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Le donne, non la legge: l’autocoscienza come prevenzione al mito della verginità

Le donne, non la legge: l’autocoscienza come prevenzione al mito della verginità

Che la cultura sia "progressista" o conservatrice, il mito anatomico della verginità è un'arma contro le donne. O fanno troppo sesso o non ne fanno abbastanza, comunque vengono definite in base al membro maschile. Su queste basi si è diffusa la pratica

Lunedi, 23/02/2026 - La verginità altro non è se non un concetto antiscientifico che dà spazio a un solo rapporto: quello eterosessuale tra persone abili in cui l’uomo vince e la donna perde, l’uno in condizione di superiorità, l’altra di inferiorità.
È un mito perché l’imene è una membrana elastica e non uno strato di pelle che copre l’apertura vaginale, se così fosse non sarebbe possibile la fuoriuscita del sangue mestruale. Infatti anche in quei rari casi in cui la bambina appena nata ha l’imene sigillato, viene effettuata un’operazione a pochi giorni di vita affinchè il menarca possa fare il suo corso. Le donne che invece narrano la fuoriuscita di sangue durante il rapporto sessuale confondono la presunta (e non possibile) rottura dell’imene (che contiene un numero irrisorio di vasi sanguigni) con la lacerazione delle pareti vaginali causata, spesso, da scarsa lubrificazione.1
L’imene inoltre apparire con varie forme, tra le altre: anulare (noto anche come circonferenziale), a mezzaluna e fimbriato (con proiezioni simili a dita).2 Non sarebbe pertanto possibile comprendere se quelle che paiono delle lacerazioni non sono altro che una tra le forme con cui l’imene si presenta.
Per secoli però si è creduto a tale mito, senz’altro rafforzato, dalla diffusa misoginia a cui contribuì il noto padre della psicanalisi: Sigmund Freud. Egli infatti non esitò, da un lato, a sminuire la rilevanza dello studio dell’anatomia femminile e, dall’altro, a sbandierarne presunte caratteristiche. La donna viene considerata irrazionale, vittima delle sue pulsioni e di una condizione manchevole in quanto priva dell’organo sessuale maschile e completa solo in quanto costola dell’uomo e madre, idealmente, di un figlio maschio.3
Per rafforzare la volontà di superare tale mito anatomico è anzitutto bene comprenderne la gravità, la quale è evidente in alcune testimonianze tratte da 'The Hidden face of Eve' di Nawal al-Sa'dawi.4 La scrittrice narra di mariti che perforano la vescica delle "loro" mogli (spesso minorenni) per verificare se sono vergini. Inoltre, racconta di giovani ragazze portate nella sua clinica a causa di dolori addominali, per poi scoprire di avere anni di sangue mestruale bloccato nel corpo perché appartenevano alla piccola percentuale di bambine nate con l'imene sigillato e non avevano ricevuto l'intervento chirurgico appropriato. Un altro esempio è l'omicidio di una ragazza in quanto ritenuta "non vergine", per poi scoprire, tramite autopsia, che la stessa non era incinta e il gonfiore addominale era dovuto al flusso mestruale trattenuto all’interno del corpo. A ciò si aggiungono madri preoccupate perché le loro bambine erano cadute in bacinelle con acqua bollente, temendo non per la loro vita o salute, ma per le conseguenze dell’incidente sull'imene. Tale preoccupazione non è tuttavia da biasimare essendo legata alle terribili conseguenze che subiscono le ragazze quando non sanguinano durante la prima notte di nozze, ossia l’omicidio per tutelare "l’onore familiare".
Per verificare la verginità quindi, donne e bambine vengono sottoposte a cosiddetti test di verginità. Ciò, ad esempio, in seguito a una denuncia di violenza sessuale, traumatizzando così la vittima e violando diversi standard etici della professione medica.5 Ancora, i certificati di verginità vengono richiesti, in alcuni contesti socio-culturali, prima del matrimonio, sotto la minaccia di ostracismo o violenza.6
La misoginia alla base del test di verginità è evidente: la donna deve rimanere “sigillata” finché non avviene lo scambio padre-marito e non viene usata sessualmente per la prima volta dal marito, al quale fornirà eredi maschi.
