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Il Gineceo di Angela Maltoni in mostra a Forlì

Il Gineceo di Angela Maltoni in mostra a Forlì

Appena conclusa all’Oratorio San Sebastiano di Forlì la quindicesima edizione della mostra voluta da UDI Forlì – Archivio UDI Forlì Cesena

Mercoledi, 28/07/2021 - Si è appena conclusa all’Oratorio San Sebastiano di Forlì, la quindicesima edizione della mostra voluta da UDI Forlì – Archivio UDI Forlì Cesena in occasione della Festa della Donna. Slittata per i problemi legati alla pandemia, l’inaugurazione è stata posticipata dalla data scelta dell’8 marzo 2021 a quella del 25 giugno. Questa mostra testimonia che, anche in questo particolare momento di difficile situazione del paese, UDI Forlì – Archivio UDI Forlì Cesena, aveva scelto di non rinunciare all’ormai consueto appuntamento con l’arte al femminile. E se, le condizioni oggettive non hanno consentito il naturale svolgimento della mostra nelle date prescelte, questo non ha compromesso un'esposizione davvero pregevole che l’artista Angela Maltoni ha offerto ai tanti visitatori e visitatrici che hanno potuto goderne.
Fin dal titolo, GINECEO, l'iniziativa ha suscitato grande curiosità e interesse sostenuti anche dalla lunga attesa che è stata necessaria per vedere esposte le opere di Angela Maltoni – artista conosciuta ed apprezzata a livello nazionale e non solo.
Curata da Angelamaria Golfarelli e realizzata con il contributo del Centro Donna e di Coop Alleanza 3.0 la mostra forlivese si è aperta alla presenza dell’Assessora alle Pari Opportunità Andrea Cintorino e di Enrica Bagnoli (in rappresentanza di Alleanza Coop 3.0). La scelta, come sempre, è stata quella di esporre un’artista donna che con il suo talento desse risalto e senso ad una Festa che, sempre più spesso meno valorizzata, necessitava di nuova linfa e nuove proposte.
Maltoni è laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 2005 e ha un corposo curriculum di esposizioni collettive e personali. E' stata vincitrice di importanti premi d’arte e critica. Il suo lavoro è realizzato prevalentemente con la penna biro ma non mancano anche, nelle sue opere contaminazioni con chine, colori ad olio o acrilici. In questa mostra che già dal titolo svelava in parte il percorso, sono stati i corpi spesso “messi a nudo” delle sue donne a raccontare un viaggio che l’arte vuole intraprendere focalizzando la sua attenzione sul mondo femminile.

Nello scritto di apertura del catalogo della mostra la curatrice titola: “Nel Gineceo delle occasioni illese”, il commento letterario alle opere della Maltoni, utilizzando le parole poetiche di Marina Cvetaeva che citano:
“Forse la vittoria migliore / sul tempo e sulla gravità è / passare senza lasciare tracce, / passare senza lasciare un’ombra / sulle pareti… “ ( da Insinuarsi…)

