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Rosalia, l'eroina dei Mille

Rosalia, l'eroina dei Mille

Il libro di Maria Attanasio, La ragazza di Marsiglia (Sellerio), fa conoscere l'incredibile vicenda di Rosalia Montmasson, unica donna a partecipare alla storica spedizione

Domenica, 03/02/2019 - Un prezioso tassello per la conoscenza del protagonismo delle donne nel nostro Risorgimento è senza dubbio il romanzo storico “La ragazza di Marsiglia” di Maria Attanasio (Sellerio editore, Palermo - 2018) la quale, grazie ad un lungo e puntiglioso lavoro di ricerca e alcune fortunate coincidenze, ha ricostruito l’incredibile vicenda di Rosalia Montmasson, l’eroina dei Mille, come è scritto nella lapide della sua tomba al cimitero Verano di Roma.
Rosalia, infatti, è stata l’unica donna a partecipare alla famosa spedizione e la sua foto si può ammirare nell’album fotografico dei Mille col numero 338. Di lei col tempo ben presto si son perdute le tracce, la storiografia ufficiale l’ha completamente cancellata eppure, oltre che una instancabile attivista mazziniana, è stata per molti anni la moglie di Francesco Crispi il quale, la prima volta che la vide nel 1849 nell’ufficio passaporti di Marsiglia, rischiò quasi di travolgerla per cui ebbe modo di scambiare con lei solo alcune parole rimanendone affascinato. Poco dopo la rivide per caso in una strada di Torino dalla carrozza in cui si trovava, ma non fece in tempo a raggiungerla; non voleva perderla di nuovo e dopo alcuni tentativi riuscì ben presto a ritrovarla. Fu così che ebbe inizio tra i due una relazione molto intensa; la passione politica di Francesco si incontrò e si fuse con l’energia dirompente e il desiderio di libertà della ragazza, fuggita da una famiglia violenta di un piccolo paese della Savoia: il suo vero nome era infatti Rosalìe. Quando la madre a soli trentotto anni era morta per le botte e il troppo lavoro, Rosalìe aveva deciso per sé una vita diversa e, approfittando di una fiera dove si era recata per vendere oggetti di legno fatti dal padre, era fuggita. Dopo Marsiglia aveva lavorato come domestica prima a Genova e in seguito a Torino imparando tutto il necessario per la manutenzione di una casa: ormai aveva in mano un mestiere che le poteva consentire di vivere. Francesco Crispi le piaceva molto, era proprio un bel giovane, parlava con fervore di giustizia e di libertà per cui presto accettò di trasferirsi nel misero alloggio in cui lui abitava. Era lei che guadagnava per tutti e due; la sera, nonostante la stanchezza, si metteva a ricamare e cucire al lume di candela mentre ascoltava fino a tardi le accese conversazioni dei patrioti, tra cui c’erano naturalmente i siciliani del comitato rivoluzionario in esilio. Iniziò a poco a poco ad appassionarsi agli ideali risorgimentali e cominciò ad intervenire nella discussione portando il suo originale punto di vista, di solito molto apprezzato, data la sua acuta intelligenza e profonda sensibilità. Quando Crispi fu mandato al confino a Malta lo seguì e poté sposarlo grazie al fatto che aveva con sé un documento, fatto da lei firmare dal padre davanti ad un notaio, in cui si dichiarava che Rosalìe poteva sposare chi volesse, senza bisogno alcuno dell’allora necessaria autorizzazione paterna. Questo la dice lunga sulla lucida determinazione e lungimiranza della giovane. Da Malta ben presto dovettero andare via: prima a Parigi e poi a Londra dove con grande emozione conobbe Giuseppe Mazzini, il Maestro, nella cui casa si recava spesso per partecipare alle riunioni e alle decisioni. Incominciò a svolgere una intensa e rischiosa attività cospirativa, viaggiando, attraversando di continuo confini per consegnare documenti e disposizioni. Fu costretta a falsificare il passaporto e assumere di nuovo il suo cognome o quello di sua madre per sfuggire ai controlli, visto che il marito era ricercato dalla polizia di tutta Europa.
Tornata in Italia prese parte attiva ai preparativi per la spedizione dei Mille e, quando si rese conto che alle donne era vietato partecipare, andò risoluta a parlare con Garibaldi: lei non poteva assolutamente mancare! Il Generale alla fine dovette cedere.
