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Gestazione Per Altri: la natura, i corpi, la cultura

Gestazione Per Altri: la natura, i corpi, la cultura

La legge 40/2004 sulla procreazione medica assistita è restrittiva. La libertà delle donne di poter scegliere

Sabato, 01/12/2018 - La Gestazione Per Altri (GPA) ha come strumento la procreazione medica assistita e serve ad aiutare chiunque ad avere un figlio/a diventandone genitore.
In Italia la legge 40 del 2004 vieta la surrogacy, garantendo l’accesso alla procreazione assistita solo a coppie sposate eterosessuali con problemi di infertilità (intesa come incapacità di riprodursi dopo 2 anni di attività sessuale non protetta) attraverso la fecondazione omologa (gameti interni alla coppia richiedente), poi con la modifica del 2014 anche con la fecondazione eterologa (gameti esterni alla coppia richiedente).
La legge è chiaramente restrittiva, perché sono escluse le coppie omosessuali, i single e le coppie non sposate; dunque vi è un elevato turismo procreativo nei paesi che permettono la maternità surrogata a diverse condizioni e prezzi a seconda della legislazione nazionale a riguardo.
La surrogacy può essere: tradizionale, per cui la surrogata possiede un collegamento genetico con il bambino che porta in grembo e il seme è del padre per inseminazione semplice o fecondazione in vitro; o gestazionale, per cui si utilizza l’ovulo di una donatrice o l’ovulo della madre e il seme del padre o di un donatore che poi si inserisce nel corpo della surrogata.
Nel primo caso, abbastanza desueto, alcuni/e sono contrari/e perché la surrogata non è la madre da un punto di vista genetico e alcune femministe sono contro la fecondazione omologa maschile che mantiene l’ereditarietà patriarcale tramite il seme.
Nel secondo caso si condanna la figura della surrogata: vittima, priva di agency e/o la donna-incubatrice anormale perché senza istinto materno che si autodefinisce “forno”, una donna che se ne pentirà…E lo dicevano anche di tutte coloro che abortivano prima della 194. Si accetta che non vi sia desiderio procreativo e si può rifiutare il ruolo di madre attraverso l’interruzione di gravidanza, quindi allo stesso modo una donna deve essere libera di portarne a termine una che per se stessa non avrebbe portato a termine.
La maternità surrogata è solitamente intesa come quella commerciale (l’utero in affitto), ma esiste anche la maternità di prossimità o altruistica. La prima prevede la messa a contratto della pratica con prezzo e condizioni a seconda del paese, mentre la seconda non prevede alcun compenso per la surrogata.
Alcune femministe sono contrarie per la mercificazione del corpo della donna, perdonando però tutte coloro che dal 2008, anno della crisi economica, scelgono di non procreare per motivi economici o accettano gli incentivi statali proprio per procreare o decidono di abortire per motivazioni economiche. In alcune aree del mondo, come l’India, questa pratica sfrutta sicuramente donne in stato di bisogno economico che finiscono per non avere garanzie e attraversare gravidanze lesive per i loro corpi e questo perché le leggi non ci sono e se ci sono non vengono rispettate.
La maternità di prossimità viene invece additata per poter causare la rarefazione della genealogia, per cui addirittura mia madre con il mio ovulo può portare in grembo mio figlio e quindi suo nipote…chissà quanti problemi quando la scienza approderà oltre l’utero artificiale. Alcuni/e sono contrari/e alla surrogacy perché omofobi/e, quando tra l’altro statisticamente è dimostrato che a questa pratica accedono soprattutto coppie eterosessuali.
Alcuni/e sono preoccupati/e per il futuro dei bambini/e nati/e da una surrogata…che esistono già, perché i genitori hanno usufruito di leggi estere. Alcuni/e sono reticenti all’accettazione del progetto di genitorialità in sé, che permettono però nell’adozione o più semplicemente quando si decide di procreare attraverso l’atto sessuale non usando protezioni.
Alcuni/e di noi probabilmente hanno dimenticato qualcosa di fondamentale: le donne sono libere. Libere di scegliere, di decidere, di astenersi, di accettare. L’unica differenza con gli uomini è che esse non sono nate libere, ma con fatica lo sono diventate.

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