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Quando essere arrabbiate è necessario

Quando essere arrabbiate è necessario

La rabbia è un sentimento necessario in un periodo storico in cui non possiamo rimanere in silenzio

Domenica, 22/02/2026 - La rabbia è uno di quei sentimenti che le donne non dovrebbero mostrare secondo un sentito culturale più che datato. Bisognerebbe sorridere, rimanere educate, rispondere con garbo in ogni situazione, come avrebbe suggerito un manuale sulle buone maniere di fine Ottocento, chissà forse firmato da Marchesa Colombi, celebre scrittrice di fine Ottocento. Reprimerla, nasconderla, controllarla, così ci viene detto. Invece, la rabbia è un sentimento necessario in un momento storico in cui non possiamo rimanere in silenzio, facendo il gioco che il patriarcato vorrebbe. Michela Murgia in “Stai zitta” (2021) affermava che “di tutte le cose che le donne possono fare nel mondo, parlare è ancora considerata la più sovversiva”. Cinque anni dopo l’uscita del suo saggio, di donne ai vertici a parlare, e a prendere decisioni, ne troviamo molte, ma non si tratta spesso di scardinatrici, bensì di complici di un sistema patriarcale radicato che - nonostante continui a deludere - rimane ben saldo. Come ci ricorda Barbara De Michele in un articolo del 2023 su “Ingenere”: le donne che si azzardano a parlare in contradditorio vengono espulse; rimangono ai margini, non riescono a spingersi oltre, una volta “scoperte”. Il femminismo ci insegna che la struttura attuale su cui si erge la società dovrebbe essere ripensata a misura di donna, e non è solo l’approdo di alcune ai ruoli apicali a rifondarla - soprattutto se chi arriva ai vertici, continua a giocare con logiche squisitamente maschili.

La rabbia è un sentimento permesso agli uomini che possono esplicitarla nella quotidianità più delle donne. Un tono di voce arrabbiato è automaticamente tradotto come assertivo al maschile e fuori luogo al femminile. Un meccanismo che si chiama, infatti, "tone policing", in inglese. Una donna arrabbiata è immediatamente bollata come “pazza”, "isterica”, e il solito repertorio di aggettivi che tutte conosciamo bene e che ci ricorda anche Soraya Chemaly, autrice di "La rabbia ti fa bella" (2018). Una donna di destra arrabbiata, tuttavia, è a volte benvenuta nel club maschile. La rabbia si può esplicitare in molti altri modi: anche attraverso la scrittura che mette nero su bianco cosa non funziona nella società, come fanno molte intellettuali. Non è più possibile rimanere composte, circondate da così tanto odio: un genocidio che non si ferma, un ddl che sostituisce la parola “consenso” con "dissenso”, uno screditamento globale degli studi sulle donne e di genere, una rete di potere di uomini che hanno commesso violenza sui corpi di bambine, ragazze e donne - e potrei continuare a lungo. Mi limito a citare soltanto alcuni dei fatti più recenti.

La studiosa Joan Wallach Scott su "The Guardian" ha recentemente connesso l’accanimento contro gli studi sulle donne e di genere nel contesto universitario americano agli “Epstein files”. La storica Federica Di Sarcina ci ha ricordato pochi giorni fa che in un piccolo comune alle porte di Firenze alcuni consiglieri hanno chiesto di identificare le scuole favorevoli alla “teoria gender”. La teoria gender è un’invenzione, ribadisce la studiosa e sottolineo anch’io, insieme ad una moltitudine di altre intellettuali che si occupano scientificamente dell’argomento.

Denza, la protagonista di “Un matrimonio in provincia” di Marchesa Colombi finì per sposarsi con un uomo che non desiderava e rimase molto delusa dall’esperienza; non sapendo come esplicitare il disagio a fine romanzo ci rivela che ingrassa, sfogando così la sua frustrazione con il cibo. Il suo essersi piegata alle aspettative del tempo non aveva ripagato gli sforzi, come ricordavo in "Linguaggi dell’esperienza femminile" (2015).

Non ci resta che continuare a parlare, arrabbiarci e scardinare.












Francesca Calamita è professoressa associata presso l'Università della Virginia. Si occupa di studi sulle donne e di genere nel contesto italiano ed europeo, con uno sguardo più ampio rivolto al contesto globale. Autrice di "Visibili e influenti" (2023) e "Linguaggi dell'esperienza femminile" (2015), i suoi contributi sulle politiche di genere che si applicano ai corpi delle donne in Occidente e in Medio Oriente sono stati pubblicati di recente sulla rivista accademica "Women's Studies International Forum". A breve in libreria con "Ti trovo cambiata".
@frances.kalam

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