Fu così che, unica donna, il 5 maggio del 1860 si imbarcò a Quarto in pantaloni e camicia rossa. Uno dei Mille, Giacomo Oddo, presente al colloquio con Garibaldi, in un libro pubblicato nel ‘63 la ricorda come “la fiera savoiarda, disinteressata, piena di coraggio, ardita più di quanto in donna soglia accadere, dall’anima vivace, anzi di fuoco, dalla parola pronta, dall’animo schietto, nata alla libertà, e all’indipendenza”. La vedrà ancora a Calatafimi impegnata nella lotta e nel soccorso ai feriti e la definisce “l’angelo della giornata”. Infine così conclude il suo ricordo “Rosalìe Montmasson, il tuo nome non morrà: esso appartiene alla storia”.
Quando Francesco Crispi divenne Deputato del Regno, Rosalia si trasferì con lui prima a Torino, poi a Firenze, infine a Roma. Rimase sempre dentro di sé convinta repubblicana, fedele agli ideali mazziniani, anche dopo che il marito dichiarò in Parlamento nel 1864 la sua conversione alla monarchia. Stava cambiando Francesco, sempre più invischiato negli ingranaggi del potere. Inoltre continuava a farla soffrire con le sue avventure extraconiugali da cui erano nati, in un solo anno e da due donne diverse, due figli. Il primo fu riconosciuto dal padre grazie alla legittimazione concessa da Rosalia, disponibile anche a prenderlo in casa, ma del secondo lei non volle saperne. Il colpo di grazia finale lo ebbe nel 1878, quando in forma clandestina a Napoli fu celebrato il matrimonio tra il marito, allora Ministro dell’Interno, e la giovane che aveva messo incinta, Filomena (Lina) Barbagallo. Presto la notizia fu di dominio pubblico e partì una pesante accusa di bigamia che fu rilanciata da giornali nazionali e internazionali. Il piccolo di Napoli pubblicò a tutta pagina la foto del certificato di matrimonio con Rosalìe Montmasson. Tutto fu inutile: con un procedimento istruttorio disonesto, Crispi riuscì a far ritenere nullo il matrimonio di Malta, salvando così la sua carriera politica tanto che in seguito diventerà per dieci lunghi anni capo del Governo avendo al suo fianco una moglie giovane e molto mondana. Intanto, dopo mesi di disperato dolore e ritenuta inutile qualsiasi querela, il 27 dicembre, giorno del 21° anniversario del suo matrimonio, Madame Crispi, come l’avevano conosciuta e chiamata in tant* -regina compresa - ferita e umiliata uscì dalla casa coniugale e si diresse verso una modesta abitazione in via delle Carrozze, poi si trasferì in via Torino dove trascorse gli ultimi 25 anni della sua vita, quasi del tutto dimenticata.
L’eroina dei Mille il 10 novembre del 1904, a 81 anni muore, avvolta per sua esplicita volontà nella camicia rossa gelosamente conservata: lo annunceranno il giorno dopo i giornali con trafiletti che ne ricordano la storia garibaldina e il suo controverso matrimonio con Crispi. Il suo fu un funerale laico e patriottico: dietro il carro funebre molte corone, bandiere di varie associazioni, tanti patrioti, amiche, amici e nessun prete. Il senatore Cucchi ebbe il compito di darle l’estremo saluto. Qui finisce la ricostruzione della vicenda umana e politica di Rosalia, figura di donna straordinaria: Maria Attanasio ce la rende vicina, viva, grazie ad un linguaggio chiaro, avvincente e ad una capacità di lettura dei fatti densa di amore per la democrazia e per la libertà femminile.
Mi preme menzionare e sottolineare di questo libro anche l’ultima parte, dove l’autrice fa un puntuale resoconto del suo percorso di ricerca, delle fonti consultate, delle persone che l’hanno arricchita di dati e informazioni. Ma dichiara anche quali sono i personaggi o le situazioni inseriti nel racconto unicamente per esigenze letterarie e dunque frutto della sua fantasia. In questo modo ha preservato intatti sia l’incanto della narrazione, sia la autenticità dei fatti e il loro valore storico.
Roma, 1 febbraio 2019                                                                                                                              Rosanna Marcodoppido

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