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Un'alleanza globale per le donne: Se non ora quando?

Un'alleanza globale per le donne: Se non ora quando?

Un incontro promosso da AIDOS e da Laura Boldrini propone un'alleanza globale per le donne in vista degli appuntamenti internazionali del 2020

Venerdi, 02/08/2019 - Si è svolto giovedì 25 luglio a Roma l’incontro promosso da AIDOS -Associazione italiana donne per lo sviluppo- e da Laura Boldrini, dal titolo “L’Alleanza parlamentare globale sui diritti delle donne in vista di Cairo e Pechino + 25”.

L’iniziativa è stata l’occasione per aggiornare la platea circa la Conferenza mondiale “WOMAN DELIVER 2019” sulle questioni di genere e la salute sessuale e riproduttiva, svoltasi a Vancouver nello scorso mese di giugno, e a cui ha partecipato, in rappresentanza del Gruppo parlamentare, l’onorevole Laura Boldrini, che ha sottoscritto l’Alleanza parlamentare globale, promossa dal Forum Internazionale di parlamentari che ha avuto luogo durante i lavori della conferenza.

Il tema è stato introdotto da Maria Grazia Panunzi, presidente di AIDOS che ha sottolineato come in questo momento sia particolarmente importante costruire nel mondo, in Europa e in Italia un’alleanza per promuovere e difendere i diritti di donne e ragazze e favorire la parità di genere, l’autodeterminazione e l’empowerment.

Neil Datta, Direttore esecutivo dell’EPF, Forum Parlamentare Europeo sulla popolazione e lo sviluppo, ha evidenziato come l’Alleanza Globale e’ aperta ai parlamentari di tutte le forze politiche del mondo (sino ad ora sono oltre 50 i paesi che vi hanno aderito).

L’Alleanza si pone come obiettivo quello di promuovere la cooperazione allo sviluppo con azioni sia di monitoraggio rispetto agli impegni assunti dai governi, nonché di azioni che siano di stimolo per lo stanziamento di risorse, al fine di incrementare la quantità, ma anche la qualità delle azioni in queste particolari aree:
contraccezione : negli ultimi 50 anni si sono fatti ovunque passi avanti nell’ ampliare l’accesso a informazioni e servizi per la salute sessuale e riproduttiva, tuttavia tali progressi sono stati diseguali è tuttora persistono diverse situazioni di disparità sia tra un paese e l’altro che all’interno dello stesso paese, infatti sono più di 200 milioni nel mondo le donne che non hanno accesso alla contraccezione;
salute materna: ogni giorno oltre 500 donne e bambine dei paesi in condizione di emergenza muoiono per cause collegate alla gravidanza e al parto, per la mancanza di personale qualificato o di procedure ostetriche di emergenza, oltre che per il ricorso ad aborti a rischio;
diritti umani: mettere al primo posto le persone, sostenendo lo sviluppo delle generazioni attuali e future, annullando gli ostacoli nell’accesso ai servizi per tutte e tutti, per i migranti, per le persone con orientamenti sessuali e identità di genere vari. Impegni che si possono tradurre in pratica tramite politiche per la popolazione indirizzate specialmente verso le persone che finora hanno avuto meno possibilità di scegliere ed esercitare i loro diritti; in particolare continuare a sottolineare il fondamentale diritto delle donne a decidere liberamente per ciò che riguarda il loro corpo.
Ma da questo diritto ne derivano molti altri: di studiare, di lavorare, di spostarsi liberamente nei luoghi pubblici e in quelli privati, di godere del tempo libero. Particolare attenzione dovrà essere posta per due gravi violazioni dei diritti umani: quella dei matrimoni forzati e quella delle mutilazioni genitali femminili, pratiche che vanno completamente estirpate a partire da leggi chiare e attuate con rigore.
Tutti i diritti acquisiti e che sono dati per scontati sono invece oggi in pericolo e quindi oltre alle politiche per annullare nei vari paesi del mondo le discriminazioni, o gli ostacoli nell’accesso ai servizi che condizionano tutti gli ambiti della vita, impongono alle donne una condizione subordinata e limitano le loro scelte, bisogna essere attenti a non arretrare in questo campo e a difendere il diritto all’aborto, al divorzio, alla contraccezione e ai diritti LGBTI, diritti consolidati da decenni in tanti Paesi.

