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Le 'nostre giocatrici' olimpiche e olimpioniche. Tutte sportive di gran livello

Le 'nostre giocatrici' olimpiche e olimpioniche. Tutte sportive di gran livello

Il meraviglioso protagonismo femminile alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. Medaglie e prestazioni straordinarie che raccontano storie di lavoro, tenacia, fatiche, sogni

Martedi, 24/02/2026 - Le 'nostre giocatrici' olimpiche e olimpioniche. Tutte sportive di gran livello / Il femminile di giornata ottantadue
Che le Olimpiadi si chiamino Giochi, volendo, apre a un mondo di suggestioni su cui riflettere: dal divertimento alla competizione, dall’abilità alla leggerezza e all’equilibrio, dalla gara alla sfida; uno spazio di libertà dove l’agonismo sportivo non deve essere mai mancanza di rispetto, mai mancanza di riconoscimento dell’altro nel gareggiare e un‘infinità d’altre considerazioni. Non a caso proprio per le Olimpiadi, Giochi simbolicamente universali sin dalla nascita nell’antica Grecia, le parole d’ordine sono: eccellenza rispetto, amicizia, affiancate alle parole latine: Citius, Altius, Fortius (più veloce, più alto, più forte).
Ed è certo che per interpretare il tanto che tutto questo evoca, per le XXV Olimpiadi invernali svoltasi dal 6 al 22 febbraio sulle montagne che unificano il Veneto e la Lombardia e hanno messo a braccetto Milano e Verona, città delle cerimonie di apertura e di chiusura, nel più significativo dei modi sia stato sin dall’inizio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E' arrivato attraversando Milano a bordo di un tram guidato da Valentino Rossi, si è tenuto misteriosamente di spalle nascondendosi alla vista degli atleti e dei bambini che giocavano,  passeggeri inconsapevoli di una così autorevole presenza che si è svelata solo alla fermata finale raccogliendo il gioco di un bimbo. Il bellissimo video ha trasmesso umanità e valori su cui il Presidente si è poi soffermato nella sua visita a Casa Italia, il luogo dove le atlete e gli atleti con i loro staff hanno trascorso il tempo di Cortina e dintorni tra una gara e l’altra, conoscendosi, riconoscendosi facendo nascere come sempre amicizie e relazioni forti. E' stato lo stesso Sergio Mattarella ad inaugurare Casa Italia indicandolo come simbolica porta di ingresso del Paese, capace di esprimere la sua quinta essenza nei suoi caratteri, nella sua cultura e nel suo stile di vita anche "dando il benvenuto a coloro che visitano il nostro Paese oltre le Olimpiadi; un benvenuto che esprime la vocazione italiana al dialogo, alla concordia, alla collaborazione“ ha sottolineato il Presidente, esprimendo un concetto che assume un valore più che significativo che si espande a tutto il Paese poiché gli atleti italiani di questa Olimpiade invernale appartengono a tante regioni.
Ma è qui che, quasi giocando, viene da dire che possiamo rivolgerci alle atlete, le nostre donne della neve e del ghiaccio alle quali, senza nulla togliere al valore degli uomini, ci piace dedicare qualche pensiero e riflessione, per quel segno di grandi medaglie e allori che hanno fatto scrivere, parlare, riflettere in modo partigiano su tante di loro da parte anche dell’informazione.
Ed eccola Francesca Lollobrigida che a fianco della sua incredibile prima medaglia in assoluto e d’oro conquistata nei 3000 metri sui pattini, sposta verso il centrosud la partecipazione olimpica, essendo romana. Una presenza, che in precedenza solo con Tomba, campione straordinario, aveva fatto scendere fino a Modena l’origine territoriale degli atleti. Francesca, con la sua storia e i suoi comportamenti, apre la finestra sulle giocatrici olimpiche, lei che con la medaglia d’oro al collo del primo giorno, corre ad abbracciare Tommaso il suo bimbo di tre anni che negli ultimi giorni di gara non aveva potuto avere con lei; lui per il quale aveva sospeso le gare per un periodo lungo, dopo cui riprende e con i suoi 35 anni ci regalerà ai Giochi anche un'incredibile seconda medaglia d’oro, ricevendo e mescolando complimenti e valutazioni le più varie sulle sue scelte di persona e atleta.
Considerazioni che diventeranno ancora favole, onori, psicologia gioia e allegria con Federica Brignone, la portabandiera femminile all’apertura. Lei, che dopo il dramma dell’ incidente di soli 10 mesi prima, terribile e dolorosissimo, era in gara per dimostrare la sua tenacia, la sua voglia di partecipare comunque e per dire a se stessa e, a chi la segue da sempre, che ci sarebbe stata comunque e avrebbe provato nonostante il timore, forse pensando che lei che ha scelto la tigre come simbolo, come dimostra il suo casco, non può tradirne l’audacia e la forza leggendaria. E quando, stravolgendo tutte e tutti, prima di tutto se stessa, ha vinto la medaglia d’oro nessun commento è forse più grande del suo, a parte Mattarella che le ha detto avvicinandosi: “ci contavo” quando, interrogata ripetutamente, ha dichiarato che forse aveva vinto perché pensava solo a dimostrare di poter sciare.
Giochi davvero segnati dalla tenacia - dalla tigna, si direbbe a Roma - ma soprattutto, forse, dalla leggerezza di chi si misura per puntare davvero alla base e arriva volando al vertice, come non mai. Una gioia per lei, per la squadra italiana degli atleti, un involontario suggerimento di riflessione per tanti. Un perseverare nella serietà, nella passione che da forza e risultati, insperati più che mai.
