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Da 'Lunatika' a 'Permette signorina?'. Intervista alla fondatrice, Giulia Massarelli

Da 'Lunatika' a 'Permette signorina?'. Intervista alla fondatrice, Giulia Massarelli

'Lunatika' nasce con l’idea di creare spazio per il talento femminile e per riequilibrare una presenza troppo spesso marginale nei vari campi artistici. I progetti e gli appuntamenti di aprile e maggio a Roma

Domenica, 19/04/2026 - 'Lunatika' è un luogo dove trasformare un’opportunità individuale in una possibilità collettiva per giovani artiste. Un progetto musicale in evoluzione continua, cresciuto nel tempo fino a diventare un luogo dove musica, poesia e parola si incontrano per creare spazio e opportunità. Ne parliamo con Giulia Massarelli, la sua fondatrice.

Partiamo dall’inizio: nel 2020 hai creato 'Lunatika' come contest musicale dedicato alle cantautrici emergenti. Era un periodo molto difficile, il Covid, la paura, la chiusura in casa, la mancanza di contatti e di movimenti. Com’è nata 'Lunatika' e qual è stata l’intuizione iniziale?
'Lunatika' è nata da un bisogno molto semplice, quasi fisico: uscire, rivedere le persone, ritrovare un contatto. Era l’estate del 2020, un momento strano per tutti. Venivamo da mesi di chiusura, paura, distanza, e io sentivo fortissimo il bisogno di ricostruire uno spazio vivo, reale, dove potersi incontrare di nuovo attraverso la musica.
L’intuizione è arrivata anche da una constatazione molto concreta: mi rendevo conto che circa l’80% dei concerti di artisti emergenti che vedevo e ascoltavo a Roma era composto da progetti maschili. Nello stesso periodo, però, stavo conoscendo tantissime artiste, musiciste e cantautrici bravissime, con un mondo enorme da raccontare, che però vedevo salire molto meno spesso sul palco. Da lì è nata l’idea: creare un contest musicale dedicato alle cantautrici emergenti. Non solo una serata, ma uno spazio in cui potessero esibirsi, conoscersi, confrontarsi e sentirsi parte di qualcosa. Il 30 settembre 2020 ha preso vita la prima serata di 'Lunatika Contest', oggi rinominato 'Permette Signorina'. All’inizio era un esperimento, una risposta istintiva a un vuoto che vedevo intorno a me. Poi, col tempo, è diventato molto di più: un progetto, una comunità, una rete.

Oggi 'Lunatika' è diventata molto più di un contest. Tra 'Lunatika Records', 'Lunatika Factory' e i vari format, qual è il filo rosso che tiene tutto insieme?
Il filo rosso sono sicuramente le donne, l’arte e la gentilezza. Le donne, perché 'Lunatika' nasce con l’idea di creare spazio per il talento femminile, non in contrapposizione a qualcuno, ma per riequilibrare una presenza che troppo spesso viene data per marginale o secondaria. L’arte, perché tutto quello che facciamo parte da lì: dalla musica, dalla parola, dalla poesia, dal racconto. 'Lunatika' non è solo un contenitore di eventi, ma un luogo in cui linguaggi diversi possono incontrarsi e contaminarsi.
E poi la gentilezza, che per me è un valore molto concreto. Significa costruire ambienti in cui le persone si sentano accolte, ascoltate, rispettate. Significa creare opportunità senza perdere umanità. Credo che 'Lunatika' sia cresciuta proprio così: tenendo insieme palco e relazione, talento e cura, ambizione e comunità.