Per quanto riguarda lo sviluppo l’Alleanza globale può aiutare i parlamentari a orientare le proprie politiche sullo sviluppo tramite azioni sulla salute e sull’educazione. Non si può pensare di sconfiggere la povertà senza impegnare risorse su queste politiche. L’obiettivo è quello di destinare lo 0,7% del reddito nazionale lordo di ogni Paese allo sviluppo e il 10% di questa quota ai diritti sessuali e riproduttivi.

Il 2019, ha concluso Neil Datta, è stato e sarà un anno importante: infatti ricorrono due anniversari che sono stati decisivi per le politiche delle donne: il 25° anniversario dal Programma d’azione della Conferenza su Popolazione e Sviluppo del Cairo (1994) e il quinquennio dall’Agenda globale dello sviluppo sostenibile lanciata dall’ONU nel 2015 con i suoi 17 obiettivi.

Così come lo sarà il 2020, anno in cui ricorre il 25° anniversario dalla Conferenza e dalla Piattaforma d’Azione di Pechino (1995), tappa fondamentale per i diritti delle donne.

Queste conferenze e queste azioni hanno cambiato il paradigma nell’attuare i diritti e la libertà di scelta delle donne: basti pensare al cambiamento della visione per quanto riguarda i diritti sessuali e riproduttivi: dalla necessità di realizzare delle politiche sulla contraccezione per il controllo della popolazione, all’accesso alla stessa e all’aborto come principio dell’autodeterminazione delle donne sulla loro salute sessuale e riproduttiva.

Guardando agli ultimi 50 anni molti notevoli progressi sono stati promossi dai governi nazionali, europei, società civile ed organismi internazionali, tuttavia restano ancora molti problemi, mentre incede una lenta erosione dei diritti che sembravano acquisiti.

Ha poi preso la parola la senatrice Valeria Valente, Presidente della Commissione di inchiesta sul femminicidio e violenza di genere del Senato, che ha sottolineato come in questo momento si continuano a ridurre spazi di libertà delle donne e come la crisi economica che attraversiamo dal 2008 abbia accentuato questa riduzione: le donne infatti sono quelle che ne pagano il prezzo più alto.

Tutta una serie di provvedimenti spingono in questa direzione: non solo il famigerato ddl Pillon, ma anche una sequela di o.d.g. oscurantisti, nei Comuni , contro la 194, disegni di legge come quello che sposta la capacità giuridica dal nato al feto, o quello che prevede l’adozione del concepito, proposte del governo sulla riapertura delle Case Chiuse e l’abrogazione della legge Merlin, o lo stesso “codice rosso” legge di questo governo, appena approvata, che punta a norme repressive e securitarie ( pur apprezzandone alcune misure al suo interno)

Il codice rosso, continua Valente, é una riforma che non costa nulla e dà molto consenso: aumentare le pene per un reato non necessita di risorse; c’è bisogno di un impianto giuridico strutturato che renda concrete le norme della Convenzione di Istanbul e di finanziamenti cospicui, regolari e permanenti come chiedono da anni coloro che si occupano seriamente del contrasto alla violenza, e di un cambiamento culturale che inizi con la sensibilizzazione fin dall’infanzia, su temi come la parità, il rispetto, gli stereotipi.

La battaglia, conclude Valente, è sicuramente anche di carattere culturale anche e specialmente fra coloro che operano in questo ambito: avvocati, magistrati, forze di polizia, assistenti sociali e operatrici dei centri antiviolenza e ruota attraverso tre passaggi: specializzazione, formazione e sensibilizzazione.

