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Prima Pagina Donna  (7-13 marzo 2016)

Prima Pagina Donna (7-13 marzo 2016)

8 marzo : iniziative e riflessioni a cornice della vita quotidiana. Settanta anni dal voto alle donne. Guadalupe dal Paraguai da voce alle donne del mondo. Nascere nel fango a Idomeni

Lunedi, 14/03/2016 - PRIMA PAGINA DONNA 8 (7-13 marzo 2016) 



Scegliere di commentare o sottolineare notizie di donne protagoniste nella settimana che comprende l’8 marzo, la Giornata internazionale della donna, ovvero iniziative, commenti, informazioni, approfondimenti, auguri, feste che hanno incorniciato le notizie quotidiane, al femminile, mi risulta non semplice.

Ho scelto qualche rapida considerazione e la citazione di pochi fatti che mi appaiono particolarmente simbolici e con uno spessore che va molto aldilà della notizia e che potrebbero trovare un eco forte in tante delle considerazioni di queste giornate ”dedicate“ a noi donne per riflettere sulla nostra condizione, traguardi personali e collettivi in Italia, in Europa e al di là di ogni confine territoriale, culturale, religioso, civile.

Tutto con quel di più che, per l’Italia di questo mese e di questo anno, significa ricordare e prendere atto di quella ricorrenza che sono i 70 anni passati dalla prima volta del voto alle donne (10 marzo 1946- 2016). Settanta anni sono tanti per la cronaca, sono pochissimi in una dimensione della storia e  richiedono una riflessione attenta rispetto a quanto sia presente la consapevolezza di questo nelle giovani generazioni; che non solo non ci riflettono - forse non sanno - ma in troppe si astengono dal votare, senza avere capito e riflettuto quale grande incredibile conquista sia stato il voto e come vada difeso, pur discutendo sul presente della politica. In ogni caso non può essere umiliato, disattendendo un diritto che è pari alla nostra dignità di cittadine. La dimensione a cui dobbiamo riferirci, per valutare quel che abbiamo conquistato, è sempre ben oltre i nostri confini nazionali.

Per passare alle notizie d’attualità inizio con l’invito a tante donne di andare a vedere il film  'Suffraggette'. Per le più anziane di noi è un modo per rispolverare i ricordi su cui studiammo e rinverdire le radici del nostro impegno, per le più giovani è uno spicchio di storia per capire e apprezzare.

Dal cinema alla realtà vorrei partire dalla notizia, che trovo importantissima, della giovane paraguaiana Guadalupe Acosta che, preso atto della terribile storia delle due ragazze argentine Maria Coni e Marina Menegazzo, (entrambe dall’inconfondibile cognome italiano) uccise durante un viaggio che facevano loro due sole e, saputo dell’ignobile commento di ”essersela cercata” per l’impudenza di non sapere che le donne da sole non vanno in giro, per l’educazione ricevuta a una libertà di movimento che non sta alle donne etc, ha preso una decisione formidabile che mostra una concezione purtroppo rara di sentirsi parte di un tutto.

Guadalupe, con la semplicità di chi si è riconosciuta in quelle “sorelle” d’età e di diritti, non ha accettato gli insulti e le ha fatte vivere in lei e si è difesa spiegando i loro diritti di libertà e autodeterminazione. Guadalupe non si è forse neanche resa conto della grandezza della sua azione, ma il contagio da virale su Fb è arrivato ai giornali di tutto il mondo. La speranza è che, davvero, sia un gesto che costituisce un esempio da imitare: sentirsi parte di un tutto - per e non contro - ma dentro gli eventi che di volta in volta ci riguardano.

Ed è proprio perché normalmente è il silenzio, la critica, la presa di distanza, il focus solo sul fatto che fa notizia che scelgo di riflettere sulle troppo poche parole che abbiamo potuto leggere sulla tragedia della famiglia e della madre di Luca Varani, il ragazzo torturato e ucciso da due giovani a Roma solo per il gusto di vedere come si muore. Mi ha colpito molto perché dall’altro lato si è intervistato, senza limiti, il padre di uno dei due assassini che ha - direi quasi in tranche - ripetuto e ripetuto che il suo Manuel è ”un bravo ragazzo” e tanto altro di positivo !!

Dall’altra parte c’è Luca, figlio adottivo normalmente alla ricerca di un suo futuro, con una vita simile a quella di tanti giovani e piena di contraddizioni ma con una sostanziale normalità che cade in un inganno mortale e lasciando una famiglia disperata e che non può, ancor prima che accettare, comprendere quanto di mostruoso è successo.

Penso sempre che riflettere sul “dietro” delle notizie ci aiuterebbe a essere più attenti e profondi rispetto alla realtà che ci appare e sul come comprenderla per affrontarla.

Ed è in questo senso che risulta difficile - dopo essersi molto emozionate/i, arrabbiate/i interrogate/i davanti alle immagini della donna che ha partorita una creatura nel fango della tendopoli di Idomeni - non sentirsi impotenti e pensare a quanta ipocrisia c’è nel mondo e commuoversi a fronte di tale immagine. Un'icona delle sofferenze dell’umanità, spesso della maternità, dei profughi, di una tragedia, magari accontentandoci di sperare che almeno quella bambina o bambino che sia proprio per essere divenuta un'istantanea retorica, di speranza in mezzo alla morte di orizzonti, di progetti di un futuro, possa conquistare una vita - insieme, alla sua mamma e famiglia - per ora calda e asciutta, magari aprendo la strada ad altri bimbi. E poi? I giorni che verranno presumo non li conosceremo mai mentre guarderemo altre immagini e altre testimonianze d’impotenza e incapacità della nostra Europa a farsi carico di queste vite.

E chi lo ha fatto in modo autorevole e sta tentando ancora di farlo, come la Cancelliera Angela Merkel, portando nel dibattito europeo tutta la forza trainante della Germania, per questo nelle votazioni del fine settimana in alcuni Land ha perso consensi insieme all’alleato di governo SPD. Un fatto ancor più preoccupante, ha visto avanzare in modo consistente per la prima volta dopo la II guerra mondiale e la vergogna dei lager un partito populista di destra, Afd guidato - ironia della sorte - da una donna  e cresciuto nella opposizione alla politica di accoglienza per rifugiati ed emigranti della Cancelliera. Una donna,  dicevamo, Frauke Petry di cui ci auguriamo di non dover sentir troppo parlare, già immaginando che non sarà così. Ma di questa vicenda della Germania e delle conseguenze di questo primo voto torneremo a parlare dalla prossima settimana, soffermandoci anche su questo binomio femminile di potere che vicendevolmente c'è per una, mentre l'altra vi punta,   che costringe a difficili riflessioni.

ortensipaola@tiscali.it

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