Nella società patriarcale infatti, le donne non sono neutralmente diverse dagli uomini, ma inferiori, soggiogate e dominate.7
Le istituzioni, le relazioni sociali e l'organizzazione del lavoro progettate dagli uomini sostengono il potere maschile e la subordinazione femminile. Attraverso la legge, la religione e la famiglia nucleare (e dunque il matrimonio e l’istituzione dell’eterosessualità), le donne sono oppresse e sfruttate, ed entrambi i sessi sono socializzati per mantenere i privilegi degli uomini e i fardelli delle donne.8 Il marito subisce il cruccio del lavoro esterno, in capo alla moglie invece pesano: il lavoro riproduttivo (con cui produce nuova forza lavoro), quello di cura e domestico spesso in aggiunta al lavoro retribuito.9 Pertanto, attraverso il matrimonio, le donne vengono vincolate a un'istituzione che garantisce il patriarcato e mantiene l’obbedienza agli uomini.10
La verginità si inserisce in questo contesto come involucro attorno ai genitali della donna, protagonista dello scambio tra due famiglie: quella del padre e la famiglia futura che verrà ad esistenza tramite l’utilizzo sessuale della moglie da parte del marito.11
In seguito al suddetto esame del contesto che favorisce e perpetua tale pratica è bene chiarire che la stessa viola molteplici diritti: l’autodeterminazione, la salute, l’uguaglianza, la vita, a cui si aggiunge il divieto di trattamenti umani e degradanti. In tal senso, nel 2018, l’O.M.S. decise tramite un Interagency Statement di denunciare l’antiscientificità e i danni di tale pratica chiedendo agli stati, ai singoli professionisti e alla società civile di opporvisi.12
Un breve sguardo al panorama globale, prendendo come esempio taluni sistemi giuridici, fa comprendere la necessità del suddetto documento.
Anzitutto l’Egitto in cui il diritto alla salute di alcune manifestanti venne leso, con la pratica in discorso, durante le proteste del 2011 contro il Capo di Stato, violando dunque anche la libertà di riunione.13 Tuttavia nonostante una sentenza del tribunale amministrativo, la quale dichiarò tali pratiche in contrasto rispetto a molteplici disposizioni della Costituzione egiziana, il legislatore non si attivò sul punto, nemmeno in seguito all’Interagency Statement dell’O.M.S.
Un altro esempio è il Pakistan in cui la sentenza della Lahore High Court del 2021, seguita da linee guida sul punto, non eliminò il virginity test. Infatti tali linee guida stabilirono che l'esame medico-legale della vittima dovesse essere intrapreso solo su ordine giudiziario ai sensi del Women Protection Act (2006) e dopo il consenso scritto ottenuto dalla sopravvissuta o dai suoi genitori in casi di minore di diciotto anni.14
Ancora, con riguardo alla condizione delle donne in Afghanistan, vi è stato un impegno soltanto officioso e intermittente al contrasto della violenza di maschile contro le donne a trecentosessanta gradi (ivi incluso l’eliminazione del virginity test). L’articolo 640 del codice penale prevede due requisiti, che devono essere alternativamente presenti per condurre il test di verginità. Tuttavia, non solo tale forma di contrasto è soltanto parziale ma anche, tali condizioni spesso non sono rispettate dalle autorità che richiedono o praticano il test di verginità.15
Relativamente alla Turchia poi, un decreto del Ministro della giustizia nel 1999 vietò il test di verginità in assenza di accuse di violenza sessuale, con la necessità di procedere su ordine del giudice e al solo fine di raccogliere materiale probatorio.16
Con riguardo allo Stato sudafricano, il Children Act all’articolo 12 espressamente vieta il test di verginità sotto i sedici anni d’età in assenza del consenso e di “proper counselling”, prevedendo anche in questo caso un divieto solo parziale.17
In India invece, una sentenza del 2013 dichiarò incostituzionale il test di verginità e considerò irrilevante la vita sessuale della donna nei casi di violenza sessuale.
Emerse in particolare che il test di verginità violasse l’autodeterminazione, l’integrità e la dignità, iscritte nella Costituzione indiana. Ciò venne ribadito nel 2022 con una sentenza della Corte costituzionale indiana, la quale si concluse con una disposizione, più simile a un atto legislativo, che dichiara colpevole di “misconduct” chi conduce il test di verginità sulla persona offesa nei reati sessuali. Ancora, nel 2023, quanto statuito l’anno precedente venne esteso alle donne oggetto di custodia cautelare.
