"...convinta dimostrazione del fatto che nell’età matura l’uomo possa produrre meglio e di più rispetto alla giovinezza..."
Lunedi, 09/02/2026 - Nel suo libro Galassia mente, pubblicato nel 1999, Rita Levi Montalcini spazia sull’intera evoluzione biologica per affrontare le grandi domande di sempre: come il pensiero emerga dalla materia, come in esso affondino le radici la consapevolezza di sé e quel meraviglioso fenomeno che è il libero arbitrio, base dei concetti di bene e di male.
Montalcini, fin dal titolo, mette in relazione i termini essenziali del problema: le galassie sono sistemi formati da circa cento miliardi di stelle e più o meno lo stesso è il numero dei neuroni che compongono il nostro cervello. Da questo ammasso di cellule e dalle loro connessioni biochimiche affiora “la mente”, ovvero l’insieme delle funzioni superiori.
Comprendere il rapporto fra l’intrico materiale delle cellule e il groviglio immateriale dei sentimenti, così come le relazioni tra razionalità, etica ed emozioni, rappresenta la grande sfida delle neuroscienze.
Rita Levi Montalcini sottolinea inoltre come l’uomo sia l’unico fra tutti gli organismi viventi a controllare e dirigere la propria evoluzione. Affascinante è la metafora a cui ricorre per illustrare il funzionamento delle diverse parti del cervello, assimilate alle pedine del gioco degli scacchi, che comporta sofisticate elaborazioni mentali di tipo predittivo e strategico.
Studi neuroanatomici hanno infatti dimostrato un numero astronomico di interazioni fra le componenti cerebrali, di gran lunga superiori – ma non dissimili – a quelle che caratterizzano le mosse dei pezzi su una scacchiera: milioni di miliardi di “mosse” attuate secondo una struttura gerarchica. È stato calcolato che nelle prime dieci mosse di una partita a scacchi il numero di movimenti possibili è pari a 10 elevato alla ventinovesima potenza, una cifra che corrisponde simbolicamente all’immenso numero di funzioni cerebrali coinvolte in questo gioco.
Nella scacchiera cerebrale, il re e la regina corrispondono alla neocorteccia e al complesso limbico, responsabili delle funzioni cerebrali più elevate. Le altre parti, assimilabili a cavallo, torre e alfiere, possono essere accostate ai sistemi subcorticali (striato, ipotalamo, cervelletto e midollo allungato), che integrano le informazioni e sono sottoposti all’attività dei “pezzi” dominanti.
Per completare il parallelo tra scacchiera cerebrale e attività ludica, la scienziata ammette che il ruolo esercitato dalle “pedine” (linfochine, endorfine, fattori ormonali, fattori di crescita ecc.) non è ancora stato definito. Riconosce inoltre che il NGF – Nerve Growth Factor – la cui scoperta le valse il Premio Nobel per la Medicina nel 1986, non ha ancora trovato un’esatta collocazione tra i pezzi in continuo movimento della scacchiera delle neuroscienze.
Apprendimento e memoria sono fondamentali per il nostro senso di individualità, ma rappresentano anche strumenti di trasmissione culturale tra le generazioni, potenti veicoli di adattamento comportamentale e di progresso sociale. Al contrario, la perdita della memoria comporta una perdita di contatto con il proprio io, con la propria storia e con il proprio contesto.
Se il periodo di massima plasticità del cervello corrisponde all’infanzia e all’adolescenza, Rita Levi Montalcini dedica tuttavia grande attenzione anche alle potenzialità dell’età adulta e della vecchiaia, scrivendo numerosi saggi all’argomento e dedicandosi a racconti biografici di personaggi famosi del passato come Michelangelo, Leonardo e Galileo.
La sua opera è una convinta dimostrazione del fatto che nell’età matura l’uomo possa produrre meglio e di più rispetto alla giovinezza. La scienziata spiega come il cervello evolva nel tempo i propri meccanismi funzionali e come i circuiti neuronali e le sinapsi – in individui in buona salute e con corretti stili di vita – possano operare con risultati sorprendenti.
Nel saggio pubblicato nel 1998, L’asso nella manica a brandelli, la Montalcini riflette sulla vecchiaia non in modo nostalgico o astrattamente filosofico, ma attraverso un’analisi scientifica e positiva. L’autrice sfata l’idea comune secondo cui l’invecchiamento sarebbe solo una fase di declino mentale e fisico. Sostiene invece che, sebbene alcune funzioni corporee peggiorino con il tempo, il cervello umano conservi straordinarie capacità anche in tarda età grazie alla sua plasticità: i neuroni possono compensare le perdite numeriche aumentando le connessioni e riutilizzando circuiti alternativi.
La riflessione parte dunque dai dati delle neuroscienze, non da considerazioni filosofiche o sociologiche. Le funzioni mentali non necessariamente degradano con gli anni, ma possono sviluppare nuove forme di intelligenza e creatività.
A sostegno della sua tesi, Montalcini propone brevi ritratti di personaggi celebri come Michelangelo, Galileo Galilei, Bertrand Russell, David Ben Gurion e Pablo Picasso, che hanno continuato a produrre idee, opere e pensiero anche in età avanzata. La vecchiaia emerge così come una fase ricca di significato e di contributi, non solo di perdite.
La terza età, dunque, non va temuta come un inevitabile declino, ma considerata un periodo potenzialmente creativo e fecondo, a patto di valorizzare le risorse mentali residue e di vivere con intensità.
In sintesi, L’asso nella manica a brandelli è un invito a ripensare l’invecchiamento, mettendo al centro la mente e liberandosi dai pregiudizi sulla presunta “decadenza” della vecchiaia.
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