‘Allora Balliamo’: cucina, musical e genitorialità tra dramma e leggerezza
Nelle sale il godibile film della regista francese Amélie Bonnin, tra chef stellati e ristoranti per camionisti, all'insegna della nostalgia e delle scelte di una donna di 40 anni.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati i film a tematica enogastronomica, sia fra i blockbuster internazionali, con grandi star e alti budget, e sia nelle produzioni autoriali europee: spesso i protagonisti, chef o aspiranti tali, trovano attraverso questa professione ed il relativo indotto, la dimensione di un riscatto personale rispetto alle proprie origini, o al contrario riscoprono talvolta il legame indissolubile con le proprie radici, attraverso il cibo o il mestiere che li collega ai genitori e alle terre dove sono cresciuti.
È proprio quest’ultimo il caso di ‘Allora Balliamo’ (titolo originale ‘Partir Un Jour’), diretto dalla regista francese Amélie Bonnin, una commedia culinaria e sentimentale con accenti musicali che, dopo aver aperto l’edizione 2025 del Festival di Cannes, ed essere stata presentata in Italia al BIF&ST 2026 e nella selezione ufficiale di Rendez-Vous (concorso Giuria Giovani Prix Palatine), è ora nelle sale italiane distribuito da Fandango.
La storia è quella di Cécile, originaria della provincia francese dove i genitori gestiscono un ristorante per camionisti, che sta per realizzare il suo sogno: aprire un ristorante gourmet a Parigi, insieme al suo compagno. A poche settimane dall’evento però la donna, che ha appena scoperto di essere incinta a 40 anni, è costretta a tornare al villaggio della sua infanzia in seguito all’infarto del padre, con il quale non è mai andata d’accordo.
Lontana dal fermento parigino, tra le mura del vecchio ristorante, in un ambiente rustico e popolare, Cécile ritrova un suo amore di gioventù, che non ha mai realmente dimenticato: così i ricordi riaffiorano e le sue certezze vacillano. La salute del padre non è stabile e la permanenza della donna nel paesino si prolunga. Tornerà in tempo per far gustare le sue prelibatezze nel nuovo ristorante ai critici stellati che hanno già prenotato per la serata di inaugurazione? Deciderà di tenere il bambino mai veramente desiderato?
‘Allora balliamo’ era già il titolo del primo cortometraggio di finzione di Amélie Bonnin, premiato con un César nel 2023. L’idea di un lungometraggio è stata dei produttori del corto (Bastien Daret, Arthur Goisset e Robin Robles di Topshot Films, affiancati da Sylvie Pialat e Benoît Quainon di Les Films du Worso), che hanno suggerito alla regista di realizzare anche un lungometraggio, convinti che ci fosse materiale per un film.
“Temevo di ‘allungare’ il corto trasformandolo in un lungometraggio - afferma la regista - perché credo che ogni storia abbia la propria durata; è anche vero che avevo voglia di approfondire il tema della famiglia, ma ero titubante. Poi un giorno Dimitri Lucas, mio co-sceneggiatore, ha posato sulla mia scrivania un libro sui relais routiers (trattorie per camionisti) dicendomi: ‘Ho trovato la tua ambientazione!’ …ed è così che, insieme a lui, mi sono lanciata nella scrittura del lungometraggio. Il ristorante dove Cécile è cresciuta accanto al padre cuoco e alla madre che serviva in sala è un luogo vivace, rumoroso: mi ricordava quelli che ho conosciuto da bambina, con le grandi tavolate, le voci che risuonano, lontano dall’atmosfera ovattata dei ristoranti parigini.”
Nel cortometraggio il protagonista era però l’affascinante Raphaël, che tornava nella sua piccola città natale ed incontrava per caso Cécile, il suo amore d’infanzia rimasto in paese, ma nel film invece accade il contrario, c’è un ribaltamento dei personaggi e, nel ruolo della protagonista, una donna, è stata scelta la cantante Juliette Armanet, una delle voci più emblematiche (oltre che dei volti, somigliante a Meryl Streep) della nuova canzone francese.
