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Malvina, nata a Roma nel 19..

Malvina, nata a Roma nel 19..

Malvina, un'anziana donna, stanca di vedere Roma sempre più sporca decide di mettersi lei a spazzare Roma, in abito da sera. Ma un gabbiano si spaventa e l'aggredisce. Un passante cerca di difenderla ma viene aggredito anche lui. Malvina spiega alla figl

Lunedi, 13/03/2023 - MALVINA, NATA A ROMA nel 19..



Uscito dal portone, l’ingegner Solari si bloccò: in elegante abito da sera, ma con una ramazza in mano, Malvina stava spazzando la strada.
Solari pensò che la sua amica fosse impazzita e non ebbe il coraggio di andare a parlarle: sarebbe stato troppo doloroso per lui scoprirla pazza. Così rinculò nel portone e citofonò a casa per chiedere notizie alla sua domestica, che non rispose. Telefonò allora alla sua unica figlia che viveva a Vienna, a cui chiese: - Scusami Egle, ma … come sta tua madre? … di testa, intendo. – Bene, ci ho parlato ieri sera ed era normale. Perché questa domanda? – Sai, è che … è vestita… per andare all’Opera ma sta spazzando la strada. - Cosa? Ma è impazzita! Chiama subito Benni, il suo medico, ti prego! Io cerco di arrivare a Roma prima possibile.
Nel frattempo in strada erano cominciati a comparire i primi assistenti canini, che strattonavano via i cani che, nonostante le urgenze, erano interessati alla scena. Poi, mentre Malvina continuava scrupolosamente a ripulire la strada dalle foglie stratificatesi negli anni, era arrivato il gabbiano che, sopra un lampione, attendeva la signora con la sua colazione.
Ma, quando Malvina vide un criceto correre tra le macchine, lo scambiò per un topo e allora gridò, gettò la scopa e si mise a correre. Il gabbiano, spaventato dalle grida, fu su di lei e la colpì. Lei gridò di nuovo, poi la possanza del gabbiano l’atterrò mentre lui imperversava. A quel punto un passante agitò la scopa davanti al gabbiano per allontanarlo, ma quello aggredì anche lui e lo avrebbe massacrato se il generale XY, richiamato dalle urla non l’avesse abbattuto con la sua pistola.
Poi fu il caos. Solari e Lucia giunsero sui feriti che giacevano nella spazzatura e cercarono di togliere le foglie e i fiori dalle ferite di Malvina mentre lo stesso facevano altre persone con l’eroico passante. Malvina faceva scorrere lo sguardo da Solari a Lucia, dal passante al gabbiano, alla spazzatura, mentre nel suo sguardo passavano la sconfitta, il dolore, il desiderio di ringraziare l’uomo che l’aveva difesa. Così lo guardò con affetto e gli sorrise. L’eroe capì.
Poi arrivò Benni, il medico di Malvina, che le chiese: - Come stai? Perché ti sei messa a spazzare la strada? – E lei sussurrò: - Volevo mandare un messaggio ai romani e …ai politici. Volevo dire a tutti: non possiamo lasciare che Roma sia offesa e umiliata così. – Poi, esausta, svenne.
Mentre i feriti venivano trasportati in ospedale e Solari, Benni e Lucia li seguivano, uscì di corsa dal portone la signora con la colazione per il gabbiano. Non vedendolo appollaiato sulla solita macchina si guardò intorno ansiosa e quando lo vide steso a terra, gettò il piatto, cominciò ad urlare, corse verso di lui, si inginocchiò davanti a lui e cominciò a piangere: - Armando, che ti hanno fatto? Chi è stato quel pazzo? Perché ti ha ucciso? – Poi, rivolta al gruppetto che la guardava: - Chi è stato il criminale che l’ha ucciso?
E mentre la signora sragionava e piangeva, baciava e chiamava il gabbiano per nome, le si avvicinò il portiere che le raccontò l’accaduto. Ma quando ebbe saputo, quella, anziché addolorarsi, si alzò e si volse inferocita verso il generale e l’aggredì, insultandolo. Il generale, sorpreso, mentre cercava di bloccare la signora tentava anche di spiegarle di nuovo l’accaduto ma lei era irrefrenabile e continuò a urlargli: - Lei mi ha ammazzato Armando! Per me era come un figlio! E io come faccio adesso?
In macchina Benni chiamò Egle per aggiornarla e lei gli disse che sarebbe arrivata nel pomeriggio. Quando fu accanto alla madre la trovò sedata, con il volto e le braccia bendate. Prima che entrasse le avevano detto che aveva delle bruttissime ferite, che le avevano sottoposte a intervento, e che temevano brutte infezioni. Dissero le stesse cose anche alla moglie del passante.
