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Convegno "La Cultura Malata del Femminicidio".

Convegno "La Cultura Malata del Femminicidio".

Lidia Menapace a Lamezia Terme nel convegno "La Cultura Malata del Femminicidio"per parlare di donne e Resistenza e di possibili nuovi modelli di società ed analizzare l’asimmetria dei rapporti fra uomini e donne alla base del fenomeno

Lunedi, 10/06/2013 - Lidia Menapace ha relazionato sabato 1 giugno 2013 a Lamezia Terme nel convegno "La Cultura Malata del Femminicidio".

L’iniziativa è l’ultima, in senso temporale, di una serie di altre incentrate sui temi specifici della violenza di genere già realizzatesi nei mesi precedenti a cura dei partner afferenti al Progetto S.E.R.A. (Servizi Essenziali per una Rete Antiviolenza) finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle Pari Opportunità.

L’evento del primo giugno è stato curato dall’Associazione Rinascita del Mediterraneo Onlus e vi hanno partecipato il Sindaco di Lamezia Terme Speranza, l’Assessore alle Pari Opportunità Liotta, l’Assessore ai Servizi Sociali Gallo, esponenti della società civile, cittadini, richiamati dall’attualità del tema oltre che dall’autorevolezza della relatrice, Lidia Menapace, che ha trattato l’argomento in maniera approfondita ma mai ridondante e retorica, affabulando la vasta platea, colpita anche dall’esperienza umana e professionale di una donna da sempre impegnata a tutelare i diritti .

Staffetta partigiana, docente universitaria, femminista, pacifista, senatrice, dirigente Anpi. E’ difficile riassumere le pratiche suggerite e regalate per oltre due ore da Lidia Menapace,

la prima a mettere l’accento sull’importanza del linguaggio sessuato come strumento fondamentale contro il sessismo, «[...]Poiché ho ribattuto che possiamo cominciare a sessuare il linguaggio nei miliardi di volte in cui si può fare senza nemmeno modificare la lingua, e poi ci occuperemo dei casi difficili, ecco subito di nuovo a chiedermi perché mai mi sarei accontentata di così poco. Se è tanto poco, dicevo, perché non si fa?

Non si fa perché il nome è potere, esistenza, possibilità di diventare memorabili, degne di memoria, degne di entrare nella storia in quanto donne, non come vivibilità, trasmettitrici della vita ad altri a prezzo della oscurità sulla propria. Questo è infatti il potere simbolico del nome, dell'esercizio della parola. Trasmettere oggi nella nostra società è narrarsi, dirsi, obbligare ad essere dette con il proprio nome di genere » (prefazione a Parole per giovani donne, 1993).

Ci ha regalato inoltre la definizione più suggestiva del Movimento delle donne osservando che è carsico come un fiume che talvolta sprofonda nelle viscere della terra per riapparire in luoghi e tempi imprevisti con rinnovata potenza.

Negli anni dirompenti del Movimento femminista ha suggerito il riconoscimento come fondamento della relazione politica tra donne, ricordando che «Il processo della conoscenza - riconoscimento-riconoscenza non è né meccanico, né facile: richiede volontà, efficacia e anche strumenti, persino istituzioni ad hoc» e successivamente ha proposto la Convenzione, cioè un patto paritario per comuni convenienze, come forma politica per la costruzione di pratiche e azioni condivise, efficace senza essere mortificante per la molteplice soggettività propria dell’essere donna e del Movimento stesso.

Un breve, divertente e colto excursus fra le pieghe della politica italiana degli ultimi anni ha destato l’interesse dei presenti.

Oggi a 89 anni, Lidia Menapace ha percorso l'Italia per venire a Lamezia e parlare di donne e Resistenza e di possibili nuovi modelli di società , catalizzando le menti ed i cuori dei presenti, sempre con il sorriso sulle labbra pur nel rigore dell’analisi dell’asimmetria dei rapporti fra uomini e donne alla base del fenomeno del femminicidio.

Da pochi anni in Italia si parla di questo fenomeno ed esiste una percezione sociale legata a questo problema. Esiste una oggettiva difficoltà di rilevare il fenomeno e la sua diffusione anche perché a livello istituzionale non vengono raccolti i dati in modo sistematico. Dal 2005 i Centri antiviolenza raccolgono i dati delle donne uccise dai casi riportati dalla stampa. Solo nel 2012, secondo l'indagine svolta dalla Casa delle donne per non subire violenza di Bologna i femmicidi in Italia sono stati 124, i tentati omicidi di donne 47. Il 70% circa delle donne è stata uccisa da uomini con cui le donne avevano o avevano avuto una relazione sentimentale (mariti, compagni, ex mariti, ex compagni etc.); la maggior parte degli omicidi vengono compiuti nella casa delle coppia, della vittime o dell'autore, circa 80% delle donne sono italiane, come anche gli autori sono italiani.

Il progetto "Demetra" che ha preso l’avvio a Lamezia Terme nel 2009 con la costituzione di un Centro Antiviolenza per donne in difficoltà, finanziato dalla Regione Calabria, persegue l'obiettivo principale di offrire attraverso una serie di interventi e di azioni, risposte adeguate alle donne che subiscono violenza.

Un protocollo d’intesa è stato stilato con i comuni di Serrastretta (nell’ambito montano del reventino) e di Pizzo (nell’ambito del litorale tirrenico) che si uniscono ai 21 comuni che ricadono nell’ambito del lametino.

A Lamezia Terme è così stato creato di uno spazio di ascolto, di condivisione e di sostegno per le donne e le persone che subiscono violenza, nel rispetto della segretezza e dell'anonimato, costruendo con esse percorsi individualizzati e personalizzati per aiutarle ad uscire dalla situazione di violenza e a riappropriarsi della propria vita. L'offerta di supporto psicologico, la consulenza legale e medica si sono realizzate in un intenso lavoro di rete con le istituzioni e i servizi del territorio affiancando la donna in difficoltà. E’ stato inoltre attivato un numero verde a disposizione dell'utenza 24 ore su 24. E’ stato costituito inoltre l'osservatorio sulla violenza alle donne ,rilevando l'incidenza del fenomeno nel Lametino, individuando tipologie, casistiche, condizioni e livelli di rischio, per un'analisi sociologica del fenomeno, raccogliendo informazioni ed elaborando dati rilevanti per l’analisi e lo studio delle modalità che declinano la violenza di genere con lo scopo di definire ed attivare un’adeguata politica di intervento, contrasto, inclusione delle vittime e prevenzione, da realizzare congiuntamente agli attori del territorio.

I Partner sono il Comune di Lamezia Terme, capofila, l’ A.S.P. di Catanzaro, le Associazioni: Mago Merlino, Comunità Progetto Sud, "Donne Medico" (AIDM), Avvocati per la famiglia e per i minori (AIAF Calabria), Centro Lametino di Educazione Sociale (CLES), Rinascita del Mediterraneo.

Esso è raggiungibile direttamente o per contatto al numero telefonico: 0968/207604 o al NUMERO VERDE: 800550403 attivo 24 ore su 24; il Centro è ubicato a Lamezia Terme presso la sede dei Servizi Sociali, Corso Numistrano. Ulteriori informazioni possono essere reperite su www.comune.lamezia-terme.cz.it.





Anna Fazzari

Presidente C.L.E.S. 10.06.2013

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