In occasione dell'80esimo anniversario della nascita dell'UDI durante la Cerimonia presso l'Archivio storico della Presidenza della Repubblica è stata donata al Presidente Mattarella una speciale bandiera
Martedi, 01/04/2025 - Venerdì scorso presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica si è tenuta la commemorazione dell’80esimo anniversario di due associazioni femminili, il Centro Italiano Femminile e Unione Donne in Italia, all’interno di un seminario istituzionale vertente su ottanta anni di storia delle donne in ordine alla vita democratica dell’Italia. Tale seminario, realizzato dall'Archivio storico per gli Ottant'anni della Liberazione, ha voluto ripercorrere idealmente il lungo itinerario che, dal proclama di armistizio dell'8 settembre 1943 condusse il nostro Paese alla Liberazione dall'occupazione nazifascista, proclamata il 25 aprile 1945. Nacque, dalle rovine della guerra, una nuova e diversa Italia, che troverà i suoi compimenti il 2 giugno del 1946, con la scelta della Repubblica, e il primo gennaio 1948 con l'entrata in vigore della nostra Carta costituzionale.
In questo periodo storico considerevole fu la funzione delle donne nella guerra di Liberazione dal nazifascismo, non solo come dirette partecipi della Resistenza, ma quali parte attiva di quel percorso condiviso che condurrà alla nascita della Repubblica italiana. Altrettanto importante fu il ruolo esercitato dall’associazionismo femminile che trasformò la volontà individuale, di ritagliare a se stesse un ruolo più rilevante nella società, in consapevolezza collettiva di impegnarsi a garantire alle donne italiane una presenza attiva nel proprio contesto sociale come figure portatrici di valori, ideali e proposte politiche. Un salto di qualità notevole rispetto al periodo della dittatura fascista, ove a loro era riservato solo il ruolo di generatrici di stirpe italica e di custodi accudenti del proprio nucleo familiare.
Sia il Centro Italiano Femminile che l’Unione Donne Italiane nacquero sul finire del 1944, anche se per la seconda associazione importanti erano stati i passi compiuti a metà degli anni Trenta dalle donne italiane in esilio, come anche la nascita nel 1943 dei “Gruppi di Difesa della Donna e per l’assistenza ai combattenti per la libertà”. Si trattava di due associazioni ideologicamente diverse, perché il CIF nasceva come coordinamento di associazioni di ispirazione cattolica già esistenti, mentre l’Unione Donne Italiane era composta da associate comuniste e socialiste. Nella fase storica connotata dalla fine della seconda guerra mondiale, le due associazioni lavorano congiuntamente per favorire la partecipazione femminile al voto per il referendum sulla scelta istituzionale da dare al Paese e per affermare il ruolo delle donne nella società, partendo proprio dalle proposte connotanti la piattaforma politica dell’UDI.
I risultati di tale impegno sinergico si ebbero con l’elezione delle 21 madri costituenti a seguito delle elezioni politiche successive a tale referendum, ripartite paritariamente tra il CIF e l’UDI, con l’eccezione di una donna facente parte del Fronte dell’Uomo Qualunque. Nei primi anni della storia repubblicana donne di generazioni politiche diverse seppero incontrarsi su questioni cruciali per l’esistenza sociale e la presenza politica femminile. Ad esempio, quando Teresa Noce, iscritta all’UDI e parlamentare del Pci, propose nel 1950 la legge su “La tutela fisica ed economica della lavoratrice madre”, prevedente tra l’altro il divieto di licenziamento dall’inizio della gestazione fino al compimento del primo anno di età del bambino, tale legge fu sostenuta da Maria Federici, iscritta al CIF e parlamentare della Dc.
Nel prosieguo delle legislature però le due associazioni si allontanarono progressivamente ed il CIF si connotò come modello di aggregazione femminile di ispirazione cristiana alternativo all'UDI. Le diverse impostazioni ideologiche le faranno ritrovare su fronti opposti sia per il referendum sul divorzio che su quello sull’interruzione volontaria di gravidanza. Sarebbe auspicabile che quel filo, che agli inizi della Repubblica tenne unite le donne italiane di differente impianto ideale, si riannodi nei tempi attuali perché ci sono questioni che ancora oggi le riguardano, al di là delle diversità concettuali. Come la rivendicazione sulle pari opportunità, eguali retribuzioni, diritto al lavoro, governo del proprio tempo tra bisogni lavorativi e familiari, degna considerazione del lavoro di cura, solo per citare alcuni punti dirimenti che, se soddisfatti, renderebbero l’Italia un Paese più a misura di donna. Non tralasciando una questione che riguarda donne ed uomini unitariamente, ossia l’impegno per la pace come unica dimensione possibile di governo dei conflitti sociali, politici e territoriali.
A tale proposito il 28 marzo scorso, in occasione della commemorazione dell'80esimo anniversario della nascita dell'UDI, le sue consociate hanno destinato all'indirizzo della massima carica istituzionale della Repubblica Italiana, il presidente Sergio Mattarella, una bandiera odierna della pace. Odierna ma nel contempo antica, perché rievocante l'impegno delle donne dell'UDI, che nel 1947 raccolsero tre milioni di firme per la pace, contro le guerre ed il pericolo nucleare. Loro sì che potevano a pieno titolo intestarsi quella battaglia ideale, perché erano appassionatamente pacifiste. Dopo avere vissuto la tragedia della seconda guerra mondiale, decisero di predisporre quella raccolta di firme, accompagnandola con la creazione di moltissime bandiere della pace. Cucire i nastri multicolore, su cui venivano inscritti i loro nomi, era come un atto ufficiale con cui le iscritte all’UDI apponevano la loro sottoscrizione all'appello per un mondo ove regnasse la pace.
La bandiera odierna, predisposta dalle donne dell'UDI Reggio Calabria APS e realizzata dalla sartoria sociale Soleinsieme, rappresenta una riproduzione della bandiera cucita nel 1947 in occasione della raccolta firme per la pace, il cui originale è conservato nell'archivio storico dell'UDI Modena. Se ne differenzia solo perché vede ricamati i nomi delle ventuno madri costituenti, prime elette al Parlamento e figure fondamentali del primo protagonismo politico delle donne italiane. Quale migliore destinatario di tale simbolica bandiera, se non il Presidente Mattarella che della Costituzione italiana è il principale garante? Un datato filo pacifista in cammino nel tempo fino al Quirinale ha così unito le donne di varie generazioni, ma tutte accomunate da un forte impegno per un mondo senza conflitti bellici. Allora, nel 1947, le donne dell’UDI consegnarono i tre milioni di firme nella mani del presidente della Repubblica De Nicola, il 28 novembre 2025 invece delle firme si è indirettamente consegnata al presidente Mattarella una speciale bandiera della pace. E, in questa occasione, le donne del CIF hanno condiviso con quelle dell’UDI l’istanza politica alla base di tale dono, ossia il ruolo delle donne per la difesa della pace e la costruzione di un mondo libero da guerre.
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