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Veronica: una notizia, una storia importante da raccontare

Veronica: una notizia, una storia importante da raccontare

La storia di Veronica, che nel 2002 si salvò a San Giuliano di Puglia fra le macerie della scuola elementare Francesco Jovine,dove frequentava la seconda classe , e che oggi restituisce con il suo impegno e la sua scelta di

Martedi, 08/10/2019 - Veronica: una notizia, una storia importante da raccontare
Era il 31 ottobre del 2002 quando un terribile terremoto, come è tristemente noto, sconvolse il paese di San Giuliano di Puglia. La tragedia ebbe come epicentro di morte la scuola elementare Francesco Jovine. Un epicentro dovuto ad una scuola fragile, costruita male non in sicurezza. Nella scuola morirono decine di bambini di prima elementare e una maestra. Fra quelli salvati non è difficile immaginare, oltre ai problemi fisici,  le conseguenze e i traumi psicologici che ne hanno condizionato, e forse ne condizionano ancora, la vita.
Si sa che certe notizie di cronaca che come questa occupano per giorni e giorni le pagine del giornale ad un certo punto scompaiono travolte da altre e nello specifico anche da nuovi terremoti, da nuove tragedie. Eppure avere notizie di cosa accadde dopo certi avvenimenti in particolare alle persone, ai percorsi delle loro vite travolte e stravolte sarebbe estremamente interessante. Questo avviene quasi esclusivamente per le vicende giudiziarie che coinvolgono gli avvenimenti sia naturali, come i terremoti, spaventose presenze che l’Italia conosce sin troppo bene,  o per terrificanti fatti di cronaca nera tra cui femminicidi e altro purtroppo.  Mi sembra allora interessante e importante evidenziare e dare risalto ad una buona notizia che va in controtendenza e ci racconta un bel finale.
E’ riportata sui giornali e rappresenta un bene raro di questi tempi, mentre non solo ha un valore oggettivo ma invita a pensare come non sia una leggenda o una favola la possibilità non solo che dalle tragedie si possa uscire, ma con la voglia di dare un contributo perché ad alcuni “disastri” si possa dare una risposta e un proprio personale contributo per aiutare chi è sopravvissuto a vivere una nuova vita per se e per altri.
Ecco allora la storia esemplare di Veronica che rappresenta una pillola di speranza, di energia e di insegnamento e si propone come esempio attivo e positivo della vita che va oltre il dolore. Una storia da raccontare e onorare.
Veronica nel 2003 aveva 7 anni e faceva la seconda proprio nella scuola elementare di San Giuliano di Puglia, quel terribile giorno insieme ad altre due sue compagne si trovò, del tutto casualmente, al’ultimo banco di una prima elementare. La loro maestra si era presa un giorno di permesso e tutti gli alunni erano stati distribuiti in altre classi. Veronica in una prima con le sue compagne Rachele e Martina, una prima dove i bambini sono tutti morti insieme anche alla sua amica Martina. Lei, protetta dal banco, dopo otto ore fu dissepolta dalle macerie e salvata dai Vigili del fuoco. Non è retorico pensare che in quel momento nacque una seconda volta, presumibilmente vivendo dolori fisici e psicologici notevoli. Solo parlando con lei potremmo sapere cosa accadde dopo, nella sua quotidianità. Ma quello che è certo è quanto ci racconta attraverso le pagine di un giornale ricordando come un giorno capì che per andare oltre la terribile paurosa memoria con cui conviveva, non potendo dimenticare nulla di quella tragedia, potesse immaginare cosa studiare, come prepararsi per aiutare altre e altri bambini che si sarebbero trovati purtroppo in situazioni analoghe. E così, percorrendo quella sua intuizione, il 7 ottobre di quest’anno Veronica è arrivata al traguardo laureandosi a Roma in : “Didattica e pedagogia a servizio dei bambini con disturbo post traumatico da stress”.
Non ci vuole molto per capire come Veronica dal suo dolore e dalla sua fatica sia uscita pensando di dedicarsi a “migliorare il mondo in cui vive”, partendo da sé. Solo qualche anno fa,  se non mi sbaglio,  di un altro ex bambino di San Giuliano i giornali ci raccontarono che si fosse laureato per divenire geologo e dedicarsi allo studio e quindi alla prevenzione riguardante i terremoti.
I temi di riflessione che Veronica ci indica con la sua bella scelta professionale di vita consiglierebbe di allungare queste considerazioni tornando su come la forza di reagire e trasformare la sofferenza in voglia di fare per gli altri, con professionalità e studio, sia un bene prezioso che forse bisognerebbe non solo cogliere quando c’è ma insegnare, promuovere condividere, ma forse ognuno di noi ci auguriamo possa farlo individualmente sollecitato dalla notizia.
Sarebbe interessante cercare Veronica e parlare con lei per farci raccontare come sia riuscita a percorre questa strada di riscatto e ringraziarla per il suo coraggio. Ma la vera speranza che oggi mi sento di esprimere è che questa nostra società sempre più complicata e poco generosa sappia rispondere concretamente alla scelta di Veronica “offrendole”, anzi garantendole, un lavoro. Quel lavoro che non è una laurea semplicemente ad averglielo fatto desiderare, preparandosi professionalmente e culturalmente, ma un apprendistato suggerito “da una infanzia terremotata “ che nessuno di noi avrebbe voluto augurarle. Un lavoro che le spetterebbe, anzi le spetta, di diritto
Paola ortensi

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