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Parole, significati, gesti all'origine dell'educare

Parole, significati, gesti all'origine dell'educare

Spigolando tra terra... - Parole: via maestra verso l’educazione, la cultura, la riflessione

Ortensi Paola Martedi, 02/08/2016 - Articolo pubblicato nel mensile NoiDonne di Settembre 2016

Per quanto risulti ovvio, per insegnare e quindi imparare, il mezzo principe sono le parole intrecciate tra loro o i gesti che le mimano.

Parole: via maestra verso l’educazione, la cultura, la riflessione. Quello su cui in questo piccolo spazio approfittiamo per riflettere è che, spigolando proprio tra le parole, ne scelgo alcune interessanti in tema di apprendimento che dalla terra ma anche dalla tavola e tradizioni prendono origine essendo divenute poi nel tempo, per traslato, di uso comune .
La prima è coltivare, atto principe nella produzione agricola, che viene subito dopo la semina e che, essendo i contadini interessati a un frutto sano e di qualità, è bene sottolineare come all’origine sottintenda: controllo, osservazione, cura, attenzione fino a quel prodotto finito da raccogliere che sarà base del nostro cibo. Azioni, tutte quelle segnalate, come necessarie e praticate da chiunque viva in modo consapevole e coltivi interessi, attività o passioni. Non è poi superfluo segnalare i due sostantivi coltura e cultura e aggiungere quella parola, cultivar, che indica una biodiversità vegetale, per capire la frequenza di tali vocaboli nel linguaggio di chiunque. Ed è dunque sempre ripercorrendo termini originari del lavoro agricolo che sbocceranno “imprese” di successo, se avremo: seminato, piantato, coltivato con fatica, passione, insistenza, professionalità, amore.

I risultati del nostro impegno li potremo allora far sbocciare e fruttare al meglio. Tornando una volta in più a quel termine spigolando, titolo di questa rubrica, saranno le spighe di grano raccolte, che una volta macinate daranno la farina che con acqua, lievito, tempo e temperatura necessaria faranno crescere il pane; così come fiorirà il nostro sapere se lo faremo lievitare a seconda dell’uso e delle applicazioni che decideremo di farne. Comprendere dunque all’origine il senso delle parole aiuta ad assumere un insegnamento che in molti casi diviene una bussola nell’agire, magari rispettando le tradizioni che nella loro stessa consolidata storia offrono spesso semi di saggezza e talvolta punteggiatura di abitudini che pratichiamo nel corso dell’anno.

Rimanendo alle tradizioni, da queste impariamo cibi e menù che accompagnano occasioni di feste, o ricorrenze da calendario; spesso con un legame forte alla stagionalità dei prodotti come: le “cocomerate” per ferragosto , le merende a pizza e fichi di settembre, le feste d’autunno col vino novello, oppure i primi piatti, gli sformati e i dolci a base di zucca per Halloween.. e molti altri esempi si potrebbero fare…

E a proposito di zucca, sorvolando sulla mitica carrozza di Cenerentola la parola, per ragioni forse legate alle sue forme, ha assunto il significato, anche se in termini leggeri, di testa vuota o di persona testarda rintracciabili nelle definizioni: zuccone o “non hai sale in zucca” o zucca vuota e, ancora, con un passaggio grammaticale dal femminile al maschile e con qualche manipolazione del termine, si arriva a un dolce di mitica bontà, “Lo zuccotto”, di cui per questioni di spazio indichiamo gli ingredienti e vi rimandiamo per la preparazione al libro di ricette di casa o a un sito internet.





ZUCCOTTO

Un pan di Spagna da 250-300g, mezzo litro di panna, 60 gr di cacao amaro, 80 gr di zucchero, 4 amaretti, liquore all’amaretto

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