"... Oltre due decenni di abuso di social, senza educazione e formazione alcuna, o pochissima, hanno normalizzato lo sguardo collettivo sui corpi, sulla sessualità, sulle relazioni fino a deformarlo, tracimando la violenza delle piattaforme del porn."
Sabato, 22/11/2025 - In giro per l’Italia per formazioni, dibattiti, incontri, presentazioni di libri mi capita spesso di affrontare lo sgomento, la stanchezza, la paura e l’impotenza nelle domande di donne e uomini di varie età che incontro: “Cosa abbiamo sbagliato? (chiedono le generazioni più anziane); Come faremo a uscire dalla violenza sempre più pervasiva? (chiedono le generazioni più giovani); Cambiare si può ancora, e con quali strumenti? (chiedono entrambe)”. Le notti di una donna che ragiona sono piene di incubi, scriveva Adrienne Rich. Ogni anno, allo scoccare del 25 novembre, si prova la disperazione della penosa conta delle donne uccise in ambito familiare, e cresce la preoccupazione per la normalizzazione della violenza maschile nella società: per l’assuefazione al linguaggio da trivio e disumanizzante, nel discorso pubblico, privato e online; per l’abitudine a sopportare comportamenti prevaricatori intesi ormai come abitudini consolidate, per la sottovalutazione, in famiglia, a scuola e nel mondo del lavoro, della crescente pornografizzazione di ogni aspetto della vita pubblica e privata.
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