Chi è chiamato a insegnare l’educazione all’affettività? E con quale preparazione? Sono alcune delle domande su cui indaga ‘Educare all’affettività’
Sabato, 22/11/2025 -
La ricerca Educare all’affettività, nasce dall’urgenza di rispondere a due domande che negli ultimi anni hanno attraversato dibattiti pubblici, tavoli istituzionali e soprattutto le scuole: chi è chiamato a insegnare l’educazione all’affettività? E con quale preparazione? Attraverso una comparazione con i sistemi educativi europei in cui questa disciplina è già presente, il progetto analizza la formazione dei docenti e traccia un possibile percorso anche per l’Italia. Un lavoro che mette insieme rigore scientifico e responsabilità sociale: colmare un vuoto, riconoscere competenze, dare una cornice istituzionale a un sapere che già esiste nelle scuole attraverso iniziative isolate ma prive di un riconoscimento strutturale. Con queste premesse, la ricerca non è soltanto un lavoro scientifico, ma un gesto politico e culturale: educare all’affettività significa prevenire violenza, discriminazioni e abusi, e proteggere le nuove generazioni.
Presentata oggi presso l’Istituto Treccani, la ricerca Educare all’affettività – promossa dalla Fondazione Una Nessuna Centomila in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, attraverso il Centro di Ricerca Dipartimentale ADV - Against Domestic Violence - con il supporto di Gucci – nasce dalla consapevolezza della necessità, anche in Italia, di introdurre un’educazione sessuo-affettiva sistematica e inclusiva nelle scuole, in linea con gli standard internazionali definiti da UNESCO e OMS.
Lo studio, coordinato da Marina Calloni, professoressa ordinaria di Filosofia Politica e Sociale, e da Elisabetta Biffi, professoressa ordinaria di Pedagogia Generale dell’Università di Milano–Bicocca, ha avuto un duplice obiettivo: fornire una mappatura critica della situazione normativa, formativa e culturale in Italia e all’estero, e proporre raccomandazioni operative per l’elaborazione di modelli formativi innovativi destinati ai docenti.
A introdurre la mattinata sono stati i saluti di Massimo Bray, Direttore generale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Giulia Minoli, Presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila, e Claudia Pratelli, Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro di Roma Capitale. La presentazione è stata coordinata da Lella Palladino, vicepresidente della Fondazione, con l’introduzione di Celeste Costantino, referente scientifica e vicepresidente della Fondazione.
La ricerca risponde a un vuoto strutturale: in Italia, a differenza di molti Paesi europei, non esiste ancora una legge che renda obbligatoria l’educazione sessuale o affettiva nelle scuole. Dal 1975 a oggi si contano oltre trentaquattro proposte di legge, avanzate da schieramenti politici diversi, ma mai approvate. Negli ultimi anni il Paese è stato scosso da episodi di cronaca che hanno riportato con forza al centro del dibattito pubblico il tema della violenza tra i giovanissimi: casi di revenge porn, gruppi Telegram che scambiano immagini intime senza consenso, deep fake pornografici creati con l’intelligenza artificiale, molestie nei corridoi delle scuole, ragazze insultate o giudicate per il loro corpo sui social. Le nuove forme di violenza passano dalla rete e dai telefoni, spesso dentro le classi.
Eppure, invece di trasformare questa urgenza in una risposta educativa strutturale, assistiamo a un movimento opposto. Percorsi sull’affettività già approvati dai collegi docenti, costruiti nell’autonomia scolastica, vengono sospesi o fermati dopo proteste dichiarazioni politiche. Accade in scuole e in intere regioni: progetti portati avanti da associazioni, organizzazioni e — in alcuni casi — anche dalla Fondazione Una Nessuna Centomila sono stati bloccati o ridimensionati.
Nel frattempo, fuori dalle aule, una ragazza su tre subisce violenza psicologica in una relazione affettiva, ogni tre giorni in Italia una donna viene uccisa da un uomo che diceva di amarla, e gli adolescenti imparano il sesso da YouPorn, non dal dialogo.
Non è più un dibattito astratto. È una responsabilità collettiva.
