Un film per tutti, che combatte il nazismo, i totalitarismi e le loro follie con le armi dell’umorismo e del paradosso
Martedi, 04/02/2020
"Mio nonno ha combattuto i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale - racconta il regista - e sono sempre stato affascinato da quel momento storico e da quegli eventi, così come dalle storie in cui il mondo è visto attraverso gli occhi dei bambini. Quando mia madre mi parlò del libro di Christine Leunens, 'Il Cielo in Gabbia' fui attratto dal fatto che fosse raccontato attraverso gli occhi di un bambino tedesco indottrinato all’odio dagli adulti. Avendo figli io stesso, sono ancora più consapevole del fatto che gli adulti dovrebbero guidare i bambini nella vita e allevarli perché diventino la migliore versione di se stessi, eppure spesso accade il contrario. In effetti, dal punto di vista di un bambino, gli adulti di questi tempi sembrano essere piuttosto caotici e assurdi, proprio quando tutto quello di cui il mondo ha bisogno è una guida e un po’ di equilibrio. Da ebreo maori, ho fatto esperienza di un certo grado di pregiudizio, quindi lavorare a ‘Jojo Rabbit’ è stato un modo per ricordare, soprattutto oggi, che i bambini non nascono nell'odio, vi vengono addestrati e che dobbiamo educare le nuove generazioni alla tolleranza e continuare a ripeterci che non ci deve essere posto per l'odio in questo mondo sperando che l'ignoranza possa essere sostituita dall’amore".
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