Diverso rispetto all’ordinatamente indiano è quello del Regno Unito, che nel 2022 si occupò sia del virginity test sia dell’imenoplastica inserendo apposite disposizioni nell’Health and Care Act.
Tale legge ricomprende appositi articoli volti a definire in cosa consistono le suddette pratiche e non solo punisce chi effettua il virginity test ma anche le seguenti condotte: «carry out, offer or aid and abet».
Ben diversa dalla legge britannica è quella francese (la LOI n° 2021-1109 du 24 août 2021 confortant le respect des principes de la République) che vieta il test di verginità ma non l’imenoplastica, prevedendo quindi una tutela più debole.18
La legge deve essere quindi intesa come uno strumento utile, nel breve termine, per contrastare la violenza contro le donne. Tuttavia, come chiarito da Audre Lorde: «the master's tool will never dismantle the master's house».19 Pertanto, anziché fare affidamento sulla legge, giova considerare la soluzione proposta dalle femministe radicali. Il sistema giuridico infatti è costruito su modello maschile e poi, ingenuamente, universalizzato: garantiva, in principio, diritti ad (alcuni) uomini per poi espandere la sua tutela regalando le briciole alle donne, le quali hanno dovuto lottare per essere tutelate. Spesso però la legge non ci tutela in quanto donne, anzi, ristringe l’accesso a pratiche come l’aborto, ignora le necessarie garanzie legate alla maternità, e invece di vietare in toto la lesione del nostro sesso, ritaglia margini di tutela per il maschio. Nei sistemi penali accusatori (tra cui l’Italia e quelli di common law come il Regno Unito), l’imputato ha infinite garanzie, senz’altro superiori a quelle della persona offesa. Il processo per reati sessuali (e non solo) non è altro che una minuziosa equazione di sottrazioni e addizioni al fine di tutelare al meglio lo stupratore, il femminicida, il pedofilo. Ampio spazio è lasciato al difensore dell’imputato per mettere in pratica la sua cinica strategia al fine di evitare la, necessaria, punizione del reo. Questa è la legge, questo è come viene applicata.
La prigione non rieduca, ma alla vittima chi pensa? Non la legge, non il sistema penale.
È quindi necessario lasciare spazio ad altre soluzioni, a vantaggio delle donne.
Fin dagli anni ’60, il movimento femminista radicale ha indagato le radici della struttura patriarcale. In particolare, negli spazi separati, si è evidenziata la dimensione collettiva dell’oppressione subita da ciascuna: durante la prima infanzia, il lavoro, le relazioni con gli uomini e i sentimenti verso il proprio corpo.20 Le pratiche di un tempo non vanno abbandonate. Il femminismo radicale infatti invita a conoscere i propri corpi di donna, sia da sole sia rispecchiandosi nelle esperienze delle altre.21
L’autocoscienza e gli spazi separati permettono quindi alle donne di sopravvivere all’interno del patriarcato, capendo ad esempio che la verginità è una pericolosa menzogna e che i corpi femminili sono ben distanti dalla pornificazione rifilata da ogni angolo della società. L’obiettivo finale è più ambizioso: non si può accontentarsi di un contentino riformista, mantenendo quegli stessi “master’s tools” denunciati da Lorde.22
In molti stati anche le riforme stesse non vietano il test di verginità, e i pochissimi ordinamenti che lo vietano non lo eliminano. Invece di una legge che abbia l’ambizione e l’ingenuità di salvare le vite di bambine sfortunatamente nate nel patriarcato, è bene introdurre quelle bambine, ragazze e ogni donna all’autocoscienza, entro spazi separati. Le donne, tante e insieme, conoscendosi, ascoltandosi e comprendendosi possono eliminare il mito della verginità, e ogni arma dell’oppressione del maschio.
Le donne quindi, non la legge.
Ad oggi, i principi fondamentali del femminismo radicale possono prosperare attraverso strumenti digitali (ad esempio, attraverso pagine web e webinar gestiti da femministe radicali) e reti transnazionali che facilitano la circolazione della teoria, la consapevolezza collettiva e l'organizzazione politica.23
Sulla via della liberazione, la profondità della sorellanza, gli interessi condivisi e la formazione di un movimento incentrato sulle donne che si oppone alla violenza, all'oppressione e alla gerarchia possono essere imperfetti e generare divergenze interne, ma rimangono essenziali per articolare la necessità di una trasformazione rivoluzionaria.
