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La parola pubblica di Laura Mattarella, preludio di un nuovo percorso?

La parola pubblica di Laura Mattarella, preludio di un nuovo percorso?

La figlia del Presidente della Repubblica ha rilasciato interviste, uscendo da un silenzio che è stata la cifra del suo lavoro accanto a Sergio Mattarella

Martedi, 10/03/2026 - La parola pubblica di Laura Mattarella, preludio di un nuovo percorso? / il femminile di giornata ottantaquattro
Il preludio, quale breve brano musicale introduttivo, nel tempo è divenuto anche "pezzo musicale autonomo” per arrivare, in senso figurato ad introdurre un evento, un fatto, una spiegazione, un’idea; ed è quanto davvero si addice alle riflessioni che Laura Mattarella ha concesso per la Giornata della Donna nell’8 marzo 2026, in un’intervista al TG 3. Un contributo che ha aperto, e fatto davvero da preludio, a quanto il giorno dopo al Quirinale, suo padre e Presidente della Repubblica, ha voluto sottolineare durante la cerimonia organizzata in occasione degli 80 anni del voto alle donne (10 marzo 1946) anche soffermandosi sul lungo cammino compiuto, prima e dopo quella data, su cui è importante riflettere prendendo come riferimento quel 2 giugno 1946 in cui tantissime donne parteciparono alla nascita della Repubblica in Italia.
Dopo dieci anni di silenzio Laura Mattarella ha rilasciato un'intervista al mensile Vogue (nr gennaio) del mensile VOGUE, rispondendo a domande sulla sua scelta e sulla sua modalità di affiancare il padre Sergio nella rappresentanza alla Presidenza della Repubblica. A breve distanza, con chiarezza e concretezza, risponde alle domande della giornalista Rita Cavallo del TG 3 in occasione della Giornata Internazionale della Donna, spiegando con efficacia come il voto alle donne nel giugno del 1946 abbia rappresentato il riconoscimento del ruolo sociale, economico, famigliare che ha accompagnato il lungo cammino delle donne, esemplificando concretamente anche il loro decisivo contributo economico e sociale nelle due guerre mondiali. Un riconoscimento che, se nell’articolo tre della Costituzione garantisce una piena parità, nella realtà indica come sia ancora molta la strada da percorrere. Tante, ha sottolineato poi, sono le donne arrivate ai vertici - dalla Corte Costituzionale alla Cassazione fino alla presidenza del Consiglio - ma sono considerate eccezioni, mentre è alla normalità del riequilibrio dei ruoli che bisogna arrivare, superando l'idea della straordinarietà.
Considerazioni analoghe ad alcune di quelle espresse dal Presidente Mattarella il 9 marzo, con il suo consueto stile e modo di esprimersi. "La normalizzazione non sarà possibile finché - ha sottolineato Laura Mattarella - ci si confronterà con un modello maschile sul lavoro ed un modello femminile dentro casa".
Ribadito e sottolineato il significato culturalmente importante e decisivo di quel 2 giugno 1946, coinciso col ritorno alla democrazia del Paese, si è soffermata sul problema della compatibilità per una donna tra il lavoro e la cura della famiglia. Partendo dall'esperienza personale di madre di tre figli, e avendo sempre lavorato e ascoltato tante voci e opinioni femminili, ricorda le tante difficoltà presenti e il molto che c'è ancora da fare affinché la maternità non sia vissuta con la fatica e le difficoltà di conciliare il lavoro di cura con attività professionali. Ha sottolineato, riflettendo prima di rispondere, come la maternità sia purtroppo ancora percepita come un ostacolo al lavoro. Ed è proprio su questo tema che è interessante osservare come Laura Mattarella aveva risposto, in precedenza, alla Direttrice di Vogue , Francesca Ragazzi, circa la scelta di affiancare il padre nella carica di Presidente della Repubblica. Accanto alla riflessione di come, seguendo il padre, avesse scelto di interrompere la sua carriera di avvocata, la risposta di Laura