Il giorno successivo Egle trovò la madre sveglia e lucida che, appena la vide, con la voce che usciva sibilando tra le bende, le disse: - Meno male che sei arrivata! Come stai? Devi cercare di sapere subito come sta il giovane che mi ha difeso ieri e devi dirgli che lo ringrazio infinitamente. E tu dovrai non solo ringraziarlo ma metterti a sua disposizione, dovrai aiutarlo in tutti i modi e considerarlo come un fratello. Me lo prometti? – Egle, stordita, rispose: - Sì, certo. Ma perché ti sei messa a spazzare la strada? – Perché mi sono convinta che il degrado di Roma non è casuale, non è balordaggine politica no… no! C’è sotto un progetto... una volontà che vuole questo. – Ma, che vuoi dire? - Voglio dire che dietro questa cosa ci sono più interessi che hanno come obiettivo snaturare Roma. – Io non capisco, mamma, non so più niente di quello che succede qui da voi. Ma non ti stancare, ti prego.
Con il passare dei giorni il passante rimaneva in discrete condizioni ma Malvina cominciò a sragionare: meningoencefalite, dissero i medici. E, non vedendo miglioramenti, qualche giorno dopo Egle chiese: - Non le fanno effetto le cure che le fate? - Signora, sua madre ha un’infezione terribile che ha coinvolto il cervello. Vede, lei, sulla strada, si è sporcata le ferite con escrementi di cane, di piccione, di gabbiani … insomma di tutto lo zoo che vive a Roma e che contiene miliardi di microrganismi contro i quali la medicina non ha strumenti.
Dopo i funerali Egle, sconvolta, prese il diario di sua madre e, nel giorno precedente l'incidente, lesse: << Ho deciso, non posso più aspettare. Domani metterò in atto il mio piano. Il dolore che provo nel vedere Roma offesa dai nostri politicastri e dai miei concittadini è diventato insopportabile, debbo tentare. Mi vestirò elegantemente per far capire che spazzare Roma è un onore e, prima che la strada cominci ad essere troppo frequentata, comincerò a farlo io. Sono sicura che il primo che passerà mi riprenderà e poi posterà. Quando arriveranno i primi giornalisti li inviterò al bar all'angolo e gli spiegherò che volevo richiamare la loro attenzione, quella dei cittadini e dei politici su questo problema. Nella speranza di suscitare un po' di orgoglio, e molta vergogna, in tutti. Dobbiamo ribellarci all’infame politica che trama per distruggere una storia che non può capire e da cui si sente umiliata. Ed è per questo che vuole distruggerla. Ma siamo noi che dobbiamo capire che dobbiamo ribellarci, noi che dobbiamo scendere in strada e metterci al suo servizio con tutto l’amore che merita, non altri!
Ai giornalisti racconterò le parole dell'emiratino che lavorava in Italia e che, quando sentì che venivo da Roma, si riempì di entusiasmo, di emozione e quasi mi fece l'inchino, come se Roma fossi io, ed emozionato, come se avesse sempre questo problema nel cuore, mi lanciò parole di vergogna per noi: "Perché voi italiani state distruggendo Roma? Voi non capite che non potete farlo perché Roma non è vostra, Roma è di tutto il mondo?! Voi non avete il diritto di comportarvi così!" Io non avevo mai sentito nessuno pronunciare quelle parole! E con quella veemenza! Roma non è solo nostra! È vero! L’emiratino, che in teoria era tanto lontano, era più consapevole di noi! E io ero tanto stupita e felice quanto annichilita. Avevo capito che ogni italiano dovrebbe avere in sé la cultura, l’amore, l’energia, la dignità, la consapevolezza dell’emiratino! Ma non ce l’ha!
Sono sicura che il "trattamento speciale" riservato a Roma dai politici, non può essere casuale perché è insensato, persino per loro. E questo significa che c'è un progetto, lento ma inesorabile, di chi non potrà mai essere Roma. E vedo un uomo vestito di bianco che a braccia aperte una domenica si affaccia a una finestra e dice: <>
Egle chiuse il diario da cui fuoriuscì una lettera e l’aprì: << Carissima Egle, ti prego: torna a Roma, torna a casa, perché la tua realizzazione è qui che devi cercarla. Per tanti motivi: perché realizzarsi in un paese in cui tutto funziona è privo di merito e se vuoi misurarti con te stessa devi lottare qui, dove tutto sta tra il difficile e l'impossibile. Poi perché è un dovere mettere le tue doti a disposizione del tuo paese, perché è solo chi è nato qui che può salvare l’Italia, non altri! E perché salvare soltanto sé stessi, e lasciare che gli altri affoghino, è da egoisti. E un piccolo risultato qui è più importante di un risultato enorme dove tutto è facile. Poi perché tu sarai sempre un sasso di questa terra, per cui ti prego, torna qui e metti te stessa a disposizione del tuo paese, se vuoi che cambi! E per farlo hai a disposizione la rete: tu puoi farti promotrice di un movimento con tutti gli italiani sparsi per il mondo, puoi elaborare un progetto rivoluzionario che disarticoli il potere attuale, puoi farli tornare qui. Tornate qui e scacciate i mercanti dal tempio. Voi, tutti insieme, oggi potreste farcela, se voleste. Mamma. >>

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