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Salute riproduttiva. E' tempo di re-agire

Salute riproduttiva. E' tempo di re-agire

UDI - Al via la campagna Udi ‘Adesso basta’: il 26 settembre partono le iniziative che si terranno per un anno. Le responsabili nazionali Udi Vittoria Tola e Laura Piretti spiegano le ragioni della mobilitazione

Bartolini Tiziana Mercoledi, 03/08/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Settembre 2016

L'Udi lancia un anno di mobilitazione nazionale sulla salute riproduttiva delle donne intorno ai temi della contraccezione e ponendo l'attenzione ai consultori, all'accessibilità gratuita alla contraccezione d'emergenza, all'informazione sessuale nelle scuole, la difesa della legge 194, il contrasto all'obiezione di coscienza dei medici. L'inizio della campagna ‘Adesso basta’ è fissato per il 26 settembre, Giornata mondiale della contraccezione. Abbiamo chiesto alle responsabili nazionali, Vittoria Tola e Laura Piretti, informazioni e commenti su questa campagna. (documento)

“L’iniziativa di un anno di mobilitazione sul tema corpo lavoro e che parte il 26 settembre si inserisce nel lungo e costante impegno dell'UDI sul tema della contraccezione e della maternità responsabile che affonda nelle sue radici nelle origini dell’UDI. Tema ampio, che contiene i presupposti della libertà femminile e dell'autodeterminazione rispetto alla sessualità e alle scelte procreative. Tema che si è sviluppato nel tempo e che per noi ri-acquista anche oggi una portata potremmo dire di lotta e rivendicazione fondamentale in questo momento storico in cui l’autodeterminazione è negata sia che i figli si vogliano sia che non si vogliano. Per questo abbiamo scelto la giornata del 26 settembre, dedicata alla contraccezione, per riprendere slancio e parola su molti altri temi legati alla libertà e autodeterminazione delle donne.

Lavoriamo contro l'ipocrisia di chi non permette la prevenzione sulla salute riproduttiva, lascia decadere i Consultori, ostacola con ogni mezzo la pillola del giorno dopo e l'informazione sessuale nelle scuole, poi, nel nome della prevenzione dell'aborto, come fa la ministra Lorenzin, brandisce come una clava la legge 194, contro le donne invece che per le donne colpevolizzandole con la denatalità che è provocata soprattutto dalle politiche, economiche del governo e penalizzandole con una sanzione di 10mila euro per l'aborto clandestino dopo aver reso impossibile quello legale”. (Appuntamento a Roma)



Il cammino dell'Udi intorno ai temi della contraccezione è stato lungo e costante. Quali sono i presupposti ideali, politici e concreti di questa iniziativa?

Il presupposto politico e ideale è la libertà e la responsabilità. Contraccezione per fare vera prevenzione dell'aborto, e informazione sessuale nelle scuole ma non solo, per diffondere, soprattutto fra ragazzi e ragazze più giovani una cultura di responsabilità. Non tanto semplicemente aggiungendo materie di "educazione sessuale o sentimentale" o "lotta agli stereotipi sessisti" come oggi va per la maggiore a parole, quanto chiedendo una modifica dei libri di testo, un’educazione trasversale alla realtà del mondo e della storia fatta di donne e uomini, del superamento in tutte le discipline dei saperi monosessuati che continuano a essere trasmessi in tutto il sistema scolastico, per far comprendere il valore della parità fra uomo e donna, il rispetto della differenza e la sessualità responsabile.

La lotta contro l'indiscriminata obiezione di coscienza alla legge 194 si porta dietro una serie di richieste, fra cui una sua regolamentazione, tetto al personale obiettore, contropartite in tempo o in denaro per il personale non obiettore e perché sia resa impossibile la scelta di essere obiettori per il personale apicale.



Nel documento di riferimento della campagna ci sono alcune parole d'ordine intorno alle quali si svilupperanno anche degli obiettivi. Li volete illustrare in sintesi?