Mattarella non ha avuto sfumature di se o ma, affermando come la sua sia stata “una scelta libera, responsabile e ponderata" condivisa con il padre e, ovviamente, con il marito. "Abbiamo valutato ogni possibile aspetto della questione. Devo dire che il fatto che i miei figli, all’epoca della prima elezione, dieci anni fa, fossero già abbastanza grandi è stato un elemento dirimente. Ho considerato un dovere ed anche un onore stare vicino a mio padre in occasioni ufficiali della Repubblica, in un ruolo che mia madre avrebbe svolto certamente meglio. Per il resto posso solo aggiungere che, al mondo, oltre alle soddisfazioni professionali, ci sono tante altre gratificazioni anche molto più grandi”.
A tale proposito, sempre ffacendo riferimento all’intervista di Vogue è interessante sintetizzare la risposta alla domanda circa il significhato di essere la first lady della Repubblica italiana e se ci sono regolamenti, codici, prescrizioni da seguire o divieti da rispettare. “Il ruolo di first lady in Italia non è previsto -  ha risposto -. La presenza di un accompagnatore/trice ufficiale è una mera convenzione perché non c’è nulla, nel nostro ordinamento che preveda un ruolo pubblico assegnato al coniuge o, come nel mio caso, alla figlia del Presidente della Repubblica. L’espressione inglese first lady è divenuta di uso comune per comodità pratica, ma nei protocolli del cerimoniale in Italia e all’estero, vengo indicata semplicemente come Signora Laura Mattarella ed è giusto così".
Ma tornando all’intervista dell'8 marzo, la serietà - direi - con cui Laura Mattarella ha risposto alle domande chiave che si pongono le donne l’ha messa in luce, il giorno successivo al Quirinale, seduta accanto al Presidente della Repubblica e alla Presidente del Consiglio, con un’immagine nuova, inedita. Quasi che quelle sue considerazioni ufficiali per la prima volta ne avessero evidenziato la capacità di valutazioni politiche, a lungo ignorata e sottovalutata.
Forte l’impressione che ad ogni intervento - da quello della conduttrice, la cantante Malika Ayane, alla ministra Eugenia Roccella, e poi l’attrice Benedetta Porcaroli, la storica Giulia Galeotti, la velista Caterina Banti, la scrittrice Cristià ian Cassar Scalia e Amalia Ercoli Finzi, prima donna laureata in ingegneria aerospaziale, che con i suoi 87 anni ha sottolineato con l’entusiasmo e l’energia di una ragazza come “le donne laureate in Italia hanno avuto il diritto di voto quarant’anni dopo gli uomini analfabeti” si affiancasse, da protagonista, anche quello, di qualche ora prima, di Laura Mattarella.
Una sensazione ancor più viva quando la parola l’ha presa Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica per tutte e tutti noi ma ”soltanto” il padre per Laura.
Il Presidente nel suo discorso con efficacia ha ricordato l’importanza del voto delle donne il 2 giugno del 1946 che “poneva fine a una secolare storia d’emarginazione” e col voto delle donne garantiva “un apporto decisivo alla democrazia” avviando una vera rivoluzione “dopo secoli di subordinazione”, facendo passare la condizione delle donne in molti casi da concessione a diritto.
Importante in questa direzione l’elenco delle leggi, ricordate da lui che da quel momento hanno migliorato e riconosciuti dei basilari diritti femminili. Più forte e dinamica una società che investe sulle donne, ha aggiunto ancora, precisando l’importanza del sostegno alla maternità ed aggiungendo come a tutt’oggi sia paradossale ma necessario occuparsi di violenza di genere. Ascoltare Sergio Mattarella e correlare le sue parole a quelle di sua figlia, per chi le avesse ascoltate solo 24 ore prima, avrebbe reso evidente quale sintonia le intrecciasse e quanto significativo ed emozionante fosse stato il preludio di Laura all’intervento di suo padre, il Presidente della Repubblica italiana.
Paola Ortensi

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