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Maria Corina Machado: Nobel per la Pace al servizio del potere

Maria Corina Machado: Nobel per la Pace al servizio del potere

Dona la Medaglia del Premio al Presidente Trump sperando di ottenere un ruolo nella politica. In cambio Donald dice che 'di lei si potrà e dovrà tener conto in Venezuela'

Mercoledi, 21/01/2026 - Il femminile di giornata settantotto / Maria Corina Machado: Nobel per la Pace al servizio del potere
Era ottobre dell’anno passato, solo pochi mesi fa, quando il Comitato norvegese per il Premio Nobel rende noto che il riconoscimento per la Pace andava alla venezuelana Maria Corina Machado. L’attesa di quella nomina era stata seguita con curiosità perché “il mondo” conosceva l’ossessiva convinzione del Presidente Trump di avere diritto a quel Premio e lo aspettava come un diritto.
Proprio la curiosità di chi fosse stato prescelto, stimolò la voglia di saperne di più di Maria Mchado. E così la sua storia non comune che, non a caso, vivendo in clandestinità, per paura di essere ammazzata dagli uomini proprio di Maduro, mise a rischio il ritiro dello stesso premio, divenne nota; al punto da potere, oggi a fronte degli ultimi avvenimenti, scoprire la sua ansia di riconoscimento e potere fino ad usare la medaglia d’oro del suo premio Nobel per ingraziarsi Trump e sperare di essere scelta per guidare il Venezuela. La drammatica e violenta vicenda venezuelana, che ha visto l’America arrestare Maduro e sua moglie e portarli in prigione negli USA, dichiarando il Presidente Trump che da quel momento lui stesso avrebbe deciso delle sorti del Paese, è stata seguita da tutto il mondo. L’Italia in particolare è rimasta attenta nella speranza, come poi è accaduto, che venisse liberato dal carcere Alberto Trentini per il quale da più di 400 giorni si chiedeva il rilascio, avvenuto poi insieme ad alcuni altri italiani e a molti altri prigionieri del regime.
Ma tornando ai fatti, il terremoto politico avvenuto a seguito della violenta destituzione e carcerazione di Maduro e le affermazioni di Trump di essere il nuovo “responsabile” e ”decisore“ del Venezuela e delle sue ricchezze, ha significato giorni di enorme incertezza sulle prospettive politiche circa la futura gestione del paese.
La scelta, divenuta a tutt’ora realtà, è stata quella di accettare e affidare la leadership a Delcy Rodriguez, già numero due del regime chavista di Maduro. Una decisione presumibilmente privilegiata per non smuovere le acque fino al punto di trovarsi ad una situazione ulteriormente ingestibile del paese, fino a far esplodere una guerra civile. Ed è proprio nei giorni di maturazione della strada privilegiata da Trump che Maria Corina Machado ha giocate le sue carte, nella speranza di essere scelta quale la futura leader del paese, in nome di quella vittoria negata con violenza nelle elezioni del 2024, che come già detto la costrinsero alla clandestinità per salvarsi la vita. Comprensibile, certamente, la sua ansia di riconoscimento, che l’ha portata fino dal Papa a chiedere sostegno per i venezuelani e anche per se, peccato che il gesto seguito solo il giorno dopo, volata ad Washington da Trump, abbia scoperto le carte d’una voglia d’arrivare al potere così forte da giocarsi anche la sua dignità donando la medaglia del Nobel proprio a Trump. Una medaglia da lei fatta incorniciare e accompagnata dagli elogi per cui Trump la merita:” il suo coraggio che non verrà mai dimenticato dal popolo venezuelano” e ancora “per la straordinaria leadership nel promuovere la pace, la diplomazia, la libertà e la prosperità”. Peccato per lei, se decide di pensarci, che al di là di essersi sentita confermare da Trump che non è questo il suo momento di gloria e che strategicamente è utile che sia Delcy Rodriguez a continuare il suo ruolo di rappresentanza e guida nel Governo del paese, il Presidente le ha riservato dei complimenti, dei ringraziamenti per quella medaglia che rappresenta il Nobel per la pace, che per la carineria con cui li ha espressi possono sembrare quasi una presa in giro. Ha anche voluto precisare che si sentiva “molto onorato” che Machado gli volesse consegnare il Premio e che per altro aggiungeva”Non riesco a immaginare nessun altro che l’abbia meritato quanto me” dimostrando, in qualche modo, di ritenere davvero sua quella medaglia donatagli.
Uscendo dal colloquio col Presidente la Machado intervistata dai giornalisti, non potendo ovviamente fare altro, ha risposto che il colloquio col Presidente era andato bene e che loro (opposizione) contano su di lui per riportare la pace in Venezuela. L’umiliante e contemporaneamente, per me, arrogante storia cui Machado si è resa protagonista non è finita li, prima di tutto ricevendo dal Comitato per il Nobel la precisazione che il premio “una volta annunciato non può essere revocato, diviso o trasferito ad altri“ gesti che lei è sembrata interpretare e poi vedendo un Trump scatenato circa il suo diritto al Nobel per la pace, fino al punto di scrivere al Presidente della Norvegia, asserendo che visto come non fosse stato premiato si sentiva non più impegnato a fare della pace il suo primario e unico obiettivo. Una rabbia così incontrollabile da sentirsi rispondere che il governo col Premio non c'entra nulla, trattandosi di autonoma e libera scelta del Comitato norvegese per il Nobel.
Come sanno coloro che seguono il nuovo corso con cui Trump sta segnando in modo imprevedibile la “nuova” storia degli Stati Uniti e dell’Occidente, non sappiamo cosa sarà domani anche guardando al Venezuela, che peraltro si affianca alle mire sulla Groenlandia, o il Consiglio a pagamento dei miliardari che dovrebbe costituire il” Board of Peace” per Gaza ed altro. Ma è proprio per questo incredibile sommovimento politico imprevisto e imprevedibile che le singole azioni di protagoniste/ì intrecciate agli avvenimenti in movimento, come quella di Machado che pur di cercare di mantenere il potere regala la sua dignità e il riconoscimento donatole dal Comitato dei Nobel, appaiono più dissestanti di sempre. Senza dimenticare di sottolineare quante siano proprio le donne protagoniste, di questa nuova fase della storia, di cui la stessa Machado è parte, nel suo ruolo di politica, che vorrebbe scalzare l’attuale nuova referente del Governo venezuelano Delcy Rodriguez, confermata da Trump, che proprio oggi nella sua conferenza stampa prima di volare a Davos, nel suo lungo discorso ha trovato, però, paroline di gratificazione anche per Machado, che lo ha servito rinunciando al suo Nobel, asserendo che comunque di lei si potrà e dovrà tener conto in Venezuela .
Paola Ortensi 

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