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Una donna per dirigere e rinnovare l’UNESCO - di Carla Pecis

Una donna per dirigere e rinnovare l’UNESCO - di Carla Pecis

UNESCO: con Audrey Azoulay una donna succede a una donna. Questa è una buona notizia...

Una donna succede a una donna (la bulgara Irina Bokova) alla guida dell’UNESCO, e questa è una buona notizia.

Audrey Azoulay, francese di origini marocchine, è portatrice di un ambizioso programma di riforme e anche se la sua candidatura è stata avanzata in ritardo, con qualche mal di pancia, con attacchi dell’ultimo minuto certamente ha tutte le caratteristiche per svolgere al meglio l’incarico di Direttrice generale dell’UNESCO.

È una donna di grande esperienza, battagliera, consapevole del compito enorme che la attende. Infatti non dovrà solo aprire nuovi ‘cantieri culturali’ ma anche trasformare la cultura politica di una organizzazione che da tempo è colpita da una storia di disfunzioni continue.

Il ritiro di USA e Israele annunciato in questi giorni (i due assicurano un quarto del bilancio dell’ente) complica ulteriormente il compito di Audrey Azoulay: gli americani e gli israeliani hanno ’affilato i coltelli’ e li hanno dati in mano agli egiziani, che hanno fatto una grande campagna contro il candidato proposto dal Qatar. La nuova Direttrice generale non ha avuto bisogno del sostegno egiziano per avere l’unanimità sulla sua candidatura e dichiara apertamente di volersi misurare sulla base di un programma e non di giochi di alleanze.

Certamente eredita una situazione difficile che necessita di un impegno di tipo diplomatico oltre che culturale. Le sfide sono molte, anche se non insormontabili per l’ex Ministra della cultura di F. Hollande nel 2016-17.

- Gestire l’organizzazione

- Creare una coesione interna che ridia valore ai gruppi di lavoro e riuscire a ‘comunicare’ sia all’interno che all’esterno sulla base dei programmi che verranno lanciati.

- Ridare valore all’immagine dell’UNESCO come istituzione aperta, portatrice di un progetto multiculturale.

Troppo spesso si è diffusa l’immagine dell’UNESCO come ‘officina’ incaricata di occuparsi dei ritrovamenti e sostenere le missioni archeologiche. Certamente in un contesto in cui l’offensiva degli integralisti punta alla cancellazione delle tracce del passato è urgente e prioritaria una mobilitazione per salvaguardare il patrimonio in pericolo, ma la missione dell’UNESCO va oltre questo obbligo.

I quattro anni della durata del suo mandato potranno risultare pochi o molti, certamente costituiscono una opportunità per realizzare il suo impegnativo programma. Ha già fatto sapere che si occuperà da subito per la riabilitazione della credibilità dell’organizzazione nella fiducia degli Stati membri.

Avrà anche il compito di depotenziare lo scontro archeologico, eminentemente politico, tra Israele e Palestina: l’archeologia in quelle aree non è una scienza fredda e neutra, è una disciplina che si carica di passioni e di rabbia. Le pietre sono macchiate di sudore e di sangue.

La nuova Direttrice generale sa bene che qui ‘tutto è politico’, dall’aria alla polvere ai sassi. La sfida che Audrey Azoulay assume riguarda la possibilità di creare “speranza e armonia.”



(spunti da un articolo in The New Yorker)

MEDITERRANEA a cura di carlapecis@tiscali.it  (Udi Catania)

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