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SOFFOCATA DA UNA MASCHERA

SOFFOCATA DA UNA MASCHERA

A mano libera / Rebibbia - Mi presento. Nell’anno del Signore, 29 febbraio 1972 sono nata a Firenze da genitori congolesi....

SYLVIE Giovedi, 05/02/2015 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Febbraio 2015

Mi presento. Nell’anno del Signore, 29 febbraio 1972 sono nata a Firenze da genitori congolesi. Mi sento, sono fiorentina. Non soltanto per il diritto dello jus soli, ma soprattutto per il diritto del cuore e dei sentimenti. Se a Dante, nell’Inferno, Farinata degli Uberti disse: “La tua loquela ti fa manifesto della nobil patria natia” a me, molto più banalmente in tv mi dicevano: “Dopo la sua scollatura ciò che in lei più strabilia è la calata toscana”. Sono dunque concittadina di Dante, di Machiavelli e persino di Michelangelo, un’italiana sui generis perfettamente integrata nel tessuto sociale e civile del nostro Paese. Tali peculiarità mi hanno portato ad una attiva e costante presenza in tv, in qualità di attrice umorista e showgirl. Ho cercato di cavalcare il sistema accettando di essere sfruttata e cercando di sfruttarlo. Purtroppo anche per la sottoscritta la giustizia ha avuto il suo countdown e sono finita a Rebibbia per un reato di truffa che credevo prescritto, in quanto commesso dal 2002 al 2005. Chi sbaglia paga, come si suol dire, ma se non era anche per la negligenza dei miei difensori potevo già usufruire di pene alternative. I diversi legali ai quali mi sono rivolta non hanno avuto un coordinamento tale da tutelare la mia libertà. La libertà… il bene più prezioso soprattutto per Sylvie, così libera di spirito, piena di vita, di gioia, con un animo che ha sempre voluto soffocare indossando una maschera… Provo delusione, dolore, rabbia! Nel contempo mi sento sconfitta non perché sono entrata in cella bensì in una cella. In un certo modo ci sono sempre stata: la cella di una vita evanescente, di pochi contenuti, colma di zombi senz’anima. Cerco di affrontare l’attuale condizione, in modo sereno e razionale…quelle peggiori (per certi versi) sono più utili alla crescita interiore dell’essere umano e al suo percorso psicologico. Questo triste periodo della vita mi servirà a temprare la mente ed infondere coraggio e saggezza al mio spirito. Mi sono organizzata affinché il tempo scorra il più velocemente possibile frequentando le varie attività permesse nel carcere sperimentale di Rebibbia: laboratorio teatrale, corso di giornalismo, di yoga, di filosofia.

Qui dentro la vita è fatta di piccole cose e, tutto ciò che all’esterno può sembrare insignificante, qui diventa di vitale importanza. È dura stare in carcere ed è peggio se si tratta della prima volta. Affronto la realtà così come mi viene posta, giorno per giorno, con dignità e coraggio. Vado in Chiesa tutte le domeniche. È l’unico momento in cui sono sola con me stessa…al termine della funzione religiosa possiedo una forza diversa e una nuova speranza per iniziare la settimana.

Trovo conforto nel ricevere lettere di persone a me sconosciute che mi confermano stima, simpatia e pure ricordo per le mie partecipazioni televisive ritenendo, erroneamente, che le porte del carcere annullassero espressioni di solidarietà umana, che ho scoperto, invece tangibili! C’è tanta gente che mi aspetta alla fine di codesto percorso. Dio mi è sempre vicino!



Rebibbia 29 Novembre 2014 - Sylvie Lubamba

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