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Madre e mamma: un dualismo senza confini

Madre e mamma: un dualismo senza confini

Due parole magiche, uguali e diverse ma radicate nella storia dove madre ha rappresentato uno dei principi fondanti della specie umana nell'identificazione della Madre terra o Terra madre da cui tutto viene

Martedi, 12/05/2026 - Madre e mamma: un dualismo senza confini / il femminile di giornata novantatre
E’ domenica 10 maggio 2026 e ancora una volta la Festa della mamma invade il tempo e lo spazio: fiorai in un’esplosione di colori, pasticcerie dalle inimmaginabili torte a tema, supermercati pieni di cuori di cioccolata, semafori dove si offrono rose o mazzolini variegati mentre nei social si susseguono auguri, ricordi, vignette commoventi o umoristiche.
La festa è nata nel 1908 dall'iniziativa di una donna americana – Ann Jarvis – per onorare il ricordo di sua mamma. Da allora la ricorrenza si è allargata al mondo, soprattutto come grande fenomeno pubblicitario e commerciale, oltre, vogliamo sperare e credere, ad accompagnare il sorriso di molte mamme che ricevono unitamente ai doni, vere e sincere affettuosità e gesti e ricordi d’amore profondo.
Ricercandone la storia, è interessante leggere che la stessa Anna Jarvis si oppose con tutti i mezzi a sua disposizione al ”mercato”, impadronitosi delle "mamme in festa” quali “oggetti” funzionali al consumismo.
Ma andando oltre, come avviene su alcuni giornali e mezzi d’informazione che in occasione della festa propogono approfondimenti su un simbolo che ricopre il valore eterno ed universale della maternità, proviamo ad allargare la riflessione così simbolica e importante a cui forse sarebbe interessante e significativo più che una festa dedicare una giornata. Questo permetterebbe davvero di mettere insieme chi può gioire e chi soffre, le mamme e le madri nelle diverse vicende di vita, dando a ognuna uno spazio che faccia riflettere su un tema fondante e in costante evoluzione come quello della maternità e della cura.
Può essere un inizio ricordare l’importanza della mamma o meglio della madre alla base di ogni cultura, di ogni civiltà e di ogni religione direi. In Italia, lo sappiamo bene, per molti la festa della mamma a maggio, ignorando la storia appena ricordata, onorerebbe la Madonna nel mese a lei dedicato. Ma tornando al tema assai intrigante, guardando indietro, la parola madre non solo appare da sempre, ovvero già dalla preistoria, alla storia antica fino a quella recente e contemporanea, ma ci offre, per lo meno per quel che conosciamo della cultura occidentale e non solo, una ricchezza di divinità sovrane dal tempo dei tempi, nella cultura, nella storia, nella mitologia.
Come non ricordare le dee primigenie e le loro innumerevoli rappresentazioni nei musei del mondo!
Madre Terra, Terra Madre e poi: Gea, Demetra, Gaia tutte con le loro unicità e originalità, ma tutte madri generatrici di vita, o come racconta il mito antichissimo di Cibele, onorato ancora dai Romani, contemporaneamente creatrice e distruttrice di vita. Figure mitologiche che hanno incarnato nei secoli l’origine della fertilità, della procreazione della vita vegetale, animale e della maternità umana. Un’importanza, una sacralità affidata alla parola Madre, che l’ha accompagnata e l’accompagna nel tempo, e che oggi spesso, senza pensare ma seguendo una logica istintiva e riconoscibile, distinguiamo dall’uso dominante del termine mamma, diretto, morbido, accogliente protagonista anche della nostra giornata di festa e non solo. Non è poi, però, così lontano quel tempo in cui per i figli e le figlie era madre e non mamma la parola con cui formulare per rispetto e tenuta di debita distanza ogni richiesta.
Oggi, quando mamma è per tutti la parola che richiama vicinanza, affetto o complicità, vale la pena di riflettere su quella differenza tra mamma e madre, sul dualismo che le parole sottintendono e che - riflettendo - ci permettono forse di capire e apprezzare di più su di una figura tanto importante e complessa nella vita di ogni persona e dell’umanità tutta.
Tornando proprio a questa giornata della mamma 2026, andando oltre il concetto di festa vorrei ricordarne alcune, madri alle quali simbolicamente dedicare un pensiero per affiancarle nelle difficoltà e nel dolore a tante mamme che fortunatamente vivono momenti positivi, costruttivi con uno sguardo rivolto al futuro. Prima di tutto un’attenzione va alle madri nelle zone di guerra che hanno perso figlie e figli o non sanno come rispondere ai bisogni urgenti di chi è vivo e si arrovellano per procurargli quanto necessario almeno alla sopravvivenza, affiancato ancora e nonostante a un sorriso e a una speranza di futuro. Da Gaza all’Ucraina, dal Libano al Sudan, all’Iran e agli ulteriori focolai di guerra meno noti ma numerosissimi, il dolore e il dramma di madri e mamme è giornaliero e tragicamente solitario.
Come non interrogarsi ancora sullo strazio della mamma di Chiara Poggi che, accumulati anni di dolore e sofferenza per l’uccisione di sua figlia, vede riaprirsi con violenza l’ipotesi di un nuovo colpevole e l’impossibilità del silenzio rispettoso su tanto dolore che non trova pace. O ancora,  la mamma della famiglia del bosco che aldilà di ogni giudizio (che non mi compete) è stata allontanata dai suoi bambini e non si da pace per la loro mancanza, e quell’allontanamento invalicabile nella convinzione che la scelta fatta sia quella sbagliata.
Solo tre ricordi che ne sottintendono tanti altri e che ci chiamano ad andare oltre la festa per la sua invadente retorica consumistica, ma non aldilà di un‘occasione di riflessione su quelle parole magiche - mamma e madre - e lo spessore incredibile di ciò che sottintendono e che sapremo poi comprendere anche di più e meglio quando le intrecceremo, riflettendoci, a papà e padre con l’ambizione, per vivere meglio, di fare i conti con la complessità in continuo mutamento di cui partecipano tutte le nostre vite.
Paola Ortensi

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