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Qualità e sostenibilità dei servizi sanitari pubblici

Qualità e sostenibilità dei servizi sanitari pubblici

Salute BeneComune - La salute materno-infantile come esempio paradigmatico

Michele Grandolfo Lunedi, 14/11/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Novembre 2016

La qualità è condizione necessaria e sufficiente per la sostenibilità dei servizi sanitari pubblici nell’era dell’eccesso di offerta di prestazioni diagnostiche e terapeutiche, rese più allettanti dagli aspetti di innovazione biotecnologica, ma frequentemente prive di dimostrazione di efficacia e di sicurezza che ne giustifichino l’impiego. Tale eccesso di offerta si verifica anche quando si ha a che fare con pratiche straordinariamente importanti, se non salva vita, in casi molto limitati ma applicate a situazioni in cui non sono necessarie. Purtroppo non si tratta solo di spreco di risorse ma anche di danno iatrogeno non controbilanciato dalla necessità dell’intervento.

È molto comprensibile che i professionisti, ipotizzando maggiori benefici, ricorrano in modo generalizzato a pratiche “innovative”, soprattutto quando tali pratiche sono salvavita in casi specifici, ma è aspetto qualificante delle professionalità la continua ricerca di verifica di efficacia e sicurezza a monte (trial clinici, studi analitici e di prevalenza, casistiche, ecc, che alimentano le revisioni sistematiche della letteratura scientifica da cui, con procedure rigorose, con particolare riferimento all’assenza di conflitti di interesse, formalizzate a livello internazionale, trarre linee guida e raccomandazioni) e a valle con la verifica di efficacia nella pratica e sicurezza nei vari contesti che si propongono costantemente alla sanità pubblica.

Il grande paradosso si ha quando nella pretesa di garantire maggiore sicurezza in realtà non solo non si produce alcun beneficio ma si provoca danno a breve, medio e lungo termine.

Quando le indagini epidemiologiche, rigorosamente condotte, evidenziano il ricorso a pratiche non raccomandate o, se raccomandate, applicate nei casi in cui non c’è l’indicazione all’uso, oppure evidenziano il non ricorso alle pratiche raccomandate, anche in termini di valorizzazione dell’integrazione dei servizi, deve immediatamente essere posta all’ordine del giornola necessità di un aggiornamento professionale e di una riprogrammazione dei servizi e delle attività. Persistere nel modo di operare a cui si è stati formati nel passato (perché si è fatto sempre così) è forma di miopia suicida.

Se per alcuni c’è l’interesse a fare mercato della salute, per la maggioranza dei professionisti tale miopia mette in discussione anche agli occhi della popolazione (che è sempre più informata, anche sulle raccomandazioni e sulle linee guida internazionali) la loro credibilità (si deve operare secondo scienza e coscienza). Nel caso specifico il professionista fa la scelta e non può essere altrimenti (le linee guida non decidono). Ma negli studi di popolazione i fenomeni non possono discostarsi più di tanto dalle frequenze attese.

Il percorso nascita esprime nell’evidenza dei fatti i paradossi descritti. È tempo di agire per porvi rimedio, nella consapevolezza che l’appropriatezza produce efficacia e sicurezza se si fanno emergere, si valorizzano, si promuovono, si sostengono e si proteggono le competenze delle donne e delle persone che nascono.

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