Riprendendo il discorso sull’importanza della scuola come strumento di prevenzione e sensibilizzazione per la violenza contro le donne, Valeria Fedeli ricorda la piattaforma avviata quando lei era a capo del dicastero, per la formazione delle docenti e dei docenti sul rispetto, la parità e contro le discriminazioni o l’inserimento nei percorsi universitari, in tutte le discipline, di studi di genere. Politiche che sono state bloccate dal nuovo governo perché costa di più puntare sulla sensibilizzazione ed investire sulla prevenzione e la tutela rispetto ad indirizzare l’azione unicamente sulle norme sanzionatorie. Ecco uno dei motivi per cui il Partito democratico ha ritenuto di astenersi sul “codice rosso”.

Assolutamente necessaria è la verifica sull’efficacia delle norme esistenti in tema di violenza e se le leggi, come ad esempio la Convenzione di Istanbul, sono state correttamente applicate.

Le Commissioni speciali sui diritti umani e quella sul femminicidio devono impegnare il governo ad attuare tutte le leggi e le convenzioni firmate a livello internazionale (Convenzione di Instanbul, Agenda 2030 dell’Onu con gli obiettivi 4 e 5 sull’istruzione e sulla parità di genere, ecc.)

“La libertà, l’autonomia, la scolarizzazione, la salute e il lavoro delle donne sono essenziali alla democrazia e alla convivenza civile in tutto il mondo”, conclude Fedeli, e quindi l’Alleanza parlamentare è importante per poter esercitare una pressione politica verso il governo unendo le sinergie tra chi sta dentro al Parlamento, e chi opera nelle associazioni, nei gruppi e nei movimenti.

Ha infine tratto le conclusioni dell’incontro l’onorevole Laura Boldrini, ricordando la recente proficua esperienza a Vancouver dove 9000 delegati di tutto il mondo hanno discusso, trattato, elaborato strategie per promuovere l’uguaglianza di genere e l’empowerment delle donne.

Per tre giorni parlamentari di tutto il mondo sono stati impegnati nel Forum interparlamentare a discutere di salute riproduttiva e diritti delle donne sottolineando la necessità di fronteggiare questa tendenza a tornare indietro, a scardinare diritti che parevano acquisiti.

Boldrini ha ricordato come è stato importante trovarsi a Verona a fine marzo dove c’erano due Italie che si sono affrontate: da una parte il Convegno mondiale delle famiglie, che ha avuto il patrocinio e visto la presenza di ministri dell’attuale governo, dove politici reazionari e sovranisti hanno ancora una volta attivato la chiara strategia estremista chiamata “Ristabilire l’ordine naturale :Un’Agenda per l’Europa” (https://www.epfweb.org/node/690.) dall’altra quell’Italia inclusiva e democratica , quell’Italia dei diritti che ha manifestato con gioia, allegria e che guarda il mondo per quello che è, con la sua ricchezza data dalle diversità e dalla possibilità di essere felici.

Le libertà personali e collettive, l’uguaglianza, la non discriminazione, ottenuti con anni di dure lotte sociali e politiche sono princìpi fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione dai quali non si può arretrare di un solo passo e quell’Italia lo ha chiaramente dimostrato nella tre giorni di mobilitazione veneta piena di iniziative, dibattiti, cortei festanti, colorati, inclusivi.

Boldrini ha evidenziato poi la necessità di bloccare a settembre il ddl Pillon, riaffermando che è un disegno di legge che va ritirato perché, apparentemente la sua ratio è quella di affermare il principio di bigenitorialità, ma realmente è un provvedimento che vuole sradicare l’attuale impianto del diritto di famiglia rivoluzionando le norme relative alla separazione e all’affido.

