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La forza nascosta delle donne

La forza nascosta delle donne

Lo spettacolo, in scena a dicembre a Torino, offre una visuale sulla Fisica del ‘900 attraverso gli occhi di quattro scienziate

Martedi, 03/11/2020 - Hanno debuttato lo scorso 30 ottobre al Teatro della Tosse di Genova in modalità streaming durante il Festival della Scienza 2020: Elena Ruzza, attrice, autrice, formatrice e la soprano Fé Avouglan con l’anteprima dello spettacolo “La forza nascosta” con la regia di Gabriella Bordin.
L’intento è quello di scardinare gli stereotipi che vedono le donne più brave nelle materie umanistiche e celebrare, invece, alcune delle protagoniste nel campo delle discipline scientifiche.
La biografia, le scoperte e i riconoscimenti di quattro fisiche del Novecento Marietta Blau, Chien-Shiung Wu, Milla Baldo Ceolin e Vera Cooper Rubin sono un esempio per le bambine di oggi a sognare in grande, un invito a coltivare le proprie passioni e a perseguire i propri sogni, un incoraggiamento che con fatica, passione e un pizzico di coraggio le donne possono arrivare dovunque, anche nei settori dove sono ancora la minoranza.
Il “secolo breve” visto attraverso gli occhi di quattro scienziate che ne sono state protagoniste non del tutto riconosciute per i loro esperimenti che abbracciano diversi settori della ricerca scientifica: dall’essenza dei processi nucleari agli esperimenti sulle simmetrie nascoste, dall’osservazione delle galassie alla natura dei neutrini.
Lo spettacolo è stato ideato e promosso da un gruppo di ricercatrici della Sezione di Torino dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell’Università di Torino - Anna Ceresole, Nora De Marco, Simonetta Marcello e Nadia Pastrone - insieme all’esperta di storia delle donne Emiliana Losma, a Rita Spada, esperta in innovazione tecnologica, alla regista Gabriella Bordin e all’attrice Elena Ruzza.
E proprio con le ultime due dialogheremo in questa intervista.

Prima di tutto sono curiosa di sapere le tue sensazioni di fronte al teatro senza pubblico. Il mondo della cultura e dello spettacolo è stato fortemente penalizzato dall’ultimo DPCM. Che cosa ne pensi? Come vi state organizzando per le repliche?
Ruzza: Al Festival della Scienza di Genova abbiamo presentato una anteprima in streaming, il debutto nazionale sarà al Teatro Baretti il 9, 10 e 11 dicembre. Si il mondo della cultura è stato penalizzato gravemente e ingiustamente a parer mio. In questo modo è sempre più difficile portare avanti progetti, il teatro è relazione umana in primis, ma stiamo davvero attraversando un periodo difficile a tutti i livelli. Noi non ci siamo mai fermate, abbiamo lavorato duramente durante il lockdown di marzo e aprile sulla ricerca e sulla stesura continua di testi drammaturgici. Ci siamo confrontate, sui temi scientifici con le donne scienziate, abbiamo studiato la materia della fisica così affascinante e complessa … e così abbiamo intenzione di continuare. La nostra intenzione è “coltivare” il progetto, alimentarlo e replicarlo ovunque: nei teatri, nei cortili, nelle piazze, nelle scuole, al CERN…. Inoltre lavoreremo alla traduzione del testo per recitarlo anche in inglese e portarlo in altri Stati.

