Login Registrati
Buon LOTTO marzo, di ricostruzione di un mondo a misura nostra

Buon LOTTO marzo, di ricostruzione di un mondo a misura nostra

Buon Lotto marzo, non in nome dei diritti delle donne strumentalizzati per giustificare azioni patriarcali, non di parità ostentata e mai raggiunta, ma di ricostruzione di un mondo a misura nostra

Domenica, 08/03/2026 - Quando in quel famoso discorso alla radio di Laura Bush, first lady americana dal 2001 al 2009, fu ribadito che gli interventi militari in Afghanistan avessero portato libertà e più diritti per le donne, si sancì allo stesso tempo l’utilizzo della manipolazione mediatica su scala internazionale per giustificare una guerra attraverso l’emancipazione femminile. Una guerra in nome dei diritti delle donne, in altre parole. Lila Abu-Lughod, antropologa che si è ampiamente occupata di questioni sulle donne e di genere nel mondo arabo, ci ricorda nei suoi lavori, in particolare “Do Muslim Women Need Saving?” (2013) che l’immagine della donna musulmana velata è stata utilizzata per giustificare le guerre in Medioriente e come metafora pervasiva dello scontro tra civiltà. “Grazie ai nostri recenti successi militari in gran parte dell’Afghanistan, le donne non sono più imprigionate nelle loro case. Possono ascoltare musica e insegnare alle loro figlie senza paura di essere punite. La lotta contro il terrorismo è anche una lotta per i diritti e la dignità delle donne”, disse Bush in quel discorso del 2001. Si tratta di una forma di “femminismo coloniale”, come lo definiva già negli anni ’90 la studiosa Sara Ahmed; in questo contesto, le truppe statunitensi venivano presentate dall’ex first lady come salvatrici delle donne afghane; tuttavia, i diritti e i corpi delle donne continuavano a essere controllati da uomini, indipendentemente dalla loro razza. Quasi tre decenni dopo dopo non c’è più controllo del territorio da parte delle truppe USA che hanno lasciato il paese nel 2021; oggi in Afghanistan, un marito può punire fisicamente una moglie per correggerla; la legge dice che, tuttavia, non deve romperle le ossa. Le voci femminili non possono essere ascoltate in pubblico. Curarsi è diventato quasi impossibile senza mediche che possano esercitare la professione.

Il 28 febbraio sono state vittime del bombardamento congiunto tra Stati Uniti ed Israele in Iran 165 bambine; erano a lezione nella scuola femminile di Minab. Studiavano, leggevano, si formavano. In "Leggere Lolita a Teheran", capolavoro di Azar Nafisi, docente universitaria iraniana straferitasi in seguito negli Stati Uniti, la protagonista autobiografica ricrea la stanza wolfiana tutta per sé a casa sua, con le sue studentesse più affezionate che studiano la letteratura con lei senza controllo delle autorità che avevano vietato molti dei tempi proposti dalla professoressa a lezione. Nell’opera Nafisi si pone una domanda importante per il dibattito attuale: «Eravamo tutte vittime degli abusi di un regime totalitario, delle continue intrusioni nel nostro spazio intimo […] era questa la legge dell’Islam?» (p. 89). Con questa frase, la studiosa e scrittrice iraniana suggerisce che la responsabilità della sottomissione delle donne ricade sul governo più che sulla religione. Tuttavia, la religione patriarcalmente interpretata diventa uno strumento per far rispettare pratiche e leggi, a loro volta patriarcali. Dopo la morte di Mahsa Amini a settembre 2022 si sono intensificate le proteste delle donne iraniane, soprattutto contro il velo che dal 1979 è obbligatorio. A Minab c’erano bambine con i loro sogni, anche quelli di cambiamento, di libertà, di vita, di un altro Iran.

Negli Stati Uniti gli studi sulle donne e di genere sono sotto attacco. Dalla famigerata lista di parole “proibite” di marzo 2025 ad oggi, sono stati tagliati fondi, corsi universitari, limitatate conferenze, tematiche, idee. Come se si volesse cancellare una disciplina per eccellenza portatrice di emancipazione femminile, di inclusione e di diversità. Mentre la parola “women” scompare gradualmente dai luoghi istituzionali, il presidente si riunisce nello studio ovale con i pastori evangelici per pregare per la vittoria in Iran; una scena tragicomica che ha fatto il giro del mondo.

Nel genocidio a Gaza sono morte più di 70.000 persone, in maggioranza donne, bambine e bambini. Le donne hanno partorito senza aiuto medico, in mezzo alle macerie, le ragazze hanno avuto le mestruazioni senza poter usare assorbenti, senza acqua, senza medicine. Ridotte alla fame, nelle carceri israeliane sono stati documentati stupri e torture. Un massacro, quindi, condotto da chi potrebbe essere percepito come nuovo “paladino” dei diritti delle donne iraniane, uno scenario già visto in passato per quelle afghane. E sul "complesso del salvatore bianco", la filosofa Gayatri Spivak ha già dibattuto molto.

In Italia la parola “dissenso” ha sostituito “consenso” nel ddl Bongiorno; attiviste, studiose, politiche, operatrici dei centri antiviolenza, donne comuni sono scese in piazza a protestare e continueranno a farlo; è stata, inoltre proposta, la rimozione della figura di consigliera di parità, che è, invece, importantissima per contrastare le discriminazioni lavorative. Vince il festival di Sanremo una canzone con liriche che riportano indietro nel tempo, quando il matrimonio era "per sempre sì", ma con violenze annesse e senza via d’uscita per molte. Vorrei terminare questa frase con “Che fastidio!”, ma è molto più di un fastidio, è un colpo di coda patriarcale globale.

Potrei continuare a lungo, citando altri luoghi, altri episodi, altre guerre, altra mancata parità. Sì, la parità manca anche in Italia, lontanissima dalle prime posizioni del Global Gender Gap Index. Siamo all’85esimo posto. Per alcuni non è chiaro.

Buon Lotto marzo, non in nome dei diritti delle donne strumentalizzati per giustificare azioni patriarcali, non di parità ostentata e mai raggiunta, piuttosto in caduta libera al contrario, ma di ricostruzione di un mondo a misura nostra.


Francesca Calamita è professoressa associata presso l'Università della Virginia. Si occupa di studi sulle donne e di genere nel contesto italiano ed europeo, con uno sguardo più ampio rivolto al contesto globale. Autrice di "Visibili e influenti" (2023) e "Linguaggi dell'esperienza femminile" (2015), i suoi contributi sulle politiche di genere che si applicano ai corpi delle donne in Occidente e in Medio Oriente sono stati pubblicati di recente sulla rivista accademica "Women's Studies International Forum". Da questa settiman in libreria con "Ti trovo cambiata" (Enciclopedia delle donne).
@frances.kalam

Link Esterno

Lascia un Commento

©2019 - NoiDonne - Iscrizione ROC n.33421 del 23 /09/ 2019 - P.IVA 00878931005
Privacy Policy - Cookie Policy | Creazione Siti Internet WebDimension®