Login Registrati
‘Noi e Mr. Carson’, il racconto di Matilde Tortora

‘Noi e Mr. Carson’, il racconto di Matilde Tortora

Mercoledi, 06/05/2026 - Chi di noi non ha mai calcato le tavole di un palcoscenico?
"Oh, oh spazzacamin / ho freddo, ho fame / la mia mamma ho abbandonato” cantai alla recita della quinta elementare, con finta fuliggine sul volto e sulle mani, scomponendo e rigando di lacrime la finta fuliggine e sbirciando che tra il pubblico ci fosse mia madre che, certo, io non sarei mai stata costretta dall’indigenza ad abbandonare e, d’altronde i camini da un bel dì s’erano dotati di moderni sistemi di pulizie.
Eppure, nei giorni in cui ci preparammo alla recita, assieme ad alcuni di altre classi, in quel tempo, se pur breve, ebbi compagne nuove, ebbi anche ovviamente nuovi compagni e da uno di loro in modo particolare, mi sentivo attratta. Ovviamente quel palcoscenico, improvvisato alla meno peggio, non era a Londra ed io non ero Alice Neal la giovane cantante amata silenziosamente da Mr. Carson, che si esibiva in coppia con la sorella in un teatro di secondo ordine.
A quel tempo nulla sapevo, né potevo sapere della serie televisiva inglese 'Dowton Abbey' che era di là da venire nelle intenzioni del suo ideatore Julian Fellowes e Mr. Carson ancora non esisteva, per quanto si possa dire esisteva per un personaggio ancora era tutto da essere ideato e che sarebbe stato portato sullo schermo dal bravissimo attore Jim Carter.
Eppure, in quei giorni della fine della scuola elementare io fui in un certo qual modo anche Mr. Carson.
E, come me, chissà quanti lo sono stati.
Forse che l’arte non è anche la capacità di avere regole e procedimenti (ma anche ovviamente di liberarsene come ogni arte nuova ha fatto e continua a fare), un prendersi cura del mondo, cercando di arginarne le fratture, in qualche modo persino risanandolo?
Mr. Carson si prende cura ininterrottamente del funzionamento di una grande magione che sembrerebbe un mondo se pure circoscritto al castello abitato da una aristocratica famiglia che vive in una fittizia dimora inglese nello Yorkshire nella serie che è ambientata fra il 1912 e il 1926.
A mio avviso non è solo un escamotage, uno dei tanti che gli sceneggiatori, in primis lo stesso Julian Fellowes, hanno messo in atto per introdurre se pure brevemente nuovi personaggi, l’aver inserito Charles Grigg assieme al quale Mr. Charles Carson in gioventù aveva calcato le tavole dello stesso palcoscenico in cui si esibiva Alice Neal con la sorella, essi allo stesso tempo esibendosi in coppia di cantanti ballerini che non a caso si erano denominati The Cheerful Charlies (Gli allegri Charlies).
Il prescelto da Alice fu Grigg.
Mr. Carson, dunque, era stato un artista, aveva sperimentato delusione in amore, forse per questo pure aveva abbandonato quel mondo. Diviene, dopo una lunga gavetta fatta a 'Dowton Abbey', il maggiordomo. Un impeccabile maggiordomo. Che, tra l’altro, si interfaccia più volte con un altro personaggio, Joseph Molesley interpretato da Kevin Doyle, che è inizialmente un maggiordomo, ma poi scende ad altri ruoli, valletto e perfino cameriere, costretto ad un percorso inverso, un personaggio che appare a volte anche comico per la sua goffaggine, uno destinato a fallire sempre ma di grande cuore che a volte mi ha portato alla mente alcune scene di Buster Keaton.
Va da sé che io poi tante volte, negli anni, anche a Molesley mi sia sentita assai prossima.
 

Lascia un Commento

©2019 - NoiDonne - Iscrizione ROC n.33421 del 23 /09/ 2019 - P.IVA 00878931005
Privacy Policy - Cookie Policy | Creazione Siti Internet WebDimension®