Venerdi, 23/01/2026 - “A Elena, da donna a donna.”
Ho letto 'Libera di scegliere' con un senso costante di riconoscimento, più che di adesione totale. Non tutto ciò che racconti coincide con la mia esperienza, eppure il linguaggio è lo stesso: quello delle madri che vivono la disabilità ogni giorno, senza sconti e senza retorica. Si sente che questo libro non nasce dal desiderio di spiegare o convincere, ma dal bisogno profondo di dare parola a una vita attraversata fino in fondo.
La forza del testo sta nella sua onestà. La maternità non è idealizzata, la cura non è nobilitata, l’amore non è salvifico. È un amore che stanca, che consuma, che a volte non basta, ma che resta. Mario attraversa il libro come una presenza costante e silenziosa, mai ridotta a simbolo: non è “il figlio disabile”, ma una persona reale, con cui il rapporto si costruisce nel tempo, nella fatica e in una quotidianità che non concede tregua.
Ho trovato particolarmente potenti i passaggi in cui la scrittura rimane incarnata: il corpo, la stanchezza, l’ironia come unico spazio di respiro, la comunità costruita giorno dopo giorno. E accanto a tutto questo, la presenza di Andrea, compagno e figura non scontata, raccontata senza idealizzazioni: non un salvatore, ma un uomo che sceglie di restare, di condividere il peso e la complessità, dentro una relazione che non cancella il conflitto ma lo attraversa.
Proprio perché così vero, il testo procede talvolta per accumulo, come se fosse difficile scegliere cosa lasciare andare. Alcune riflessioni si rincorrono, alcune parti chiedono al lettore la stessa resistenza che la vita ha chiesto a te. Ma ho sentito anche il bisogno, legittimo, di parlare di te stessa non solo come madre, ma come donna: con desideri, rabbia, fragilità, contraddizioni. Non l’ho vissuto come un eccesso, bensì come una presa di posizione necessaria in un mondo che chiede alle madri di persone con disabilità di scomparire dietro i figli.
Il tema del fine vita arriva con questa stessa coerenza: non come bandiera ideologica, ma come conseguenza di una fedeltà estrema alla cura e, insieme, di una rivendicazione di esistenza personale. Non chiede approvazione, ma rispetto. Apre domande, non offre soluzioni.
Questo non è un libro che consola né che rassicura. È un libro che fa compagnia in modo onesto, perché non rinuncia alla complessità né alle relazioni che lo attraversano. L’ho sentito come una voce vicina, non come un manifesto. Una voce che parla di un figlio, di un amore condiviso e di una donna che ha scelto di non annullarsi. E forse è proprio qui che 'Libera di scegliere' trova la sua verità più profonda.
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