Il contest oggi si chiama 'Permette signorina': cosa è cambiato rispetto alle prime edizioni?
È cambiata soprattutto l’esperienza. Il tempo aiuta molto: ti permette di capire cosa funziona, cosa va custodito e cosa invece può evolvere.
In sei edizioni il contest ha attraversato tanti palchi, tanti locali, tante artiste e tante storie diverse. Il format, nella sua struttura, è rimasto fedele all’idea iniziale: dare spazio alle cantautrici emergenti, permettere loro di esibirsi, conoscersi e mettersi in gioco.
Quello che è cambiato è il modo in cui la comunità intorno al progetto è cresciuta. Negli ultimi due anni, per esempio, la giuria delle preselezioni è composta anche dalle cantautrici che hanno partecipato alle edizioni precedenti. Per me è un modo vivo per mantenere un legame nel tempo. E soprattutto mi sembra giusto così: chi meglio di loro può conoscere l’emozione, la tensione e la bellezza di salire sul palco di 'Permette Signorina?'

'Lunatika Poetry Slam' e 'SPHERIKA' ampliano molto il linguaggio del progetto. Come dialogano tra loro musica, poesia e podcast?
Dialogano attraverso un tema comune, che ogni format interpreta con il proprio linguaggio. Per me è stato importante trovare un filo conduttore capace di tenere insieme musica, poesia e podcast senza forzarli. Ad esempio, nel 2026 il tema che attraversa 'Lunatika' è 'Linee spezzate', inteso però in senso positivo: non solo come frattura, ma come possibilità di cambiare direzione, ricominciare, trasformarsi. 'Permette Signorina' lo racconta attraverso le canzoni e le voci delle cantautrici. 'Lunatika Poetry Slam' lo porta nel corpo della parola, nella poesia detta ad alta voce, nell’urgenza del palco. 'SPHERIKA' invece lo approfondisce attraverso il podcast, quindi con un tempo più intimo, più riflessivo, più narrativo. Sono linguaggi diversi, ma parlano tra loro perché partono dalla stessa domanda: come si può raccontare una trasformazione? E ogni format prova a rispondere a modo suo.

L’obiettivo è molto concreto: creare opportunità reali per il talento femminile. Cosa significa, nella pratica, andare oltre la semplice “visibilità”?
Andare oltre la visibilità significa non fermarsi al “ti do un palco” o “ti faccio un post”. La visibilità è importante, certo, ma da sola non basta. Un’opportunità reale nasce quando un’artista sente di non essere sola. Quando capisce che al suo fianco ci sono altre artiste al suo stesso livello, con le sue stesse fragilità, la stessa voglia di crescere e la stessa necessità di essere ascoltate.
Per me 'Lunatika' serve anche a questo: creare rete, creare forza, creare connessioni. Significa fare in modo che un incontro non finisca quella sera, ma possa diventare una collaborazione, un’amicizia artistica, un nuovo progetto, una possibilità.  La cosa più bella è quando le artiste continuano a cercarsi anche dopo il contest. Lì capisci che non hai creato solo un evento, ma uno spazio che resta.

Quali sono le difficoltà più grandi che oggi incontrano le artiste emergenti e in che modo 'Lunatika' cerca di rispondere a queste sfide?
Una delle difficoltà più grandi è sicuramente trovare spazio per esibirsi. Ma non perché manchino fisicamente i luoghi. Il punto è che spesso mancano spazi di ascolto vero, partecipato, attento. Per un’artista emergente non è importante solo salire su un palco. È importante trovare davanti a sé persone disposte ad ascoltare davvero, a restare, a farsi attraversare da quello che sta accadendo.
Quest’anno l’impegno di 'Lunatika' è stato proprio questo: cercare location non necessariamente grandissime, ma capaci di creare vicinanza. Luoghi in cui il pubblico non sia distante, distratto o di passaggio, ma presente. Credo che questa dimensione più raccolta aiuti molto. Permette alle persone di conoscersi, riconoscersi, stare vicine e contaminarsi. E per chi fa arte, soprattutto all’inizio, questo può fare davvero la differenza.

