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Notizie, paura, futuro femminista

Notizie, paura, futuro femminista

Leggere le notizie è diventato difficile, ma riflettere insieme rimane un punto cardine per il cambiamento

Domenica, 25/01/2026 - Le notizie che leggiamo ogni giorno sono sempre più difficili da digerire; l’asticella si sposta pericolosamente verso quello che poco tempo fa avremmo classificato come impossibile da pensare. Invece, è accaduto. Qualcuno lo ha fatto, detto, perpetrato veramente. Si è persa l’umanità, il buonsenso e anche il consenso, ricordando la recente proposta di ddl sulla violenza sessuale. Ce lo aveva già detto Simone De Beauvoir, bisogna vigilare sui nostri diritti, soprattutto in un periodo di difficoltà; rischiamo di vederli fortemente in bilico, come è successo per l’interruzione di gravidanza negli Stati Uniti – con la Roe vs Wade rovesciata a livello nazionale, il diritto all’aborto è in mano ai singoli stati con risultati diametralmente opposti che mettono in pericolo la salute delle donne. Ricorderete la celeberrima frase: “basterà una crisi politica, economica, religiosa, perché i diritti delle donne siano messi in discussione”. Ma come possiamo arrestare l’onda di odio che si espande a macchia d’olio mentre i diritti delle donne e delle minoranze vengono cancellati? Come possiamo, inoltre, non provare ansia e paura per il futuro?

Alcune di noi hanno difficoltà a leggere le notizie, ed è del tutto comprensibile che ci si senta sopraffatte da un sistema che non solo ci ha deluse, ma che continua a normalizzare l’odio, la disumanità, la sofferenza come esperienza di vita. Allora si cercano distrazioni, come il recente podcast di Vera Gheno che nel suo “Amareparole” ha parlato del mancinismo proprio per creare una pausa con le persone che la ascoltano abitualmente e che come lei sono bombardate da notizie preoccupanti. Nel frattempo, però, hanno sparato a Renee Nicole Good, e poi a Alex Jeffrey Pretti mentre pacificamente chiedevano di trattare le/i migranti come persone umane. La mente ritorna alla paura del futuro, nonostante gli spunti di riflessioni per pensare ad altro. Arianna Farinelli, politologa italiana che insegna a New York, ha ricordato di recente in un intervento su La7 che in passato alcune donne latine detenute per immigrazione illegale hanno subito operazioni di rimozione dell’utero a loro insaputa. Rula Jebreal in un altro recente discorso, ospite di “Accordi & disaccordi”, ha definito l’ICE come le milizie dell’attuale presidente americano. A Gaza, il genocidio continua oscurato da altre notizie, continuano gli stupri, le morti per mancanza di cibo, di acqua, di medicinali che apprendiamo tramite immagini di disperazione e crudeltà. In Iran sono morte moltissime persone durante le proteste; Pegah Moshir Pour, attivista per i diritti umani di origini iraniane, cerca di educare attraverso i suoi canali quotidianamente al massacro in corso. Allo stesso tempo, girano immagini di grattacieli, resorts, utopici luoghi costruiti sui cadaveri. Inoltre, torte a forma di Groenlandia. Sembrano così impossibili come le proposte di premi Nobel futuri. Eppure sono nell’aria, c’è chi sostiene queste “iniziative” e chi quella torta l’ha mangiata, applaudendo.

Siamo in tante e tanti a provare ansia leggendo le notizie, a svegliarsi pensando cosa succederà oggi, verso quale mondo stiamo andando. Paura diffusa nelle università americane tra docenti per quello che si dice, quello che non si dovrebbe dire, quello che qualcuno vorrebbe che si dicesse o meno. Paura per aver difeso con umanità la vicina immigrata da una nazione del sud America. Paura per scrivere quello che pensiamo sui social media. Paura che la repressione stia arrivando anche in Europa o che forse c’è già da tempo. Paura anche se non scriviamo niente perché non possiamo. Forse anche questo mio articolo aggiunge timore ad un presente incerto, ma è anche parlandone tra “Noi donne” che nascono riflessioni per rifiutare radicalmente un sistema patriarcale che ha fallito, per una ricostruzione con una visione femminista del futuro molto più attesa e necessaria di quei grattacieli.



Francesca Calamita è professoressa associata presso l'Università della Virginia. Si occupa di studi sulle donne e di genere nel contesto italiano ed europeo, con uno sguardo più ampio rivolto al contesto globale. Autrice di "Visibili e influenti" (2023) e "Linguaggi dell'esperienza femminile" (2015), i suoi contributi sulle politiche di genere che si applicano ai corpi delle donne in Occidente e in Medio Oriente sono stati pubblicati di recente sulla rivista accademica "Women's Studies International Forum".
@frances.kalam

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