“Quando ho scritto la sceneggiatura del corto non mi sono posta alcuna domanda: il mio protagonista, spontaneamente, era un ragazzo - racconta la Bonnin - Solo quando qualcuno me l’ha fatto notare, ne sono rimasta colpita. Sono una donna, lavoro in una rivista femminista (La Déferlante) e ho affidato il ruolo centrale a un uomo, mentre la storia non lo richiedeva affatto: questa è la dimostrazione di quanto il patriarcato abbia influenzato il nostro modo di pensare. Quindi per il lungometraggio ho sentito davvero il desiderio di offrire una parte più ampia a Juliette Armanet (che interpretava già l’eroina del cortometraggio). In fondo, ciò che voglio raccontare non può che passare attraverso una donna.”
Il film affronta temi quali la maternità e paternità, la realizzazione personale, i sensi di colpa per le relazioni irrisolte, la gravidanza, con solo apparente leggerezza, in realtà instillando nello spettatore una forte empatia verso i protagonisti, dalle storie così umane nelle quali potersi identificare.
Anche la scelta di una protagonista come Cécile, una donna di quarant’anni, senza figli, attiva, ambiziosa (una chef vincitrice di “Top Chef”, il talent culinario televisivo), che si interroga sul tempo che passa, non è né comune né neutra.
“Ciò che mi interessava del personaggio di Cécile - prosegue la regista - era proprio coglierla in quel preciso momento della vita, perché a 40 anni si ha una maturità che non si possiede a 20 o a 30. Rimanere incinta a 40 anni, come accade a Cécile, non è la stessa cosa che a 30. In un certo senso, tutto si drammatizza. Lo stesso vale sul piano professionale E poi, fisicamente, trovo che sia bello avere 40 anni. Volevo filmare una donna di questa età perché è un’età emozionante. Si è usciti dalla giovinezza e, allo stesso tempo, si hanno ancora tantissime cose da sistemare. Con il co-sceneggiatore trovavamo interessante, inoltre, che padre e figlia facessero lo stesso mestiere, che fosse il centro della loro vita. Anche noi siamo grandi appassionati di cucina: ricordo ancora l’entusiasmo per la prima stagione di “Top Chef”, 15 anni fa. Per me è anche un modo per parlare della società così come la vivo, quella in cui mi riconosco e in cui voglio far evolvere i miei personaggi. La gente guarda la TV e, dal punto di vista drammaturgico, la mediatizzazione di Cécile attraverso “Top Chef” accentua la distanza tra padre e figlia.”
Molto interessante nel film è anche l’aspetto del musical, una scelta singolare e audace in un certo senso, che la regista lega all’idea di poter esprimere, attraverso un film, emozioni e pensieri senza necessariamente ‘dirli’. In questo senso, la musica e le canzoni sono strumenti ideali per accentuare la nostalgia e riportare a galla ricordi.
“Amo la canzone in generale e il musical in particolare - conclude la regista - ma non è il solo motivo per cui ho scelto di confrontarmi con questo genere. Sono partita dall’idea che la musica sia ovunque nelle nostre vite, costantemente, e costituisca un terreno comune, un legame tra le persone di una stessa generazione che, anche quando sono molto diverse tra loro, condividono almeno una canzone. È anche per questo che ho voluto realizzare un film con canzoni di repertorio, perché rimandano a un patrimonio comune. Le canzoni popolari, poi, veicolano ricordi. Quando le ascoltiamo, ci riportano a qualcosa di noi stessi: un momento, un luogo, una persona. «Partir un jour, sans retour», dice la canzone dei 2Be3 che dà il titolo al film, che racconta il legame con le persone, con le cose, con i luoghi da cui non possiamo separarci, indipendentemente dai chilometri che ci separano. Basta il titolo di una canzone per aprire un’intera gamma di emozioni.”
‘Allora Balliamo’ è una coproduzione Topshot Films, Les Films du Worso, Pathé, France 3 Cinéma, Logical Ventures, con il sostegno essenziale di Canal+, con la partecipazione di Cine+ OCS, France Télévisions, con il sostegno di Région Grand Est, Eurométropole de Strasbourg e Colmar Agglomération, in partnership con CNC, in associazione con Cinémage 19, Cofinova 21, Indéfilms 13, Cinéaxe 6, Palatine Étoile 22, con il sostegno di SACEM.
Oltre a Juliette Armanet, la protagonista del film, sono con lei nel cast anche François Rollini, nel ruolo del padre di Cécile, Dominique Blanc, elegante e radiosa attrice della Comedie Française, in quello della madre, oltre a Bastien Bouillon, Tewfik Jallab, Mhamed Arezki, Pierre-Antoine Billon, Amandine Dewasmes.