Urge una riflessione collettiva su come il nostro sistema giudiziario guardi alla validità del consenso sessuale prestato da minori di quattordici anni.
Mercoledi, 21/01/2026
In quel caso il ricorso, presentato dalle avvocate di Donne in rete contro la violenza, riguardava la decisione della Corte d’appello di Firenze, che aveva ribaltato la sentenza di condanna degli imputati dello stupro di gruppo ai danni di una giovane donna, sulla base della presunta non credibilità della vittima a causa di una valutazione moralistica della sua vita privata. Quella sentenza fu importantissima, perché stigmatizzava la delegittimazione delle vittime di stupro, ritenute corresponsabili delle violenze subite in base a valutazioni legate alla loro vita privata. Valutazioni, che mi pare continuino ad essere usate, come nel caso della Corte d’Appello di Perugia sugli atti consensuali della dodicenne, per motivare sentenze condiscendenti verso gli autori delle violenze, nonostante ciò sia vietato da nome interne ed internazionali, a cominciare dalla Direttiva dell’Unione europea sulla protezione delle vittime di reato, dalla CEDAW e dalla Convenzione di Istanbul.
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