoca siciliana che abitava vicino a me, mi hanno sempre parlato di quanto lavoro la famiglia abbia dato agli abitanti delle Langhe e che tutta la città aspiri a diventare parte di quella realtà, per gli stipendi dignitosi, i numerosi benefit, le ferie generose.
Ricordo l’asilo montessoriano nei pressi della fabbrica ed i pullmann messi gratuitamente a disposizione per le trasferte dei dipendenti da e verso la fabbrica.
Ricordo i bei pomeriggi passati alla Fondazione Ferrero, sulla cui porta d’ingresso, entrando, si trova la scritta “Lavorare Creare Donare”. Ricordo le tante iniziative, le mostre, gli incontri culturali di grande spessore ed eleganza. I pomeriggi in cui mi perdevo nelle letture di cose del Piemonte e di Langa e magari bevevo un caffè a prezzo stracciatissimo al bar della Fondazione. Ricordo che curiosavo tra gli ambienti di questa bella struttura, i cui servizi sono tutti a beneficio di dipendenti ed ex dipendenti: laboratori di artigianato, palestra, biblioteca, mediateca… Io non ero iscritta, in quanto né dipendente e né ex dipendente, ma emigrata da una città del Sud per lavorare nella capitale delle Langhe ed in tutt’altro ambito.
I servizi della Fondazione sono per gli iscritti, ma le iniziative culturali sono a beneficio dell’intera città.
Nessuno lì mi ha mai invitato ad uscire in quanto non iscritta, anzi, sono stata sempre ben accolta in quegli ambienti meravigliosi, dove l’accuratezza, gli spazi, la pulizia, la bellezza di ogni particolare, fanno sentire bene chi li frequenta.
Per cui, anche non essendo io né piemontese, né albese, mi sento oggi di dire: grazie, Franca, grazie Michele Ferrero.
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