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Una rivoluzione positiva. Conversazioni con Elena Marinucci

Una rivoluzione positiva. Conversazioni con Elena Marinucci

Chi è Elena Marinucci, la donna che inventò la Commissione Pari Opportunità e le discriminazioni positive.

Sabato, 28/04/2018 - Una rivoluzione positiva. Conversazioni con Elena Marinucci
di Anna Maria Isastia, edizioni di Storia e Letteratura.

Il volume raccoglie le esperienze politiche e personali di Elena Marinucci, avvocata aquilana, senatrice socialista ai tempi di Craxi.

La prima impressione che si ha è che si tratti di un testo importante.
La struttura è quella della ricostruzione storica, proposta in una narrazione scorrevole e accattivante. Il taglio si deve alla penna e al sapere dell’autrice, Anna Maria Isastia, che insegna Storia contemporanea all’Università “Sapienza” di Roma.

Dall’introduzione emerge subito un profilo che riguarda tutte noi ed ha a che fare con la memoria: le donne scompaiono dalla storia. Se è vero che a differenza degli uomini «non hanno imparato a raccontarsi», altrettanto vero è che non vengono neanche «raccontate» da una storiografia che spesso le ignora.

Elena Marinucci ha avuto una lunga e ricca carriera politica.
L’apice della sua esperienza coincide, forse, con l’istituzione nel 1984 della Commissione nazionale per la realizzazione della parità tra uomo e donna.
Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, la Commissione fu luogo di elaborazione di molte azioni positive.
E pur nel fallimento del successivo Ministero delle Pari Opportunità, quella continua ad allungare i suoi effetti nel paese di oggi (per esempio negli organismi per la parità diffusi ormai all’interno delle amministrazioni locali, come tra gli ordini professionali).
Anche quelle tracce sono, però, orme labili.
E così, scorrendo le pagine del libro, lascia esterrefatti la scoperta che non esista un archivio della Commissione.

Se ogni opera ha in sé come un filo conduttore, qui a portare per mano il lettore non può che essere la battaglia per i diritti delle donne, battaglia su fronti ancora aperti.
È questa la cifra della storia che si racconta e la si riconosce sin dai primissimi paragrafi.

Poi il libro, come la vita, è fatto di incontri.
E c’è quello tra Elena e Margherita Boniver che prelude al successivo e definitivo ingresso della futura senatrice Marinucci nella vita politica del nostro paese: «Boniver le dice che Bettino Craxi le ha chiesto di prendere contatto con lei per creare insieme un nuovo movimento femminista, riformista, indipendente, capace di darsi degli obiettivi».
Da quell’incontro nascerà la Lega Delle Donne Per Il Socialismo che si occuperà da subito di un tema accesissimo ancora oggi, quale è l’interruzione volontaria di gravidanza.
Non può sfuggire il parallelo con i nostri tempi. E la conclusione amara che per esempio permangono grandi difficoltà di esercizio del diritto di aborto, anche quelle volte in cui esso è scelta terapeutica. Rimane evidente la falla dell’obiezione di coscienza che paralizza la legge, pure nelle strutture pubbliche.

Da quel momento, il volume dà conto delle esperienze referendarie. E tutto intorno si delinea un’Italia che comincia a cambiare.

Il libro ha dentro un recupero di memoria.
E lo fa illuminando, sul resto, il contributo che dal Partito Socialista italiano ed europeo giunse alla questione dei diritti delle donne. Quel PSI, finito dopo Mani pulite come dentro a meccanismo di rimozione forzata, ricompare tra le pagine dedicate alla senatrice aquilana.

Dentro queste conversazioni, c’è davvero la storia recente del nostro diritto e con esso dei nostri costumi.
La protagonista viene fuori che è figura a tutto tondo.
Si legge che si vedono convivere in lei una solida formazione femminista, la cultura giuridica, i programmi del socialismo internazionale e la conoscenza delle direttive europee. Una grande lucidità e la consapevolezza che le donne devono prima contare dentro ai partiti, per arrivare a contare in politica.

Tornando agli incontri, poi, c'è quello con Alma Sabatini, il cui lavoro dentro alla Commissione porta in stampa nel 1987 le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana. Indubitabile è ancora una volta la modernità del tema. Si ricorderà la polemica innescata da giornalisti e intellettuali (Pietro Citati, dalle colonne del Corriere della Sera), analoga per violenza agli attacchi riservati in tempi più recenti a Laura Boldrini.

La seconda parte del volume è dedicata alla fine degli anni Ottanta, ai tentativi di Elena rivolti a una riscrittura della legge contro la violenza sessuale, ancora di là da venire.

Certamente, dalle pagine viene fuori come in trasparenza anche il vissuto privato.
Non ci sono toni urlati, non c’è ostentazione nella storia politica, professionale e umana di questa protagonista.
C’è la solidarietà e l’attenzione verso le altre, quelle da aiutare e quelle da non dimenticare.

Ed ecco lo sforzo di togliere dall’ombra il ricordo di Lina Merlin, un passaggio del libro che ci rende un grande servizio. Capiamo forse per la prima volta dalle conversazioni con Elena Marinucci chi fosse davvero la senatrice socialista che fu tra le madri della Costituzione. E scopriamo di doverle la vera parità. Se l’art. 3 della nostra Carta include, infatti, tra le forme di discriminazione da combattere anche quella per motivi di sesso, ciò è unicamente per la determinazione e la volontà di Lina Merlin.

«La storia dei diritti delle donne è la storia di una civiltà. Ripercorrerla consente di recuperare le ragioni di una indignazione che non potrà spegnersi fino a quando non sarà rimossa l’ultima discriminazione».

Il libro si chiude con la stagione finale, quella da eurodeputata, che arriva dopo lo smantellamento dei vecchi partiti ed è anche stagione di grande solitudine e ostracismo.

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