Come nasce lo spettacolo e perché c’era l’esigenza di fare luce sulle vite professionali di quattro scienziate del secolo scorso?
Ruzza: Lo spettacolo nasce dall’idea di Simonetta Marcello e di Nadia Pastrone di mettere insieme professionalità diverse per costruire un progetto sulla storia delle donne fisiche nel 900. Le professionalità sono tutte al femminile e sono: il teatro (io e Gabriella Bordin), la storia delle donne (Emiliana Losma), la fisica (Anna Ceresole, Nora De Marco, Simonetta Marcello, Nadia Pastrone, Rita Spada). A queste professionalità si sono aggiunte il canto di Fè Avouglan e lo spazio scenico di Adriana Zamboni. Le scoperte della Fisica del '900 hanno cambiato la storia, dell’Italia, dell’Europa e del mondo, hanno rivoluzionato il modo di pensare all’Universo che ci circonda e le donne hanno contribuito in modo significativo ma hanno ricevuto solo in parte le attenzioni che avrebbero meritato.
A me sembra un tema estremamente attuale quello di non dare peso al ruolo delle donne soprattutto nel mondo del lavoro. Senza svelarci troppo, ti chiedo di raccontare qualche aneddoto di impedimenti o mancati riconoscimenti accaduti alle protagoniste dello spettacolo “La forza nascosta”.
Bordin: Le vite delle quattro scienziate narrate nello spettacolo sono costellate di mancati riconoscimenti più o meno importanti dipesi anche dal periodo storico in cui sono vissute. A nessuna delle quattro viene riconosciuto il premio Nobel, nonostante le loro scoperte siano molto importanti. L’astrofisica statunitense Vera Cooper Rubin, studiosa della “materia oscura,” è stata la prima scienziata ad entrare nel 1965 nell’osservatorio di Monte Palomar. L’ingresso fino ad allora era riservato ai soli scienziati maschi. Presenta la sua tesi di Laurea molto interessante sulla curva di rotazione delle Galassie che stupisce il mondo della Fisica, ma non viene pubblicato il suo nome sul Washington Post che ne riporta la notizia. La fisica Marietta Blau, ebrea austriaca discriminata dalle leggi razziali, scopre negli anni ‘30 un metodo fotografico per intercettare i raggi cosmici, verrà proposta per il Nobel nel 1950, ma il premio verrà consegnato a un altro scienziato che ha usufruito delle sue ricerche. Morirà sola e in povertà. Madame Wu, l’autorità in materia nucleare, subisce discriminazioni negli Stati Uniti perché cinese e solo dopo 20 anni verrà riconosciuto un suo importante esperimento eseguito nel 1957, che nello stesso anno frutta il Nobel a due scienziati, validando la loro teoria. Infine Milla Baldo Ceolin, detta “la signora dei neutrini”, si scontra all’Università di Padova, negli anni ’50, con i pregiudizi dell’epoca e dovrà lottare per conquistarsi un ruolo direttivo e di docente.

Portare in scena uno spettacolo fatto da donne che parla di donne è un atto coraggioso: la vittoria ovviamente sarebbe quella di parlare a tutti, ma portando in tournée questo spettacolo cosa vorreste lasciare al pubblico?
Bordin: L’intento dello spettacolo è appunto quello di parlare a tutti, soprattutto ai giovani ragazzi e ragazze. Sovente proprio i giovani pensano che oggi il divario tra donne e uomini sia del tutto superato, senza approfondire il tema del “gender gap”. Parliamo di vite vissute nel ‘900, di scienziate importanti e tuttavia sconosciute come avviene per molte altre donne che hanno lavorato e lavorano in ambiti differenti.
Concludiamo dicendo che, oggi più che mai, occorre conoscere i talenti e la forza delle donne, sempre più necessari per far sopravvivere il mondo.


Per tornare sull’attualità noto con dispiacere che le donne che si affermano in qualsiasi campo incontrano molti, troppi ostacoli. Se arrivi, ce la fai, sei brava non solo devi faticare il doppio ma sei pure additata come l’amica del capo o quella che ha fatto la scorciatoia. Perché secondo te nel 2020 abbiamo ancora bisogno della forza “nascosta” delle donne?
Bordin: Nonostante molte donne abbiano preso coscienza del loro ruolo nel mondo e delle loro capacità, esiste ancora un sistema dominante difficile da scardinare perché in uso da millenni. Il “dominio maschile” è una visione del mondo propinata come “un ordine naturale delle cose”. Le stesse donne sovente non lo mettono in discussione e lo usano come scorciatoia senza opporvisi. Occorre molta forza nascosta o manifesta che sia.

Da attrice sei abituata a calarti nei panni dei personaggi che interpreti…come è stato essere una fisica?
Ruzza: Io interpreto un personaggio originale: la curatrice della memoria che intende salvare la memoria delle donne e le loro Storie con la “S” Maiuscola. Poi certo mi calo nei panni delle quattro protagoniste soprattutto quando si affrontano i temi più intimi, personali: il rapporto con la madre, con i figli con gli affetti, le paure …. il percorso come attrice è affascinante e le vite di queste donne fisiche mi hanno arricchito come donna di oggi.

Un messaggio alle scienziate di domani: cosa vorresti dire alle bambine che sognano di emulare Margherita Hack, Marie Curie o l’attuale Fabiola Gianotti?
Ruzza: Alle bambine dico di avere coraggio e di non arrendersi agli stereotipi, di approfondire, di studiare e di essere forti delle proprie competenze e del loro essere donne. La storia delle donne è in ognuna di noi e da questa storia possiamo prendere la nostra forza. Sarebbe importante che le storie del nostro spettacolo e delle donne in genere fossero raccontate a scuola nei libri di storia, di educazione civica, di lettere …. ovunque.

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