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GERMANIA / 8 marzo 2026: diritti delle donne tra violenza, disuguaglianze e guerra

GERMANIA / 8 marzo 2026: diritti delle donne tra violenza, disuguaglianze e guerra

ReteDonne e V. fa il punto sui principali problemi delle donne in Germania, tra cui la violenza e il divario retributivo di genere

Sabato, 07/03/2026 - Riceviamo e pubblichiamo
Amburgo. 8 marzo 2026: diritti delle donne tra violenza, disuguaglianze e guerra

A trent’anni dall’approvazione della legge sulla violenza sessuale in Italia, il tragico bilancio dei femminicidi e delle violenze non solo continua senza sosta, ma le donne devono ancora scendere in piazza per ribadire che “senza consenso è stupro”.
Il governo guidato da una donna, Giorgia Meloni, rimette in discussione la definizione di consenso e il suo ruolo nella qualificazione del reato. Sempre il governo Meloni ha bocciato la riforma del congedo parentale. Il congedo di paternità obbligatorio rimane fissato a soli 10 giorni. Il carico della cura dei figli continua quindi, anche per legge, a gravare maggiormente sulle spalle delle donne.
L'accesso al mercato del lavoro e le possibilità di carriera alle donne continuano a non essere favoriti, perché la donna continua a essere considerata “non affidabile”.
In Germania, ogni giorno un uomo tenta di uccidere la sua partner o ex partner; ogni due giorni ci riesce. Il numero dei reati di violenza domestica è in continuo e costante aumento. Solo nel 2025 è stata approvata la Gewalthilfegesetz, la legge volta a favorire assistenza e sostegno alle donne vittime di violenza. L’assassinio di una donna perché donna, il cosiddetto femminicidio, non è tuttavia riconosciuto come un reato autonomo. Il termine “femminicidio”, inoltre, viene usato raramente anche dalla stampa.
Nella civilissima Germania, il divario retributivo di genere non corretto è del 16%. In pratica, le donne guadagnano il 16% in meno all’ora rispetto agli uomini.
E poi nel mondo c’è la guerra. Una guerra spesso associata all’idea di inevitabilità: preventiva, giusta, veloce, morale, combattuta per proteggere qualcosa, come la democrazia, ad esempio. Ma la democrazia si fonda, al contrario, sull’autodeterminazione. La guerra, figlia di interessi economici e del patriarcato, è terreno fertile per il militarismo e per l’autoritarismo. Porta con sé controllo, aggressività e normalizzazione della violenza in ogni aspetto della vita sociale. Guerre in cui i corpi delle donne vengono usati come campi di battaglia, in un mondo in cui alcuni arrivano a definire la pace un’ingenuità.

Viviamo dunque l’8 marzo come una giornata di impegno e di responsabilità collettiva, da parte di tutte e di tutti. Rivendichiamo che la democrazia non è la forza degli eserciti, ma la libertà e la sicurezza di tutti e soprattutto delle donne: tra le mura domestiche, per le strade, in ogni spazio pubblico, in ogni angolo del mondo.

Luciana Mella (Presidente associazione ReteDonne. e.V)





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