La strategia è chiara: creare un terreno di consenso rassicurante attorno a temi impossibili da contestare (famiglia, figli, rispetto per la vita) e contestualmente erodere con misure artificiose i diritti faticosamente acquisiti e principi ormai consolidati come l’autodeterminazione, la libera scelta in tema di maternità, contraccezione, aborto, orientamento sessuale e tanti altri

A conclusione del suo appassionato intervento l’ex Presidente della Camera ha lanciato la sua proposta affinchè queste energie positive possano essere indirizzate per affrontare unite le sfide di un periodo buio ed oscurantista che mai avremmo pensato di dover rivivere e perché anche nel nostro Paese si possano sfruttare al massimo i progressi compiuti sino ad oggi per andare incontro ad un futuro migliore per tutte e tutti: un’alleanza trasversale tra donne, superando gli steccati e le soggettività identitarie per dischiudere nuove opportunità e possibilità, con la speranza che le donne antepongano sempre la loro identità di genere prima di qualsiasi altra appartenenza.

E’ una battaglia che si vince solo se unite e questo proprio sembra essere il senso della “chiamata alle armi” a cui hanno risposto le tante donne presenti in sala: donne dei movimenti, delle associazioni, degli ordini professionali, del sindacato: un variegato mondo unito però da una chiara necessità: fermare questa deriva antidemocratica già in atto nel nostro Paese e in tante parti del mondo, creare un fronte di resistenza unitario.

Le tante donne presenti all’iniziativa e che si sono alla fine alternate in alcuni brevi interventi lo hanno tutte ribadito: le donne possono e devono portare uno sguardo diverso e la forza delle donne può essere la vera leva per sovvertire questo senso di marcia.

D’altronde la storia, ci insegna che nei periodi più oscuri e minacciosi sono spesso le donne a prendere in mano la situazione e a scendere in piazza, a opporsi a regimi dittatoriali, a lottare per i i loro diritti e per quelli del proprio Paese.

E dobbiamo farlo subito iniziando a costruire una rete che già a settembre, quando riprenderà la discussione del ddl Pillon, dovrà essere reattiva, coesa e organizzata e trovarci pronte nei prossimi mesi dove ci aspettano due appuntamenti importanti : il 12-14 novembre il summit di Nairobi (in occasione del 25° anniversario del Programma di Azione della Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo) e Pechino 2020 (in occasione del 25° anniversario della Conferenza e della Piattaforma di azione di Pechino)

Voglio concludere con le parole tratte dal testo di adesione alla manifestazione del 13 febbraio 2011 di Rosangela Pesenti:

Assistiamo all’erosione dei diritti come alla volgarità delle dichiarazioni pubbliche: gli uomini si esibiscono tra arroganza, ignoranza e paternalismo, ma noi sappiamo che il patriarcato non vince senza le nostre piccole/grandi quotidiane complicità, senza i nostri silenzi, le nostre omissioni, la nostra accondiscendenza, il nostro rinchiuderci nel piccolo orizzonte delle sopravvivenze personali, delle necessità di accudimento famigliare, dei piccoli privilegi faticosamente raggiunti, o di quelli grandi semplicemente ereditati, del perbenismo, della rassegnazione, della stanchezza.
Quando le donne rinunciano a pensare alla propria esistenza libera come luogo di costruzione di un processo pacifico di giustizia sociale, di pari opportunità per le generazioni successive (e non solo per i propri bambini e bambine), quando si chiudono dentro le piccole strategie di conquista del proprio microterritorio, (che sia una casa o una carriera), il patriarcato vince su tutte e i diritti vengono corrosi ad ogni livello.
Dovremmo ricordare che il patriarcato è una struttura mentale, oltre che sociale, molto antica, sostenuta dalle religioni e dai vari sistemi di potere, trasmessa dal conformismo educativo di genere, amplificato oggi dalla pubblicità e dai media. (…)


Ricordiamocelo sempre, perché davvero, al di là di ogni retorica, se non è il momento di lottare unite e uniti quando viene sferrato un attacco così massiccio, allora quando lo è? Quando, se non adesso?

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