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ROMA / LA CASA DELLE DONNE NON SI TOCCA. PROTESTE E PETIZIONE

ROMA / LA CASA DELLE DONNE NON SI TOCCA. PROTESTE E PETIZIONE

Consiglio comunale: in scena l’arroganza, la malafede e la violenza a 5Stelle

Domenica, 20/05/2018 - Consiglio comunale: in scena l’arroganza, la malafede e la violenza a 5Stelle
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petizione
Roma, 17 maggio 2018. Con il voto di oggi il Consiglio Comunale ha dichiarato guerra alle donne e a quanti /e sono impegnati nel sociale per rendere vivibile la città.
Con l’approvazione della mozione Guerrini, abbiamo visto che, di fronte alle questioni delle donne, per questa amministrazione la democrazia non esiste più.
La mozione impegna la sindaca e la giunta a togliere alla Casa delle Donne la sede del Buon Pastore, non si sa per farne cosa, cancellando un’esperienza importantissima per le donne e la città, una realtà viva della cultura, del femminismo e dei movimenti.
La mozione è stata votata:
1) rifiutando il rinvio richiesto a gran voce, data anche la riconvocazione del tavolo di confronto per lunedì, tra giunta e Casa Internazionale delle Donne
2) Impedendo l’intervento nel Consiglio comunale di una rappresentante della Casa
3) Negando all’opposizione la documentazione necessaria
4) Negando il diritto di replica alle opposizioni
Una pessima giornata per il consiglio comunale e per Roma.
Noi certo dal Buon Pastore non ce ne andiamo e continuiamo il nostro impegno con le donne e per la città.

INFORMAZIONI IMPORTANTI.
di Costanza Fanelli
Qualcuno si chiede perché le donne pretendano di non pagare l’affitto per la Casa Internazionale delle donne. Intanto, non è vero che non paghiamo l’affitto. Paghiamo tutto quello che riusciamo a pagare: più o meno la metà di un canone di più di 8000 euro al mese, insostenibile per chiunque svolga attività sociale.
Ma la Casa, a parte questo parziale mancato pagamento non costa un euro di denaro pubblico, non ha mai ricevuto un euro pubblico per le spese di gestione. Gratuitamente le donne tengono aperto tutto il giorno, sei giorni a settimana, a tutti e tutte il Buon Pastore, svolgono attività culturali e offrono servizi a donne che non se lo possono permettere. Pagano la manutenzione di un palazzo pubblico del 600, che spetterebbe al Comune di fare. Le donne della Casa, le associazioni femminili e femministe si stanno prendendo cura di un bene comune e, cosa, non certo da meno, stanno salvando e mantenendo aperto un luogo in cui si produce cultura e politica delle donne, si pratica la libertà e la solidarietà.
L’altra alternativa è che l’unica funzione del patrimonio pubblico sia servire per fare cassa, per essere venduto, come si dice nel nuovo “contratto di governo”, che l’unica misura che ne regola l’uso sia il mercato, che il patrimonio pubblico, che è di tutti noi, possa essere usato solo dai più ricchi.
Oppure che il suo destino sia essere abbandonato al degrado e poi svenduto, come è accaduto a Palazzo Nardini.
Si tratta, come sempre di fare una scelta.




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