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Tessera ANPI: le osservazioni di Monica Lanfranco e la rfilessione Amelia Andreasi Bassi

Tessera ANPI: le osservazioni di Monica Lanfranco e la rfilessione Amelia Andreasi Bassi

"... Per ragioni di lavoro conosco molto da vicino diverse donne che portano la hijab, alcune giovani cittadine italiane convertite all’Islam, altre, più o meno giovani e non ancora in condizione di esercitare il diritto di voto..."

Lunedi, 23/02/2026 - Riceviamo da Amelia Andreasi Bassi e pubblichiamo
Cara Monica Lanfranco, cara amica
Leggendo la tua nota, colta e infuocata, da un lato mi sono compiaciuta della bella energia che la sostiene e dall’altra mi sono sorpresa e dispiaciuta per la facile demagogia.

Per ragioni di lavoro conosco molto da vicino diverse donne che portano la hijab, alcune giovani cittadine italiane convertite all’Islam, altre, più o meno giovani e non ancora in condizione di esercitare il diritto di voto perché senza cittadinanza ma tenacemente incamminate nel lungo percorso per arrivarci. In entrambi i casi posso certificare che la scelta del velo è stata tanto libera quanto profonda. Come posso anche certificare che queste stesse donne che professano la religione islamica lo fanno con aderenza profonda di mente e di spirito ai suoi princìpi e che vivono la loro scelta di appartenenza spirituale con grande libertà allo stesso modo di tanti e tante cattoliche o buddiste. Sono convinta che le donne iraniane che hanno scelto di lottare contro il regime e che si sono date lo slogan “donna vita libertà” abbiano assegnato al concetto di libertà un’accezione ben più solida di quella espressa nella lettera. Se guardiamo alla tematica della libertà delle donne nei paesi islamici ponendoci al loro fianco e non al di sopra, possiamo allora ben comprendere come portare o meno il velo non sia una semplice questione politica. Si innesta invece in un quadro culturale, famigliare e sociale ben più complesso che richiede di essere rispettato, sì, proprio rispettato, e trattato con umiltà soprattutto da parte di chi osserva dal di fuori. Le donne del mondo islamico, come le cattoliche, sono da tempo in movimento, tra molte e diverse, a seconda dei Paesi, difficoltà, per affermare il loro, autentico, modo di stare in rapporto con la religione che professano e la sua organizzazione temporale. Tutte alla ricerca di un rapporto che dia loro il senso profondo e coerente con il tempo in cui vivono. Questo mondo femminile e il suo cammino ha bisogno di attenzione, solidarietà, ascolto e non di strumentalizzazione, massimalismo e superficialità. Attribuire all’Anpi “assunzione dell’islamismo fondamentalista” o “assenza di critica all’integralismo” o ancora di “relativismo culturale” è quanto meno indice di un pensiero molto vicino alla pre-sunzione e alla pre-potenza, categorie che appartengono, quelle sì, all’agire politico patriarcale.

Personalmente sono certa che l’immagine della tessera Anpi di quest’anno sia stata scelta per incoraggiare le donne, tutte, a non abbandonare il desiderio di sentirsi cittadine italiane a tutti gli effetti, di fatto e di diritto e sono altrettanto convinta che anche le donne appartenenti alla religione islamica la sapranno interpretare per quello che è: un invito ad entrare nelle nostre sezioni, liberamente.

Con cordialità

Amelia Andreasi Bassi
Iscritta alla sezione ANPI F.Gattini di Torino 

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