"... il Capo mi si è avvicinato, con passo così felpato che non lo avevo sentito arrivare..."
Sabato, 07/02/2026 - Questo tardo pomeriggio di metà ottobre, ancora così luminoso, mi induce a desiderare che non tardi ad arrivare l’orario di uscita dall’Ufficio. Percorrerò a piedi la strada per un lungo tratto, non prenderò la metro, non avrò nessuna fretta di tornare a casa, bighellonando e alzando gli occhi a guardare l’incredibile blu cobalto del cielo prima che trascolori nel buio della sera, quasi che con il mio passo calmo io abbia il potere di farlo durare più a lungo quel blu cobalto, ricordandomi anche del “folletto” di cui il professore di storia dell’arte a scuola ci parlava, mettendoci in guardia dal fidarsi, narrandoci l’origine del termine kobold dal tedesco antico, che si riferiva a folletti che si credeva sostituissero i minerali preziosi con quelli inutili, appunto il cobalto con l’argento.
Chissà se gli orecchini che ho, ne ho diverse paia, più che d’argento non siano invece di cobalto! Quando sarò a casa, cercherò di saperlo, farò di tutto per riuscire a leggere la scritta quasi invisibile che su ognuno vi è incisa, ammesso che ci riesca. Chissà quanti inganni ci sono destinati e a volte nemmeno ce ne accorgiamo e persino li indossiamo!
Ma adesso meglio non pensarci, questo pensiero non mi toglierà certamente il piacere, tornando a casa a piedi, di respirare a pieni polmoni e lungo la via lanciare anche uno sguardo alle vetrine dei negozi, magari soffermandomi anche su quell’inaccessibile foulard di una nota marca che ha una gradazione di blu, quella propria delle vetrate rinascimentali istoriate col blu cobalto. Mi sarebbe piaciuto tanto continuare a studiarle quelle vetrate, ma essendosi presentato, dopo il diploma, l’occasione di questo lavoro in Ufficio, non avrei potuto rinunciarvi, poiché la mia famiglia, per dirla tutta, non naviga nell’oro e neppure nell’argento.
Il lavoro in Ufficio mi piace, ho anche da poco chiesto di poter fare degli straordinari e la mia richiesta è stata subito accettata. Anche oggi mi sono trattenuta in Ufficio per fare due ore in più. La maggior parte degli altri sono già usciti, in Ufficio siamo rimasti in pochi, io nella stanza accanto a quella del Capo dove mi ha da poco trasferita, gli altri pochi ai loro desk in altre stanze.
A volte, durante lo straordinario, viene al mio desk il Capo e si china sulla schermata del mio pc, si sofferma sui dati da me approntati e, ogni volta, mi rivolge parole di apprezzamento, mi dice che sicuramente meriterò un aumento di stipendio se continuo così.
Anche oggi in questo tardo pomeriggio di ottobre così luminoso, mentre ero intenta al mio desk a terminare un foglio Excell, il Capo mi si è avvicinato, con passo così felpato che non lo avevo sentito arrivare. Tutto bene? – mi ha domandato. Bene, sì – ho risposto col capo ancora chino sul display del pc, di lì a poco avrei terminato e sarei andata via.
È stato in quel momento che ho sentito il suo fiato rovente sul collo e le sue mani addosso. Sono rimasta di sasso, d’un tratto s’è fatto buio, come fosse calata una notte cieca, essendosi perfino la luna, le stelle, le costellazioni avvoltolate in un panno nero, non tollerando di guardare quello che stava accadendo.
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