Parli spesso di “relazioni” e “reti”. Quanto è importante la dimensione collettiva in questo lavoro?
La dimensione collettiva è alla base di tutto. 'Lunatika' non è mai stata solo un palco o una rassegna di eventi. È un luogo di incontro. E da alcuni incontri nati dentro 'Lunatika' sono venuti fuori progetti, collaborazioni e contaminazioni tra musica e poesia.
Fare rete, però, per me significa anche guardare oltre il proprio progetto. Significa creare connessioni con realtà simili, che lavorano nella stessa direzione e condividono gli stessi valori.
Quest’anno, per esempio, sono molto felice della connessione nata con 'Dinamica Contest', anch’esso dedicato alle cantautrici. Credo sia importante non chiudersi, ma allargare il campo, moltiplicare le occasioni, dare sempre più spazio alle artiste.
Alla fine la rete serve proprio a questo: trasformare un’opportunità individuale in una possibilità collettiva.

Mi hai detto che 'Lunatika' è un po’ come una figlia. Com’è cambiato nel tempo il tuo rapporto con questo progetto?
Questa domanda mi ha fatto sorridere, perché è proprio così: 'Lunatika' è un po’ come una figlia. E credo che, in fondo, lo sarà per sempre. È bello vederla crescere e crescere insieme a lei. Nel tempo è cambiata, si è trasformata, ha trovato nuove forme, nuovi linguaggi, nuovi spazi. E in qualche modo anche io sono cambiata con lei.
Forse è proprio questo il motivo per cui non riesco a farne a meno. 'Lunatika' è una delle cose che mi fa sentire più viva, perché sento che condividiamo la stessa anima: la cura, l’urgenza di creare spazio, il bisogno di mettere in relazione le persone attraverso l’arte.
E questa cosa la vedo ogni anno, soprattutto a fine edizione. Quando mi fermo, guardo quello che è successo, le artiste che si sono incontrate, le emozioni che sono passate sul palco, le connessioni che si sono create. Lì capisco che 'Lunatika' non è solo un progetto che porto avanti: è qualcosa che continua a crescere anche attraverso le persone che lo attraversano.

Se dovessi immaginare 'Lunatika' tra cinque anni, come la vedi, come speri che diventi?
C’era una persona che una volta mi disse di sognare in grande. E io, in effetti, un sogno grande ce l’ho. Mi piacerebbe che 'Lunatika' diventasse una vera e propria residenza artistica, un luogo capace di accogliere artiste da tutto il mondo. Uno spazio in cui fermarsi, creare, scrivere, suonare, incontrarsi, contaminarsi.
Non solo eventi, quindi, ma un luogo fisico e simbolico in cui l’arte femminile possa trovare tempo, ascolto e possibilità.
Per il momento continuo a far crescere i format, un passo alla volta. 'Permette Signorina', 'Lunatika Poetry Slam', 'Spherika' sono già pezzi di questa visione. Poi magari, prima di arrivare alla residenza, nascerà qualcos’altro. 'Lunatika' mi ha insegnato proprio questo: spesso le cose più belle arrivano mentre stai costruendo la strada.

Il prossimo appuntamento di 'Lunatika'?
Siamo al giro di boa, quindi le occasioni non mancano. Il prossimo appuntamento sarà il 23 aprile con l’ultima semifinale di 'Lunatika' 'Poetry Slam', presso il Palco APS, in via Lavinio. Poi, il 26 aprile, registreremo live una puntata di 'Spherika', il nostro podcast, presso l’art gallery di Alfredo Tramutoli in via Cimone e il 6 maggio ci sarà l’ultima semifinale di 'Permette Signorina' da Batu in via Monte Lepini.
Insomma, 'Lunatika Factory' in questo momento è molto viva… Segnate le date. Spero davvero di vedervi a uno di questi appuntamenti!
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Giulia Massarelli, nata a Terni, vive a Roma dove si occupa di comunicazione, eventi e musica. Laureata con lode in Filologia Moderna alla Sapienza, frequenta il Master in Comunicazione e Marketing Politico ed Istituzionale presso la LUISS School of Government. Ha ideato e diretto progetti artistici come 'Lunatika Factory', promuovendo talenti femminili attraverso contest musicali e poetici. Esperta in comunicazione, è stata Project Manager per SaniDays e Event Manager per Rome Future Week. Ama creare format originali, coniugando cultura e intrattenimento.

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