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Tutti i segreti del bisso, la seta del mare

Tutti i segreti del bisso, la seta del mare

- Intervista a Chiara Vigo, depositaria di un’arte antica e affascinante, tramandata tra donne, che rischia di perdersi per colpa della burocrazia

Mirella Mascellino Martedi, 08/11/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Novembre 2016

Chiara Vigo, l’ultimo Maestro del Bisso, ha ricevuto il premio La tela di Penelope, all’interno della VI edizione del Festival Naxoslegge, ‘Le Donne non perdono il filo’, diretta da Fulvia Toscano e presentata al pubblico dalla studiosa Marinella Fiume. Il Bisso, o seta di mare, dal greco antico byssos, che significa abisso, fondale, è un termine usato per indicare un tessuto leggero, pregiato, di origine vegetale o animale. È filo d’acqua sacro e inviolabile come la vita, frutto di un sapere che non ha inizio né fine. La Vigo è l’ultima donna che lavora il bisso nel modo tradizionale, dopo aver dissalato la barba della Pinna Nobilis, volgarmente detta Nacchera, il più grande bivalve del Mediterraneo, una specie in via d’estinzione, da cui la seta del mare proviene. La sua famiglia è di origine ebraica e le anziane di Sant’Antioco dicono che la lavorazione del bisso sia arrivata nell’isola con la principessa Berenice di Cilicia, amante dell’imperatore Tito, lì esiliata e sepolta circa 2000 anni fa.

A Sant’Antioco, Chiara ha fondato il Museo del Bisso che proprio in questi giorni, è stato chiuso e lei cacciata via, obbedendo a un’ordinanza datata dicembre 2015, nonostante l’appello di tante personalità della società civile, intellettuali, personaggi del cinema e dello Spettacolo, fra questi Maria Grazia Cucinotta che ha lanciato una petizione on line. La ragione della cacciata è a dir poco inverosimile. Il luogo che ospitava il museo non era a norma, secondo le leggi sulla sicurezza sul sistema di elettricità. La Vigo è stata nominata commentatore della Repubblica il 2 giugno 2009 a Cagliari, per la maestria della tessitura del bisso marino e dei segreti sulla sua produzione, ricevendo dal Prefetto dell’epoca il diploma distintivo dell’Onorificenza dell’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana”. Nel 2009 è stata dichiarata Donna sarda dell’anno e la sua arte è stata dichiarata “Patrimonio dell’Umanità” dall’Unesco. Attualmente collabora con 27 università di tutto il mondo, come consulente della cattedra di Biologia marina. In occasione della consegna del Premio, le abbiamo rivolto qualche domanda.



Cosa vuol dire essere Maestro del bisso e cosa vuol dire esserlo oggi, in un momento difficile della nostra civiltà?


Diciamo che oggi non si capisce la differenza tra Maestro e artigiano. Io sono il Maestro del bisso, vuol dire che ogni Maestro lo è secondo il suo tempo e la sua volontà. Quando avverrà il passaggio, attraverso il giuramento tra me e mia figlia Maddalena, io andrò via. Non si può invadere il campo del Maestro. Così è successo anche fra me e mia nonna, che mi ha passato la Maestria. Nell’anello dell’acqua che ho e che non ho mai fatto vedere a nessuno, è impressa da Maestri ebraici la stella a sei punte perché la lavorazione del bisso è ebraica. Il Maestro porterà l’anello, vestirà la tunica e sarà l’unico Maestro. L’artigiano invece è colui che possiede un’arte, ma non i saperi. Per esempio un falegname che insegna l’arte al figlio, rimane accanto a lui per guidarlo.



La tua storia e la tua personalità fanno di te una figura di grande fascino e spiritualità oltreché depositaria di saperi, dichiarati patrimonio dell’umanità. Oltre a lavorare il bisso, lo raccogli immergendoti negli abissi. Ci racconti cosa provi ogni volta che ti immergi?

La prima immersione l’ho fatta a tre anni con mia nonna. Da due anni non mi immergo più. È il mio pregare. Il mio mantra della filatura è immergersi. È una cosa sacra ed è per questo che non voglio nessuno a guardare o a fare foto. Io lì recito la preghiera della Pace nel mondo. Un rituale di rispetto verso l’acqua. Hanno provato a tradurlo - per una parte è ebraico antico, ma un’altra parte è una lingua sconosciuta - e non sono riusciti. È un gutturale continuo di novecento strofe, adattato dalle tre del mattino alle sette del mattino. Mi immergevo tre volte l’anno. Ma adesso non voglio più farlo. Se questo tempo ha bisogno di Maestri io rimango, ma se questo tempo non ha più bisogno di Maestri io vado via perché non ha più senso. Io rendo all’acqua quello che è suo, al fuoco quello che è suo e mi ritiro a vita privata e non incontrerò più nessuno. Perché io non posso essere ospite del prefetto per la festa della Repubblica e poi un sindaco può essere autorizzato a chiudere il Museo, mandandomi via.



Il fascino della tua figura comincia dalla storia della nonna che ti ha trasmesso il sapere. Ci racconti questa iniziazione?

Diciamo che non è il Maestro che sceglie, ma è l’allievo che sceglie il Maestro. Per avere la Maestria si vive accanto al Maestro, si piange con lui, si ride con lui, si vive, si cammina e si dorme accanto. Io ho vissuto così accanto a mia nonna Maddalena. Il giorno che mi ha passato la Maestria, l’anello e la tunica, lei si è messa da parte, è andata via. Il suo compito era finito ed era cominciato quello del nuovo Maestro. Così la mia vita di Maestro è in mezzo a due Maddalene, mia nonna che mi ha passato la maestria e mia figlia, futuro Maestro. Io ho imparato a tessere e a tingere giocando accanto a mia nonna. Lei aveva intessuto, negli anni, dentro di me un arazzo senza che io mi accorgessi.



Tra i versi delle preghiere che Chiara recita all’alba e al tramonto, rivolta verso il mare, c’è la Legge del Giuramento dell’acqua, trasmessole dalla nonna, lungo 23 generazioni della sua famiglia e che ogni Maestro del bisso deve rispettare poiché l’acqua è la sorgente della vita ed è sacra:

Ponente, Levante, Maestro e Grecale

Prendete la mia anima e buttatela nel fondale

Che sia la mia vita per essere, pregare e tessere

Per ogni gente che da me va e da me viene

Senza tempo, senza nome, senza colore, senza confini, senza denaro

In nome del Leone dell’anima mia e dello Spirito eterno così sarà
”.



Chi volesse approfondire la vita del Maestro, può leggere il libro di Susanna Lavazza, M. Chiara Vigo, l’ultimo Maestro del bisso, Carlo Delfino editore, 2014.







 

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