Pertanto, entro i limiti degli approcci esistenti, gli sforzi contemporanei del femminismo radicale per contrastare l'oppressione delle donne e pratiche dannose come il test di verginità, devono far rivivere i metodi femministi radicali, ossia l’autocoscienza e il separatismo. Il separatismo infatti non è “estremo” (la violenza patriarcale sì invece) ma piuttosto un principio fondamentale del femminismo, poiché la coscienza femminista richiede la separazione dalla cultura maschile.24 È quindi necessario separarsi dagli uomini, dalle istituzioni maschili, dalle relazioni eterosessuali, dai ruoli e dalle attività "femminili" definiti e gestiti a beneficio degli uomini per il mantenimento del potere maschile. Questa separazione favorisce l'indipendenza, la libertà, la crescita, la sicurezza e la salute delle donne; valorizza il dialogo tra donne all'interno di gruppi di autocoscienza.
Frequentando ambienti riservati alle donne si può smantellare il condizionamento interiorizzato della sottomissione ai bisogni e ai desideri maschili. In questi ambienti riservati alle donne, il dialogo, la discussione e l'esercizio della propria creatività sono benvenuti, aumentando così la consapevolezza della diversità dei corpi femminili, normalizzandoli, condividendo le esperienze di ogni donna e comprendendo l'oppressione comune.
È così possibile rifiutare la cultura del singolo seno, della singola vulva e del singolo corpo scarno e glabro, senza sessualizzare la nudità. Un corpo, quindi, liberato dal trucco e dai pizzi, dalla ceretta che strappa i peli, dal laser che li brucia, dalle mani degli uomini che lo possiedono e lo oggettificano. Dobbiamo essere liberate da oggetti e pratiche che limitano i nostri movimenti e creano, nel migliore dei casi, disagio e, nel peggiore, dolore.
Attraverso autocoscienza e spazi separati, le donne possono finalmente arrivare a comprendere come sono fatte, senza credere a menzogne patriarcali come la verginità.

Note
1. N. BROCHMANN, E.S. DAHL, The Wonder Down Under, Yellow Kite, Londra 2019.
2. Mishori, R., Ferdowsian, H., Naimer, K., Volpellier, M. and McHale, T. (2019) The little tissue that couldn’t–dispelling myths about the Hymen’s role in determining sexual history and assault. Reproductive health [online]. 16, 1-9, p.3.
3. L. IRIGARAY, Speculum: dell’altro in quanto donna, Feltrinelli Editore, Milano 2017.
4. Nawal al-Sa’dawi, (1977) The Hidden Face of Eve. Zed Books.
5. WHO, UN WOMEN, UN Human Rights Office, Eliminating Virginity Testing: An Interagency Statement, 2018, disponibile su: https://www.un.org/en/, p.7.
6. WHO, UN WOMEN, UN Human Rights Office, Eliminating Virginity Testing: An Interagency Statement, 2018, disponibile su: https://www.un.org/en/;
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7. MacKinnon, C. (1987) Feminism Unmodified. Cambridge, MA: Harvard University Press;
Mackay F., (2015) Finn Mackay on radical feminism. Theory Culture and Society [online].
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10. Rubio-Marín, R. (2015) The (Dis)Establishment of Gender: Care and Gender Roles in the Family as a Constitutional Matter. International Journal of Constitutional Law [online] 13.
11. Mackay F., (2015) Finn Mackay on radical feminism. Theory Culture and Society [online].
12. WHO, UN WOMEN, UN Human Rights Office, Eliminating Virginity Testing: An Interagency Statement, 2018, disponibile su: https://www.un.org/en/.
13. Human Rights Watch, Egypt: Military ‘Virginity Test’ Investigation a Sham, 9 novembre 2011, disponibile su: https://www.hrw.org/;
Egyptian MP calls for women to undergo virginity tests before being admitted to university, The Independent, 1 ottobre 2016;
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Human Rights Watch, Afghanistan: End ‘Moral Crimes’ Charges, ‘Virginity’ Tests President Ghani Should Honor Pledge not to Arrest Women Fleeing Abuse, 25 maggio 2016, disponibile su: https://www.hrw.org/.
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France plans punishment for 'virginity tests', BBC, 6 ottobre 2020;
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