Quando guardiamo oltre i nostri confini, ci accorgiamo che ciò che in Italia continua a essere percepito come un tema controverso, altrove è semplicemente scuola, educazione, futuro. In molti Paesi europei – Svezia, Francia, Spagna, Irlanda, Estonia – l’educazione sessuo-affettiva non è un tabù da evitare, ma un diritto da garantire. È parte integrante del percorso formativo di bambini e adolescenti, ed è considerata uno strumento essenziale per crescere liberi, consapevoli e capaci di rispettare sé stessi e gli altri.
La Svezia ha introdotto l’educazione sessuale nel 1955: quasi settant’anni fa. Oggi, l’ha ridefinita con tre parole che racchiudono il cuore del cambiamento: “sessualità, consenso e relazioni”. La Spagna, con la legge LOMLOE del 2020, ha inserito nei principi fondanti del sistema scolastico la coeducazione e l’uguaglianza di genere. In Francia, l’educazione alla vita affettiva è obbligatoria per legge. In Irlanda ed Estonia, coinvolgere famiglie e servizi territoriali è parte della prassi. Non si tratta solo di nozioni: si tratta di insegnare ad avere cura.
Dal confronto con i modelli europei emergono quattro condizioni che rendono questo percorso realmente efficace: l’obbligatorietà normativa, la formazione qualificata dei docenti, il coinvolgimento congiunto di scuola, famiglie ed enti sanitari, e un monitoraggio costante dei risultati educativi.
Tra i principali risultati, il progetto Educare all’affettività prevede:
• Un corso di alta formazione per docenti, basato sui risultati della ricerca e sulle migliori esperienze europee. Interdisciplinare e replicabile, fornisce strumenti teorici e operativi per contrastare stereotipi di genere, prevenire la violenza e sostenere la crescita affettiva e relazionale di bambini, bambine e adolescenti. È rivolto a insegnanti, dirigenti scolastici ed educatori delle scuole di ogni ordine e grado. Il percorso prevede lezioni online il venerdì pomeriggio e il sabato mattina, integrate da laboratori in presenza e da materiali e attività disponibili su piattaforma e-learning.
• la pubblicazione di un volume divulgativo–scientifico, destinato a scuole, istituzioni e stakeholder educativi;
• seminari e incontri pubblici per diffondere conoscenze, creare reti territoriali e condividere buone pratiche;
• raccomandazioni per una legge nazionale, affinché l’educazione sessuo-affettiva sia riconosciuta come strumento di cittadinanza, eguaglianza e prevenzione della violenza.
“Con Educare all’affettività abbiamo voluto colmare un vuoto educativo e culturale che in Italia dura da troppo tempo – dichiara Celeste Costantino, Vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila. – L’educazione all’affettività non è un tema accessorio, ma un elemento essenziale per formare cittadine e cittadini consapevoli, capaci di riconoscere sé stessi e l’altro nel rispetto reciproco. La scuola deve diventare il luogo in cui si costruisce una società più empatica, inclusiva e libera dalla violenza.”
Educare all’affettività dimostra che parlare di affettività, identità e consenso non è un tema “sensibile”, ma una priorità educativa e democratica. Un passo necessario per promuovere la salute fisica e mentale dei giovani, prevenire discriminazioni e violenze, e costruire comunità scolastiche più consapevoli, inclusive e rispettose.
La Fondazione Una Nessuna Centomila, nata in seguito all’omonimo evento live del 2022, grazie alla volontà delle quattro fondatrici, Fiorella Mannoia (Presidente Onorario), Giulia Minoli (Presidente), Celeste Costantino e Lella Palladino (Vicepresidenti), è la Fondazione italiana dedicata alla prevenzione e al contrasto della violenza sulle donne.
È la prima fondazione nata in Italia per sostenere i Centri Antiviolenza e l’empowerment femminile; per promuovere il cambiamento culturale nella società utilizzando linguaggi artistici come la musica, il teatro, il cinema; e per supportare progetti di educazione all’affettività nelle scuole.
Sito: www.unanessunacentomila.net
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