La rivisitazione moderna di alcuni termini ormai ritenuti obsoleti riporta a considerare, attraverso assonanze a volte ambigue, il senso di un vocabolo che, trasferito nel linguaggio corrente, perde il suo senso originale per contaminarsi con quello declinato nel presente. Lo è in questo caso il titolo di questa mostra che, partendo da un luogo antico quale era il Gineceo greco, oggi si traduce in una nuova definizione dove il femminile più emancipato (ma non ancora completamente liberato) elabora le sue strategie di relazione attraverso il confronto con le altre donne, tessendo, questa volta non materialmente ma solo metaforicamente, quella rete di solidarietà che spesso ancora fatica a realizzarsi.
Come ogni anno, quindi, anche in questo difficile 2021 UDI Forlì – Archivio UDI Forlì Cesena ha deciso di non perdere l’occasione dell’8 marzo – Giornata internazionale della Donna – per sostenere quello che in questo momento pare ancora più minacciato del solito, cioè il ruolo e l’immagine della donna nella società attuale, durante la faticosa situazione della pandemia. E se il Gineceo greco era un luogo di esclusione dove le donne erano relegate perché impossibilitate a frequentare gli stessi ambienti degli uomini e dove potevano svolgere solo i ruoli marginali di filatrici e tessitrici (ma non per questo silenziose...), quello che abbiamo voluto rielaborare per questa mostra è un Gineceo aperto e voluto dove le donne, attraverso la straordinaria potenza dell’arte, possano trovarsi per condividere idee e parole, e dare vita ad una profonda e partecipata unione. Qui, attraverso le opere di Angela Maltoni, le donne sceglieranno di identificarsi ed esprimere sé stesse con parole nuove e propositi fermi e non subiranno alcuna censura.
Così, le figure solitarie di Angela saranno erme/sibille parlanti che trovano, nell’indugiare sulla propria essenza interiore, l’energia per proiettarsi verso l’esterno (e l’altro) e nel loro essere nude non dovranno per forza incontrare quegli ostacoli materiali a lasciar fluire plurime personalità da un unico corpo. E sembra evaporare o dissolversi l’anima dell’alter ego che mai represso o sconfitto può naturalmente convivere con l’originaria figura da cui pare separarsi. L’artista indaga con una tecnica lenta (quella della pittura con la penna biro) l’intima e complice dimensione femminile ripetendo attraverso il rituale del segno quella spirale inconsapevole di un gesto che si traduce in forma ogni qual volta la relazione fra l’azione e il pensiero si infrange in uno sguardo.
Angela Maltoni nei suoi lavori colloca le figure in luoghi disadorni e spogli dove l’assenza di suppellettili e arredi non offre distrazioni a chi guarda. Perché il soggetto delle sue opere è la donna nelle sue trasformazioni/metamorfosi, che si compiono interiormente ed esteriormente senza mediazioni e “l’altra”, la creatura finalmente liberata, si apre attraverso una reale dematerializzazione alla frammentata separazione (mai del tutto compiuta) delle carni. Ed è attraverso un raggio di luce o nella sua assenza che i corpi apparentemente fragili invece si caricano dell’energia della fusione negli altri o della leggerezza che consente loro la fuoriuscita. Quasi fantasmi o esseri clonati che, entrando o uscendo dal corpo prescelto, ne incarnano non solo le sembianze fisiche ma anche il pesante carico emotivo che a volte in essi finalmente si libera dal corpo primitivo per svuotarlo delle troppe contraddizioni. E questo sapiente trasferimento è attraversato da visioni oniriche che si dissolvono attraverso la suggestione di un piumaggio leggero, nella fisicità delle forme. Ma è anche in rimandi infantili che queste opere si infrangono sollecitando quel mistero mai risolto che ci vedeva, da bambine, a cercare in luoghi dove nessuno mai avrebbe pensato di trovarci, quell’esplorazione di noi stesse che, oltrepassando le incognite ovvie di negazioni e castighi, ci dava l’occasione di addentrarci nelle nostre più intime solitudini, senza sporcarci con le morbose ossessioni che la censura degli adulti rendeva “peccati”. Ed erano spesso proprio le soffitte, le cantine o le scure stanze degli anziani di casa i luoghi in cui ci si rifugiava. Celando la naturale evoluzione dei corpi e delle menti nell’ipocrisia silenziosa che, avvolgendo tutto dentro assurdi e claustrofobici “abiti di contenimento”, imprigionava l’esuberante esplosione di curiosità dentro i supplizi inquisitori che tendevano a privarci dei desideri. Mentre le donne di Angela Maltoni, adagiate in un’interezza che le mette completamente a nudo o dimezzate dall’abbraccio delle ombre, rappresentano un femminile deciso e risoluto che quando si cela o si svela comunque mai si nasconde. E la bellezza spogliata dalla seduzione esercita, senza alcun illusorio artificio, la rigorosa rappresentazione di un io riflesso cui non è concessa l’estraneità di uno sguardo. Sono così autentiche e al tempo stesso irreali le creature che la Maltoni realizza che diventano significanti ed imperturbabili immagini di una unicità così complessa da necessitare l’evasione dagli aspetti più accattivanti e “decorativi” per concedersi, nell’arte, a quella cruda e profonda verità che scinde l’essere dall’illusione.
Un Gineceo che in realtà si concretizza con una sola donna: l’artista che, capace con il suo talento di dare forma anche ai vissuti altrui, riflette in tutte le donne quella condizione privilegiata di essere una e tante, così come tante e una sola vorremmo sentirci unite e capaci di sostenere nei complicati cambiamenti che ci attendono, le nostre rispettive forze e fragilità.


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