“La vuci di Rosa” è un intenso spettacolo teatrale con accompagnamento musicale, scritto da Luana Rondinelli e interpretato da Donatella Finocchiaro, dedicato alla celebre cantautrice popolare siciliana Rosa Balistreri, messo in scena per la prima volta due anni fa a Siracusa e interpretato da Donatella Finocchiaro all’interno del concerto ‘Terra ca nun senti’ di Carmen Consoli.
È stato riproposto a Marsala il 1° agosto nel teatro all’aperto di Villa Genna, una location di stile liberty che fra palme e suggestivi giardini abbraccia la sfumata sagoma dell’isola di Favignana, in fuga all’orizzonte.
Il teatro si dipana su un unico livello molto minimalista, favorendo l’incontro con il gremitissimo pubblico che, come il coro delle antiche tragedie,gioca il ruolo dico-protagonista.
“La vuci di Rosa” scaturisce da una collaudata collaborazione artistica fra Luana Rondinelli, talentuosa drammaturga siciliana, poliedrica attrice, autrice di testi teatrali in vernacolo, infine abile regista di eterni femminili, e Donatella Finocchiaro. Magnifica attrice con un ricchissimo bagaglio scenico, cinematografico e musicale dove ha dato prova magistrale di un’inusuale varietà di registri espressivi.
Intorno a loro una compatta formazione di artisti e musicisti siciliani che si alternano in continue caleidoscopiche produzioni con ruoli variabili.
Gregorio Caimi dirige la formazione de ‘I Musicanti’gli strumentisti che accompagnano «Lavuci di Rosa» ma, come nell’antica commedia dell’arte,è anche compositore, chitarrista, interprete di folk siciliano e infine noto per il suo ruolo di direttore della rassegna estiva «A Scurata» che si dipana nei luoghi cult della Sicilia occidentale.
La squadra è sostenuta anche dall’impegno di Fabio Gandolfo, noto musicista e coordinatorea Marsala di “Carpe Diem”, una fabbrica di talenti artistici e della scrittrice Chiara Putaggio che, quasi scivolando silenziosa dietro le quinte di tante manifestazioni, riesce anche a dedicare libri di fiabe e laboratori di creatività a famiglie e bambini.
Il MAC, Movimento Artistico Culturale Città di Marsala, come un’onda inarrestabile sta propagando forme artistiche dal teatro, al jazz, al cinema, organizzando eventi fra lo spettacoloso parco archeologico di Selinunte, le isole Egadi, Mazara del Vallo,nei tramonti infuocati della riserva dello Stagnone onello storico quartiere San Francesco di Marsala.
E fra i bastioni, le chiese e le vie del cinquecentesco impianto urbanistico spagnolo si svolgerà, all’inizio di settembre, la seconda edizione di "Piazza Ranne", il Festival del Cinema.
La terra, il dolore, il canto: “La vuci di Rosa” e il riscatto delle dimenticate. Ci sono storie che non si possono semplicemente raccontare; bisogna farle vibrare nelle vene, sputarle fuori con la rabbia di chi ha conosciuto la fame, la violenza e il fango, ma ha scelto di non farsi schiacciare.
È questo il fulcro profondo de “La vuci di Rosa” (portato in scena anche con il titolo “Rosa cunta e canta”), lo spettacolo teatrale scaturito dalla potente scrittura diLuana Rondinelli e interpretato da una magnetica Donatella Finocchiaro. Al centro della scena c’è lei, Rosa Balistreri: la cantattrice di Licata, la voce arcaica, ruvida e disperata degli ultimi, femminista ante litteram in una Sicilia ferita.
Una voce che sapeva di terra In un’epoca in cui la violenza di genere riempie ancora, drammaticamente, le nostre cronache, la parabola umana di Rosa Balistreri risuona come un manifesto politico e poetico necessario. Analfabeta fino a trent'anni, cresciuta in una miseria antica, sopravvissuta a un marito violento, al carcere e a drammi familiari insanabili, Rosa ha trovato nel canto non una semplice valvola di sfogo, ma lo strumento supremo della propria autodeterminazione. Il suo non era un canto per intrattenere, era un urlo di rivolta contro i soprusi del potere e del patriarcato.
“Sono un artista che fa comizi con la chitarra”, confessava Rosa.
La lingua come corpo e verità
Il sodalizio artistico tra Rondinelli e Finocchiaro – già collaudato in progetti di forte denuncia sociale come “Taddrarite” (spettacolo sulla violenza domestica) e la riscrittura de “La Lupa” di Verga – compie qui un’operazione di straordinaria sorellanza culturale. La scrittura di Luana Rondinelli scava nella biografia della cantautrice senza cedere al pietismo, restituendo la fierezza di una donna che ha saputo dire di "no". Dal canto suo, Donatella Finocchiaro non si limita a imitare Rosa; si impasta letteralmente con la sua storia, prestandole il corpo, gli occhi fieri e una vocalità viscerale che tocca le corde più intime dello spettatore.
Nello spettacolo la parola si fa carne e si intreccia costantemente con la musica dal vivo, evocando la fame del Sud, la polvere della terra arsa, ma anche la straordinaria stagione di rinascita fiorentina, l'incontro con Dario Fo e le poesie di Ignazio Buttitta.
L’interpretazione di Donatella Finocchiaro ne “La vuci di Rosa” rappresenta un vertice attoriale proprio per la sua capacità di maneggiare il siciliano antico e popolare, trasformandolo in pura materia teatrale. Finocchiaro asseconda il ritmo aspro e poetico del testo di Luana Rondinelli, con una grazia naturale, rendendo la lingua comprensibile anche a chi non è siciliano.
Senza mai scivolare nell'imitazione didascalica, l'attrice evoca la vocalità graffiata, roca e potentissima di Rosa Balistreri.
Il dialetto di Finocchiaro non è una macchietta folcloristica, ma una lingua viscerale che esprime dolore, fame e riscatto in un arco emotivo che avvolge il pubblico in un tragico abbraccio.
L'attrice recupera i suoni chiusi, gutturali e masticati della Sicilia più profonda e rurale, restituendo dignità storica alla fonetica arcaica, che fa vibrare mente e corpo.
La drammaturgia di una terra arcaica Le parole antiche si fanno fisiche; ogni vocabolo dialettale sembra nascere direttamente dalla pancia e dalla terra arsa, diventando un atto di denuncia contro il patriarcato e la miseria.
Luana Rondinelli si distingue nel panorama teatrale contemporaneo per una scrittura drammaturgica carnale, viscerale e militante, capace di rigenerare le strutture del teatro popolare siciliano in chiave moderna e femminista.
Rondinelli non usa il dialetto come decorazione folcloristica, ma come lingua poetica d'azione, recuperando parole antiche, arcaiche e masticate che portano con sé il peso della terra, della fame e del silenzio.
Cunto e oralità La sua scrittura si innesta direttamente sulla tradizione del cunto siciliano, trasformando la narrazione orale tipica delle piazze in un moderno flusso di coscienza teatrale.
Recupera la forza dei cori tragici e delle voci collettive tipiche delle feste e dei lamenti popolari, dando voce a comunità di donne che non recitano un’elegia nostalgica, ma un passaggio di testimone.
Rosa Balistreri è stata una femminista ante litteram che, imbracciando una chitarra, ha gridato al mondo che salvarsi è possibile, anche quando tutto intorno trema.
Portarla sul palcoscenico oggi significa dare voce a tutte le donne che ancora lottano per uscire dall'ombra, ricordandoci che la cultura e l’arte sono, prima di tutto, atti di resistenza collettiva.