Bisogna riaprire un confronto con le Regioni per quanto riguarda la vita dei Consultori e la loro piena funzionalità, l'applicazione della legge 194, tanto è vero che andremo sotto le sedi regionali e consegneremo a Presidenti e Assessori/e di riferimento un dossier su Consultori e legge 194, ma anche sul percorso nascita, vista la grande importanza che da sempre attribuiamo a “come si partorisce” e "come si nasce". Non credo che ci accontenteremo di giustificazioni legate alla mancanza di risorse economiche. A livello nazionale l'interlocutore non può che essere governo e parlamento in particolare per quanto riguarda la raccolta dati e le linee di indirizzo sulla prevenzione e nel senso che sono necessarie serie modifiche di legge, anche nella sanità, affinché cambi la cultura sessista e violenta che colpisce in tanti modi diversi soprattutto le donne.



In che modo l'Udi, sia a livello locale che nazionale, richiamerà l'attenzione sui temi della campagna? Quali sono gli interlocutori e le interlocutrici cui vi rivolgete in modo particolare?

Le nostre interlocutrici e interlocutori sarà quel vasto mondo di donne, associazioni e operatori, studiose e studiosi che continuano, nonostante tutte le difficoltà e l’incapacità di confronto di tante istituzioni, a perseverare nella richiesta di diritti e del rispetto delle leggi conquistate e sempre difese con tanta fatica e che oggi, più che mai, sono consapevoli dello straordinario investimento per il futuro che rappresenta la prevenzione e il rispetto dell’autodeterminazione della donna e della responsabilità condivisa su sessualità e salute riproduttiva della coppia, soprattutto tra i giovani. Naturalmente, nonostante tutto, speriamo che interlocutrici possano essere anche molte istituzioni.



Quali sono le ragioni - politiche, sociali, culturali - che determinano in Italia la mancanza di un atteggiamento laico alla dimensione della contraccezione e in generale della salute riproduttiva?

L’Italia è un paese, sotto una patina di modernità, culturalmente e anche legalmente arretrato quanto ai rapporti uomo-donna. Questa arretratezza ha il suo fulcro nel controllo della sessualità femminile e in generale della salute riproduttiva cui corrisponde la mercificazione del corpo femminile in molti modi. Non bisogna dimenticare che l'Italia è anche un paese dalla forte tradizione cattolica che fornisce parole e concetti a questo patriarcato arretrato. Dunque tutte le volte che entra in gioco il corpo delle donne, l'autodeterminazione sulle scelte procreative si ricorre a un fondamentalismo che (per esempio tutta la questione dell'inizio vita e dell’embrione) nasconde una vasta cultura maschilista come ha dimostrato la cosiddetta “teoria del gender”. Non potendo apertamente dire: l'uomo è padrone del corpo delle donne, si dice alle donne: non siete padrone del vostro corpo.





PREMIO IMMAGINI AMICHE

Scade il 30 settembre il termine per inviare le segnalazioni



Stimolare pubblicitari e aziende committenti a una creatività socialmente responsabile. Questo l’obiettivo del Premio Immagini Amiche, iniziativa promossa dall’UDI in collaborazione e con il patrocinio della Camera dei deputati e ha ottenuto l’alto patronato del Presidente della Repubblica.

Il premio, che quest’anno arriva alla sesta edizione, è ispirato alla risoluzione del Parlamento Europeo, votata il 3 settembre 2008, sull'impatto del marketing e della pubblicità sulla parità fra donne e uomini, e ha l’obiettivo di valorizzare una comunicazione che, al di là degli stereotipi, veicoli messaggi creativi positivi.

Cinque le sezioni del concorso: affissioni, pubblicità televisiva, pubblicità stampata, programmi televisivi e siti web. La partecipazione al premio è libera e gratuita per chiunque: basta inviare le segnalazioni all’indirizzo entro il 30 settembre 2016.

Verranno inoltre attribuiti un premio alle scuole e una menzione speciale alla città che avrà tenuto comportamenti virtuosi sulle immagini amiche, su segnalazione delle associazioni femminili.

La cerimonia di premiazione è prevista il 18 ottobre 2016 e avverrà alla Camera dei deputati, alla presenza della presidente Laura Boldrini. 

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