Forza e sostanza che di certo non sono mancati neanche a Sofia Goggia il cui bronzo, lei stessa considera abbia un valore immenso per le condizioni di quel giorno di gara in cui il momento di partenza si è allungato di molto riempito di un dolore sospeso, per le grida disperate dell’americana Lindsey Vonn rovinosamente caduta appena dopo pochi secondi di gara e soccorsa da un elicottero. Una vicenda generatrice d’ansia e angoscia che Sofia racconta aggiungendo altro, compreso il ricordo della sua amica compagna di squadra Eli Franchini venuta a mancare per malattia proprio tre anni prima, e che nel ricordare, Sofia aggiunge come, forse, sia stata proprio lei, in una gara così difficile per la situazione creatasi “ad aiutarla da lassù”.
Donne e atlete formidabili che formano una squadra umanamente indimenticabile anche perché l’età di molte le fa giocare in qualche caso forse per le ultime volte, considerata l’età a questi livelli. Eccolo allora il secondo oro olimpico venuto dalla staffetta mista nello short track “trascinata” da Arianna Fontana che giocatrice fuori da ogni statistica alla chiusura di queste Olimpiadi può raccontare di avere raggiunto nella sua storia la quattordicesima medaglia della carriera, ovvero di essere diventata l’atleta italiana più medagliata di sempre avendo sorpassato Edoardo Mangiarotti che per dirlo con un certo umorismo di medaglie ne aveva vinte una in meno, ovvero solo 13.
Ma le emozioni si sono succedute sempre più coinvolgenti, anche per la varietà delle discipline in cui spesso per la prima volta le atlete sono risultate medagliate e con l’oro come lo slittino volante, vinto dalla coppia azzurra, figlia dell’Alto Adige composta da Andrea Votter e Marion Oberhofer, a cui ha fatto seguito anche l’oro della coppia maschile. Un incrociarsi di donne e uomini che ha segnato anche medaglie come il bronzo nel pattinaggio artistico e altro. Un’umanità piena di sorprese che gioca, sportivamente sfidando se stessa col sorriso, come Miche la Maioli che il giorno prima della sua medaglia di bronzo, che si unisce a tante altre compreso un oro nella sua storia di mondiali e olimpiadi, nello snowboard cross, era caduta nelle prove e soccorsa dall’elicottero per le abrasioni sul volto, non ha pensato un attimo a presentarsi, il giorno dopo, per la gara e davvero giocando con parole e pensieri, ha detto, a chi l’accoglieva stupito della sua presenza dopo l’incidente: “pensatemi come una fenice che più che dalle ceneri rinasce dal freddo”. Aggiungendo poi al suo racconto la paura del giorno prima di non farcela data la caduta, ma anche quella forza che fa la differenza, ovvero, dice: "la famiglia, la squadra, il cuore, la voglia di vincere e di divertirsi ogni volta. Mi è scattato il click e sono scesa per la medaglia”.
Storie che si susseguono quelle di ogni medaglia, vinta e talvolta non raggiunta, raccontando sempre fatica, allenamento, cocciutaggine, caparbietà ma anche sogni, fatalità, speranza e sempre lo stupore della vittoria che appartiene anche a Lisa Vittozzi che nel biathlon ha vinto il suo oro, accompagnato anche da un argento, che è anche la prima medaglia per la specialità in cui si misura. Non è così un caso che Lisa nel gioire della sua vincita confessi come quest’oro  sia la risposta al suo sogno mai interrotto sin da quando era bambina. Un sogno premiato dall’oro e dalla gioia di divenire la portabandiera insieme a Davide Ghiotto (oro nell’inseguimento nel pattinaggio di velocità) della chiusura dei Giochi nell’Arena di Verona.
Giunte alla fine dalle tante angolature che si possono guardare, queste Olimpiadi con le 30 medaglie vinte dalla delegazione italiana, hanno comunque regalato una prestazione superlativa che inorgoglisce e che in diverse nuove discipline forse come per il tennis di Sinner invoglierà nuove giovani energie ad intraprendere quelle fantastiche discipline.
Ne è una conferma quanto racconta la romana Lollobrigida, che racconta delle tante informazioni richiestele sul pattinaggio su ghiaccio a cui ha dovuto rispondere, ricordando che in Italia di piste ce ne sono solo due e certamente non a Roma.
Ma a prescindere da questo,  è interessante tornare a ricordare quanti commenti hanno accompagnato il sottolineare il protagonismo femminile di queste Olimpiadi, l’originalità delle loro parole, del racconto di loro stesse che è andato molto oltre le gare, parlando di scelte di vita, di età che crescono senza che molte donne non mollino le loro ambizioni, di partecipazione e contemporaneamente di una vita anche oltre lo sport; e ancora il ruolo delle famiglie come allenatori, come capostipiti, madri e padri, di una passione che si è propagata, come vicinanza, come affettività energia insostituibile che, peccando consapevolmente di retorica, mi piace simboleggiare nell’abbraccio al di là di ogni convenzione del piccolo Tommaso alla sua mamma Arianna, a cui lo lega un filo indistuttibile, nello stupore di Federica Brignone per la sua stessa vittoria che neanche lei sa comprendere. Il tutto unito da un'energia di cui Mattarella è stato il vero grande testimonial.
Paola Ortensi 

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